“La pericolosità sociale fa sì che non ci sia più il limite dei 70 anni per la custodia e la detenzione domiciliare, ma si possa andare anche in carcere”.
È questo il parere, raccolto in esclusiva da Notizie.com, di Michele Miccoli, avvocato penalista dell’Aicis, l’Associazione italiana criminologi per l’investigazione e la sicurezza. Il caso è quello dei cosiddetti cecchini di Sarajevo: un ex autotrasportatore, oggi 80enne, è stata la prima persona a finire indagata nell’inchiesta della Procura della Repubblica di. Milano. 
Ma andiamo con ordine. Nel novembre scorso, a seguito di alcuni esposti presentati dal giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, la Procura del capoluogo lombardo ha deciso di approfondire il fenomeno dei turisti della guerra. Ovvero cecchini che, per divertimento e nei fine settimana, avrebbero sparato contro i cittadini di Sarajevo tra il 1993 ed il 1995 nel corso dell’assedio della città da parte dei serbo-bosniaci.
L’inchiesta, su cui è al lavoro il pm Alessandro Gobbis, sta scandagliando una pagina oscura della guerra in Jugoslavia. Molti testimoni, dai cui racconti è nato anche il documentario Sarajevo Safari, hanno parlato di americani, canadesi e russi, ma anche di italiani, che erano disposti a pagare per giocare alla guerra. Le milizie permettevano anche a ospiti stranieri di raggiungere le postazioni sulle colline. Poi, a carissimo prezzo, fornivano loro armi e munizioni per sparare su obiettivi urbani.
Turisti dell’orrore a Sarajevo, chi è l’80enne indagato?
Chi è l’80enne indagato? Si tratta di un camionista in pensione, che vive in provincia di Pordenone, simpatizzante e nostalgico dell’estrema destra e appassionato di armi. A lui è stato notificato dal Ros dei carabinieri un invito a comparire per omicidio volontario continuato, aggravato dai motivi abietti. L’interrogatorio è fissato per il 9 febbraio in Procura. Le autorità hanno ipotizzato che durante l’assedio avrebbe ucciso “civili inermi, tra cui donne, anziani e bambini, sparando con fucili di precisione dalle colline situate intorno”.
“Si ritiene che il dottor Gobbis – ci ha spiegato Miccoli – abbia sicuramente vari elementi in mano per poter, anche se dopo anni, essere arrivato a lui. Quando la pericolosità sociale è così alta, o per determinate tipologie di reati, come quelli a sfondo sessuale o reati di particolare gravità, non c’è il limite dei 70 anni che fa prediligere la detenzione domiciliare”.
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Nel documento depositato in Procura da Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini, si legge che i tiratori turistici partivano da Trieste. I servizi italiani avrebbero interrotto quegli orribili safari. Un ex agente bosniaco ha sostenuto che ci potrebbero essere carte conservate su interlocuzioni tra intelligence bosniaca e italiana e con tanto di identificazioni di quegli assassini.
Stando alle prime indiscrezioni sulle indagini odierne, l’indagato si sarebbe vantato con altre persone dicendo che in quel periodo, all’epoca aveva 50 anni o poco meno, andava “a fare la caccia all’uomo” a Sarajevo. Una donna avrebbe riferito a una giornalista di una tv locale friulana di aver saputo di questi racconti dell’uomo.
Miccoli (Aicis): “Una persona normale non farebbe mai una cosa del genere”
E sia lei sia la cronista sono già state ascoltate dagli inquirenti. Risulterebbe che l’ex autotrasportatore si sarebbe recato più volte in Jugoslavia, e l’avrebbero riferito anche persone dell’azienda metalmeccanica per cui lavorava. Nella sua casa, perquisita, sono state trovate sette armi regolarmente detenute: due pistole, una carabina e quattro fucili.
“Chiaramente siamo nel campo della sociologia della devianza, – ha continuato l’avvocato Miccoli – questo è fuori di discussione. Una persona normale non farebbe mai una cosa del genere. Può capitare che, con certe convinzioni estremiste, ma molto estremiste e portate veramente all’estremo, uno ponga in essere delle condotte che sono assolutamente inaccettabili, tant’è che sono da ritenersi eccezionali”.
La Procura milanese sta lavorando per identificare altri presunti cecchini. Stanno indagando anche le autorità bosniache e si stanno muovendo altri Paesi, tra cui Francia, Svizzera e Belgio. Ci sarebbero molti nomi da verificare, che potrebbero aggiungersi all’80enne camionista. L’elenco degli iscritti, dunque, è destinato ad allungarsi. Alle trasferte verso la Bosnia avrebbero preso parte tiratori che coprono un’area che va dal Piemonte, alla Lombardia fino al Friuli, sull’asse Torino-Milano-Trieste.





