Milano, poliziotto spara e uccide un ventenne nel bosco della droga. Il sindacato Sap: “Agente indagato, ma non possiamo sembrare noi i criminali”

“Restiamo sbalorditi: nello svolgere la nostra funzione veniamo indagati senza valutazioni a priori sull’eventuale sussistenza di cause di giustificazione del reato, come la legittima difesa, l’adempimento di un dovere, l’uso legittimo delle armi. Alla fine i criminali sembriamo noi”.

A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Stefano Paoloni, segretario del Sindacato autonomo di polizia (Sap). Il caso è quello del quartiere Rogoredo, nota zona di spaccio a Milano.

Sparatoria a Milano Rogoredo
Milano, poliziotto spara e uccide un ventenne nel bosco della droga. Il sindacato Sap: “Agente indagato, ma non possiamo sembrare noi i criminali” (ANSA FOTO) – Notizie.com

Nella serata di ieri, in via Impastato, un poliziotto in abiti borghesi che stava svolgendo un servizio antidroga insieme ad un altro collega ha esploso un colpo contro uno straniero di 28 anni, uccidendolo sul colpo. Stando alle prime ricostruzioni la persona deceduta, Abhderraim Mansouri, di origine marocchina con precedenti penali, avrebbe puntato contro l’agente un’arma, poi rivelatasi a salve. La squadra mobile di Milano si è poi recata sul posto per accertare la dinamica.

Erano nel bosco della droga e stava per essere effettuato un arresto. – ci ha spiegato Paoloni – Questa persona pare abbia cominciato ad andare incontro ai colleghi, che gli hanno intimato l’alt. Poi sembra anche che avesse una pistola che successivamente si è rivelata finta. I colleghi hanno avuto timore innanzitutto per loro stessi e, chiaramente, anche per garantire la sicurezza sono intervenuti. Verranno fatte tutte le verifiche e gli accertamenti. Noi chiediamo che il collega possa fare pienamente chiarezza”.

Paoloni (Sap) in esclusiva per Notizie.com: “Inaccettabili ripercussioni negative nel percorso professionale”

Il 28enne aveva precedenti per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale e altri reati. Gli agenti stavano facendo dei controlli antidroga nella zona di Rogoredo, nota per il fenomeno, sia in borghese, sia in divisa. Stavano decidendo se arrestare uno dei controllati quando il 28enne si è avvicinato, ha estratto una pistola, si scoprirà poi a salve, e l’ha puntata agli agenti uno dei quali ha reagito sparando e colpendolo alla testa. L’uomo è morto pressoché all’istante. Il poliziotto è ora indagato per omicidio volontario.

L’immediata iscrizione per omicidio volontario. – ha continuato il segretario del Sap – Capisco che questo attivi tutte le attività a garanzia del collega. Ma comporta anche che, essendo indagato, ciò abbia ripercussioni negative nel suo percorso professionale, e questo è inaccettabile”. Ma c’è un clima generale sfavorevole nell’espletamento del servizio da parte degli operatori?

“I timori ci sono. – ha sottolineato Paoloni – Perché nonostante si tenti di svolgere con professionalità la funzione a cui siamo preposti, è chiaro che il timore di incorrere in ripercussioni negative di carattere professionale, economico e mediatico, perché siamo sottoposti a una gogna non indifferente, può indurre a timori e tentennamenti che in determinate occasioni possono essere fatali”.

Sparatoria a Rogoredo
Paoloni (Sap) in esclusiva per Notizie.com: “Inaccettabili ripercussioni negative nel percorso professionale” (ANSA FOTO) – Notizie.com

Sulla vicenda sta indagando la Procura della Repubblica di Milano con il pm Giovanni Tarzia, che ha già interrogato il poliziotto assistito dall’avvocato Pietro Porciani. L’agente avrebbe raccontato che in quel momento erano in due, lui ed un collega, e avevano appena fermato un presunto spacciatore. Il 28enne ha iniziato ad avvicinarsi a loro e i due agenti gli hanno gridato “fermo polizia”. A quel punto l’uomo, stando sempre all’interrogatorio, ha estratto la pistola (poi risulterà a salve) e l’ha puntata addosso al poliziotto.

L’agente per una reazione “di paura e di difesa”, come ha messo a verbale, ha sparato colpendolo alla fronte e uccidendolo. Ora nelle indagini saranno effettuati sia l’autopsia sul corpo del 28enne che gli accertamenti balistici per ricostruire la traiettoria dello sparo e tutta la dinamica dell’azione. E poi tutte le altre analisi e attività necessarie. Secondo la difesa, sarà accertato che si è trattato di legittima difesa e cadrà, sempre a detta dell’avvocato Porciani, la contestazione tecnica ipotizzata per svolgere le indagini.

“Due proposte legislative che speriamo possano diventare presto legge”

Devono sussistere le condizioni per l’uso delle armi o della forza. – ha dichiarato Stefano Paoloni – Sono in discussione due proposte legislative che speriamo possano diventare presto legge. Prevederebbero, come noi abbiamo sempre richiesto, un periodo di garanzia, una verifica. Un arco temporale nel quale l’operatore non viene indagato, può partecipare alle attività di garanzia, come incidenti probatori, perizie balistiche, autopsie, con propri periti.

Solamente al termine di questa fase di garanzia, se si ritiene che sussistano responsabilità, chiaramente il collega va indagato. Ma se si verifica che esistono, che sussistono cause di giustificazione del reato, quali la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi, l’adempimento di un dovere o lo stato di necessità, il procedimento deve essere immediatamente archiviato a carico dell’operatore. Altrimenti sembra che i delinquenti siano gli operatori di polizia”.

L’opinione pubblica e la politica si sono già spaccate. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala si è detto sfavorevole allo scudo penale per i poliziotti, che c’è “bisogno di più severità per chi vende morte” come nel bosco della droga di Rogoredo, e che vanno accertate le responsabilità. Lega e Fratelli d’Italia hanno affermato il “pieno sostegno alle forze dell’ordine”. C’è qualche parallelismo con quanto sta accadendo negli Stati Uniti con le forze anti-immigrazione Ice?Assolutamente no. – ha concluso Paoloni – Chi ne parla lo fa in modo assolutamente strumentale e pretestuoso, e credo che se ne debba vergognare”.

Gestione cookie