“Le ore passano e c’è poco tempo”. A parlare è Patrizia Mercolino, la mamma di Tommaso, il bimbo di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli e trapiantato con un cuore arrivato inutilizzabile.
Sono passate diverse ore dal primo segnale giunto dalla Procura della Repubblica di Napoli, che insieme ai colleghi di Bolzano, al Nas dei carabinieri e alle autorità sanitarie, sta cercando di fare chiarezza sulla vicenda che sta tenendo l’Italia intera col fiato sospeso. 
I magistrati della VI sezione della Procura partenopea, quella che si occupa di lavoro e colpe professionali, guidata dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, hanno iscritto sei sanitari nel registro degli indagati componenti delle equipe del Monaldi che si sono occupati dell’espianto del cuore a Bolzano e il gruppo dello stesso ospedale che invece ha effettuato il trapianto dell’organo sul bimbo a Napoli. A tutti viene contestato il reato di lesioni colpose.
Sul caso si stanno muovendo velocemente i carabinieri del Nas di Napoli, coordinati dal tenente colonnello Alessandro Cisternino, che hanno acquisito tutta la documentazione e sequestrato il contenitore utilizzato per trasportare il cuore, poi risultato danneggiato, trapiantato al bimbo di due anni e quattro mesi che ora si trova in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva. Il box è un sistema di conservazione e trasporto organi, progettato per mantenere l’organo a temperature controllate.
La madre di Tommaso: “Ci hanno detto che il cuoricino nuovo non partiva”
Sul contenitore è prevista una perizia da parte di consulenti che verranno appositamente nominati dagli inquirenti. “Qualche giorno dopo il trapianto ci hanno chiamato e ci hanno detto che il cuoricino nuovo non partiva. – ha dichiarato Patrizia – Quindi mio figlio doveva essere attaccato a un macchinario per l’ossigenazione extracorporea del sangue in attesa di un nuovo organo“. La famiglia di Tommaso è assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi.
Secondo il legale si starebbero configurando lesioni colpose gravissime. Petruzzi ha parlato dell’utilizzo “del ghiaccio secco invece di quello naturale per il trasporto dell’organo, che comporta temperature di meno 70 gradi, causando bruciature dell’organo da freddo“. Contestata anche la scelta di espiantare al bimbo un cuore che comunque gli consentiva una vita quotidiana e di andare a scuola. Prima dell’operazione, infatti, Tommaso stava relativamente bene ed era vivace.
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L’attenzione della Procura di Napoli si sta concentrando anche sulla decisione assunta in via cautelativa dal Monaldi, considerata un’eccellenza nel campo, di sospendere il servizio di trapianti pediatrici dopo la denuncia presentata dai genitori del bambino. Si vuole vedere chiaro sul fatto che l’interruzione del servizio non abbia conseguenze sulla platea di pazienti che necessita di un trapianto. A partire dallo stesso bimbo al centro del caso che resta in attesa di un nuovo cuore.
Sono 48 in Italia i bambini e ragazzi da 0 a 17 anni in attesa di un trapianto di cuore nell’ambito del programma nazionale pediatrico, secondo gli ultimi dati disponibili del Centro nazionale trapianti (Cnt) aggiornati al 31 dicembre 2024. Un intervento delicato anche per la rarità dell’organo trapiantabile in funzione della giovane età dei pazienti. Dal 1996 è attivo in Italia il programma pediatrico nazionale per i trapianti, con un’unica lista d’attesa nazionale per tutti i tipi di trapianto pediatrico.





