“Ciò che lascia sconcertati, al di là dell’orrore, è la capacità di omettere, la capacità di mentire, la capacità di nascondere, di cercare di passare dalla parte della ragione”.
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Flavia Munafò, criminologa, direttrice dello sportello di ascolto e prevenzione Socio Donna di Roma, presidente di Sia (Sociologi italiani associati). 
Poche ore fa il giudice ha disposto l’arresto di Manuela A. di 43 anni, accusata dell’omicidio preterintenzionale della figlia più piccola di due anni. L’allarme è scattato il 9 febbraio scorso quando la piccola è stata trovata senza vita nella sua abitazione nella frazione di Montenero, a Bordighera.
I carabinieri intervenuti hanno riscontrato numerose lesioni sul corpo della bimba. Lividi che, sin dai primi accertamenti, sono apparsi incompatibili con la versione fornita dalla 43enne, secondo la quale la figlia era caduta dalle scale. Stando ai risultati preliminari dell’autopsia, Beatrice sarebbe morta a causa di un forte trauma cranico con emorragia cerebrale, oltre ad altre lesioni localizzate su schiena, gambe e altre parti del corpo.
L’esperta: “La mamma avrebbe cercato di nascondere e giustificare”
Dalle indagini della Procura della Repubblica di Imperia è emerso anche che alcune ore dopo la morte la madre avrebbe viaggiato in auto con il corpo della bambina, spostandolo dalla casa del compagno a Bordighera, dove ha poi chiamato il 118. Il compagno è stato indagato per concorso in omicidio preterintenzionale. Agli atti anche le testimonianze delle sorelline maggiori della piccolo, di 9 e 10 anni, ascoltate alla presenza di uno psicologo.
“Il fattore della menzogna colpisce. – ci ha spiegato la criminologa – Questa mamma, stando a quanto sta emergendo, avrebbe cercato di nascondere e giustificare, rendendosi doppiamente colpevole perché è impossibile dare una spiegazione logica a un fatto così grave come quello di una madre che toglie la vita al proprio figlio. È qualcosa di inumano da un punto di vista simbolico, da un punto di vista femminile, è qualcosa di atroce”.
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Nell’ordinanza di arresto è finita anche la testimonianza dell’assistente sanitaria del suocero di Manuela. Secondo la donna, l’indagata sarebbe “una madre violenta” che “picchiava quotidianamente” la piccola, il cui cadavere è stato ritrovato “coperto di ecchimosi” che potrebbero essere riconducibili alle percosse inferte.
“Auspico una velocissima perizia psichiatrica. – ha continuato Munafò – Non veloce nella gestione ma veloce nella disposizione, nell’immediatezza, della perizia psichiatrica. E un processo che sia fatto bene, con criterio, che non diventi un processo mediatico come può essere stato il processo Pifferi o il processo Franzoni, che faccia venire alla luce il motivo celato che avrebbe spinto questa donna a compiere questo atto immondo e inumano. Per molti versi il caso di Bordighera mi ha ricordato tantissimo quello del povero Loris Stival”.
Bordighera: i parallelismi con il delitto di Santa Croce Camerina
Il riferimento dell’esperta è al delitto di Santa Croce Camerina, avvenuto il 29 novembre 2014. Il corpo di Loris, di 8 anni, fu ritrovato morto in un canalone. Quella mattina Loris non si recò a scuola. La madre, Veronica Panarello, aveva denunciato la scomparsa, sostenendo di averlo accompagnato regolarmente. Ma gli accertamenti delle forze dell’ordine dimostrarono che il bambino non era mai entrato nei locali scolastici.
L’autopsia stabilì che il piccolo era morto per strangolamento, con segni evidenti di violenza. Dalle indagini, emerse che Panarello era coinvolta nel delitto: fu arrestata con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere. Durante il processo la donna fornì diverse versioni contraddittorie dei fatti, tra cui accuse a terze persone senza riscontri. Nel 2016 fu condannata in via definitiva a 30 anni di carcere per l’omicidio del figlio.





