Due storie che parlano di bambini, di immigrazione, di diritti negati. Un filo rosso che passa da un capo all’altro del globo e che non lascia molti dubbi: quello di oggi non è un mondo per i più piccoli.
La vicenda di Liam Conejo Ramos, bambino di cinque anni di Columbia Heights, un sobborgo di Minneapolis, è divenuta tristemente virale per la foto che lo ritrae insieme ad agenti dell’immigrazione armati fino ai denti, forse arrestato, forse trattenuto. 
Nel frattempo, ad oltre ottomila chilometri di distanza, due bimbe di un anno risultano disperse nel mare di Lampedusa. Insieme ai genitori, su un gommone nel bel mezzo del ciclone Harry, volevano raggiungere le coste italiane dalla Tunisia. Il casi di Liam e delle bimbe sono due dei molteplici volti dei flussi migratori e dei diritti negati all’infanzia, che gli Stati sarebbero chiamati a proteggere. Dai fucili come dalle onde del mare in tempesta.
Qual è allora l’impatto delle politiche di sicurezza sui più vulnerabili? Per il vicepresidente Usa Jd Vance Liam “è stato solo trattenuto”, non arrestato. “Cosa dovrebbero fare? – ha continuato – Dovrebbero lasciare che un bambino di cinque anni muoia assiderato? Non dovrebbero arrestare un immigrato illegale negli Stati Uniti d’America?”. Vance ha anche sottolineato di essere lui stesso genitore di un bimbo di cinque anni.
“Perché trattenere un bambino di 5 anni? Sarà classificato come criminale violento?”
Il caso è scoppiato mentre negli Stati Uniti, su ordine del presidente Donald Trump, è in atto un’enorme operazione dell’Ice, l’Immigration and customs enforcement. Nel mirino c’è lo Stato del Minnesota, ed in particolare il territorio di Minneapolis. Qui sono anche in atto movimenti di protesta dopo la morte di Renee Nicole Macklin Good, una donna di 37 anni uccisa nelle scorse da un agente durante un’operazione federale.
Stando a ciò che è emerso fino a questo momento, Liam sarebbe stato utilizzato come “esca” per arrestare suo padre, Adrian Alexander Conejo Arias, che secondo le autorità proviene dall’Ecuador ed è negli Stati Uniti illegalmente. La sovrintendente delle scuole pubbliche di Columbia Heights, la cittadina del Minnesota dove si sono svolti i fatti, Zena Stenvik si è chiesta: “Perché trattenere un bambino di 5 anni? Non potete dirmi che questo bambino verrà classificato come un criminale violento”. 
Sembrerebbe certo che i federali hanno portato padre e figlio in un centro di detenzione in Texas, Dilley. E quello di Liam sarebbe il quarto caso di “arresto” di minorenni da parte dell’Ice. Gli agenti dell’immigrazione avrebbero effettuato circa 3mila arresti in Minnesota nelle ultime sei settimane. L’avvocato della famiglia Conejo, Marc Prokosch, ha dichiarato di stare “valutando le nostre opzioni legali per liberarli attraverso meccanismi legali o pressioni morali”.
A Dilley le famiglie segnalano che i bambini sono malnutriti, gravemente malati e soffrono profondamente per la detenzione prolungata in carcere di Dilley. Leecia Welch, consulente legale capo di Children’s Rights, un’organizzazione statunitense no-profit ha visitato la struttura la scorsa settimana nell’ambito di una causa legale sul benessere dei bambini immigrati in custodia federale.
“Gli agenti hanno vagato per i nostri quartieri, hanno circondato le nostre scuole”
“Il numero di bambini è salito alle stelle e un numero significativo di bambini è stato trattenuto per oltre 100 giorni. – ha affermato Welch – Circa 400 bambini hanno dovuto affrontare una detenzione prolungata. Quasi tutti i bambini con cui abbiamo parlato erano malati”. Le scuole pubbliche di Columbia Heights hanno cinque strutture e circa 3.400 studenti dalla scuola materna. La maggior parte proviene da famiglie di immigrati.
“Nelle ultime settimane, gli agenti hanno vagato per i nostri quartieri, hanno circondato le nostre scuole, hanno seguito i nostri autobus. Sono entrati più volte nel nostro parcheggio e hanno portato via i nostri figli”, ha detto Stenvik. Sul caso abbiamo contattato Save the Children, che sulla vicenda statunitense è in attesa di riscontri. L’organizzazione si sta occupando in queste ore di quanto accaduto invece a Lampedusa dove due gemelline di un anno risultano disperse in mare.
Sessantuno persone, tra cui la madre delle due bambine disperse e circa ventidue minori non accompagnati e due bambini, soccorse e sbarcate ieri a Lampedusa, hanno affrontato una traversata in condizioni difficilissime. Anche aggravate dal passaggio del ciclone Harry. Hanno raccontato di essere partite dalla Tunisia, di avere affrontato per almeno tre giorni il mare in tempesta. Sono arrivate tutte in stato di grande sofferenza fisica e psicologica.
“Ogni ritardo, ogni omissione, ogni scelta che mette a rischio chi fugge da povertà, violenze e persecuzioni è una responsabilità gravissima che grava sull’Ue e i suoi Stati membri. – ha dichiarato Giorgia D’Errico, direttrice relazioni istituzionali di Save the Children – Non è possibile assistere in silenzio a una perdita di vite umane, compresi tanti bambini, che perdura da anni. Rendendo il mare, ancora una volta, un confine mortale. Questa strage inaccettabile deve finire”.





