La chiamata nella notte: “C’è un cuore per suo figlio”. La finestra della speranza: l’Heart Team chiamato a decidere sul destino del bimbo di Napoli

La corsa in ospedale a Napoli, la speranza, le ore di attesa e l’impegno di politica e magistratura affinché venga fatta chiarezza sull’intera vicenda.

Sono momenti concitati al Monaldi dove tra poco si riunirà l’Heart Team composto da esperti provenienti da ogni parte d’Italia. I sanitari dovranno valutare se Domenico, il bimbo di due anni che il 23 dicembre scorso è stato trapiantato con un cuore danneggiato, è nuovamente operabile.

Patrizia, mamma del bimbo di due anni
La chiamata nella notte: “C’è un cuore per suo figlio”. La finestra della speranza: l’Heart Team chiamato a decidere sul destino del bimbo di Napoli (FACEBOOK FOTO) – Notizie.com

Nella loro criticità, le condizioni del piccolo sarebbero al momento stabili. Il bimbo sopravvive solo grazie a un macchinario per la respirazione e circolazione extracorporea. Il congegno lo tiene in vita ma, col tempo, danneggia gli organi interni in modo progressivo.

La finestra della speranza si è aperta nella tarda serata di ieri. Patrizia Mercolino, la madre del bimbo, è stata convocata dai sanitari. C’è un nuovo cuore disponibile ma non si sa se sia compatibile. L’Azienda dei Colli di Napoli ha puntualizzato che ogni decisione “sarà presa solo in seguito alla valutazione del team di esperti”. L’attesa “non avrà alcuna ripercussione sul cuore del donatore in quanto compatibile con la gestione della donazione in corso”.

L’avvocato Petruzzi: “Ci sono altri tre centri di trapiantologia in attesa di un cuore”

Stando a quanto affermato dal legale della famiglia di Domenico, Francesco Petruzzi, si tratta di un cuore che è stato in ischemia fredda per venti minuti, e che “potrebbe aver avuto qualche danno”. “Ci sono altri tre centri di trapiantologia in attesa di un cuore, – ha continuato Petruzzi – il fatto che ci sia stato una ischemia fredda potrebbe dare la possibilità a questi centri di non accettare, perché il rischio è maggiore“. Insomma, oltre al piccolo di Napoli, altri tre bambini sono in attesa di un cuore nuovo.

L’ospedale Monaldi ha quindi deciso di coinvolgere un pool di esperti. A Napoli ci saranno domani due specialisti del Bambin Gesù di Roma con altri tre colleghi da Padova, Bergamo e Torino. Assieme ai medici del Monaldi dovranno rivalutare le condizioni del piccolo, capire se esistano le condizioni per rischiare un nuovo trapianto e se si possano praticare terapie che attenuino le patologie concomitanti.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Notizie.com (@notiziecom)


Nel caso in cui l’organo dovesse essere assegnato al figlio di Patrizia e se ci dovesse essere il via libera del tema di esperti, l’intervento sarà effettuato immediatamente. Nel frattempo, come già accennato, si stanno muovendo sia la politica sia le autorità giudiziarie. Ieri Patrizia ha ricevuto la telefonata di Giorgia Meloni. La premier ha espresso solidarietà e vicinanza, rassicurando sul fatto che si sta facendo ogni sforzo per trovare un cuore compatibile per un nuovo intervento sul bambino.

Stando alle indagini che sta portando avanti la Procura della Repubblica di Napoli, che ha iscritto nel registro degli indagati già sei sanitari, nel precedente trapianto non andato a buon fine, il cuore è stato trasportato a bordo di un contenitore di vecchio tipo. Ciò malgrado l’ospedale Monaldi disponga dei box tecnologici che controllano la temperatura.

Il caso del contenitore più vecchio

Questo perché, sembra, il personale non era adeguatamente formato per l’uso dello strumento più moderno. Si è così optato per utilizzare il contenitore più vecchio, un box simile a quelli che vengono usati per tenere le bibite fresche, che è però considerato fuori dalle linee guida acquisite dalla procura di Napoli.

Sulla vicenda saranno al lavoro da oggi anche gli ispettori del Ministero della Salute. Ieri è stato ascoltato dal pm come persona informata dei fatti il cardiologo che teneva in cura il piccolo e che si è dimesso, sei giorni dopo l’intervento, dall’incarico di responsabile del follow-up post operatorio.

Nei prossimi giorni saranno ascoltate altre persone informate dei fatti e poi anche gli indagati componenti le due equipe di Napoli: quella che ha eseguito l’espianto e quella che ha effettuato il trapianto. Un numero destinato ad aumentare se dovessero essere individuate presunte responsabilità anche a Bolzano.

Gestione cookie