“Adesso ci troviamo in una fase di massima allerta. Quello che bisogna fare, e che chiaramente gli organi preposti stanno già facendo, è mettere al sicuro le persone”.
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Antonio D’Anna dell’Ordine degli Geologi della Campania. Il caso è quello dell’enorme frana che sta interessando in queste ore il Comune di Niscemi, non lontano da Caltanissetta, in Sicilia. 
La situazione è drammatica. Il fronte della frana è di oltre quattro chilometri e le immagini mostrano case in bilico sul burrone. Oltre 1500 persone sono state già evacuate, e il Comune è quasi isolato a seguito del ciclone Harry che ha imperversato nel sud Italia. L’area era già nota dal punto di vista idrogeologico, almeno dal 1790, quando la terra si aprì. In tempi più recenti, nel 1997 si verificò una frana che coinvolse gli stessi quartieri in pericolo oggi: Sante Croci, Pirillo, Canalicchio.
“L’area di Niscemi ha una propria storia. – ci ha spiegato D’Anna – Il territorio si presenta fragile dal punto di vista idrogeologico. Si tratta di un materiale argilloso che può fungere da superficie di scorrimento su altro materiale che poggia appunto sulle argille. Se imbibito d’acqua, dopo le forti piogge che si sono avute nei giorni precedenti, quel terreno ci restituisce ora qualcosa di terrificante. Il fronte di frana ha raggiunto i quattro chilometri e parliamo di qualcosa di spaventoso”.
Il geologo D’Anna: “Una frana a scorrimento, a bassa velocità”
Il procuratore capo di Gela Salvatore Vella ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Due i sostituti incaricati di seguire l’indagine delegata alla polizia. La procura gelese si concentrerà su due fronti: il primo riguarda le eventuali inadempienze degli amministratori dopo la frana del 1997, le mancate bonifiche e messe in sicurezza. Il secondo filone riguarda invece tutte le azioni che dal 1997 a oggi possono aver aggravato la situazione del sottosuolo di Niscemi.
“In questo caso è una frana a scorrimento, a bassa velocità, lente, a differenza delle colate piroclastiche che si sono avute a Sarno, che sono a sviluppo subitaneo: lì c’è il flusso che va da monte a valle e porta via tutto quello che incontra. – ha continuato il geologo – La pioggia è un fattore che concorre all’innesco e alla riattivazione di frane. Concorre sicuramente anche la gravità, perché da monte la frana si muove verso valle”.
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La premier Giorgia Meloni si è recata oggi in visita prima a Niscemi e poi a Catania, dove ha presieduto una riunione sull’emergenza maltempo. La presidente ha detto di essere “intenzionata a dare risposte immediate. Mi piacerebbe che insieme disegnassimo una storia completamente diversa e quindi il mio obiettivo è lavorare in velocità e dare risposte in velocità. Serve che ci lavoriamo tutti insieme, in buona fede, evitando le polemiche perché qui tutti quanti abbiamo la stessa responsabilità, lo stesso obiettivo”.
“Dopo la frana del ’97 bisognava pianificare – ha concluso D’Anna – e poi costruire un sistema fognario di deflusso delle acque, in modo tale che, in caso di piogge torrenziali, il terreno non si impregnasse come una vera e propria spugna. Bisogna avere la percezione dell’evoluzione del fronte di frana e, monitorando, si potrà capire come intervenire nel tempo. Però il fronte della frana sta evolvendo e si prevede che continuerà ad avanzare”.





