La storia di Christian Guercio (e le domande senza un perché), suicida in carcere: “In cella di sicurezza nonostante la malattia”

Perché il pronto soccorso lo ha dimesso senza una visita psichiatrica? Per quale motivo dopo le dimissioni è stato portato in caserma? Perché quel fermo è stato poi convalidato dal gip?

Sono solo alcune delle domande contenute in un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia Carlo Nordio da Avs in merito al caso del 38enne Christian Guercio, che il 29 dicembre scorso si è tolto la vita nel carcere di Quarto d’Asti.

Christian Guercio, suicida nel carcere di Asti
La storia di Christian Guercio (e le domande senza un perché), suicida in carcere: “In cella di sicurezza nonostante la malattia” (FACEBOOK FOTO) – Notizie.com

Guercio si è suicidato nel orso delle festività natalizie. A darne notizia in quei giorni era stata la Camera penale di Asti per cui Christian era diventato “un numero, l’80esimo, nella desolante lista delle persone suicidatesi nelle carceri italiane nell’anno 2025”. La morte si poteva evitare? Guercio aveva 38 anni, viveva e lavorava come elettricista ed era anche un deejay. Soffriva di un disturbo oppositivo provocatorio.

Si tratta di una malattia psichiatrica che porta a comportamenti impulsivi, difficoltà di controllo emotivo, crisi di rabbia. Una condizione aggravata dalla depressione e dal consumo di sostanze stupefacenti. L’avvocato della famiglia, Maurizio La Marina, ha specificato che il 38enne era seguito dal Serd, il Servizio per le dipendenze, e che aveva già tentato di togliersi la vita in passato.

La tragedia di Christian Guercio, l’intervento di 118 e carabinieri

Stando alle ricostruzioni, nella notte tra il 25 ed il 26 dicembre, Christian era a casa dei genitori. Qui avrebbe assunto sostanze e poi avuto una violenta crisi dovuta alla sua patologia. Dopo che ha perso conoscenza i genitori hanno chiamato il 118. Con i sanitari è intervenuta anche una pattuglia dei carabinieri, a cui l’uomo avrebbe opposto resistenza. Un militare ha riportato un graffio a un dito, una lesione lieve con zero giorni di prognosi.

Dopo l’arrivo dei rinforzi Guercio è stato immobilizzato e trasportato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Asti. Presso il nosocomio, secondo il legale della famiglia, non sarebbe stato consultato il fascicolo sanitario elettronico di Christian in cui sono contenuti i suoi disturbi psichiatrici. Il 38enne è quindi stato dimesso l’indomani, portato in caserma e da lì al carcere di Asti in stato di fermo, accusato di resistenza a pubblico ufficiale, avendo già un precedente analogo per cui anni prima era stato condannato a otto mesi di reclusione.

Un detenuto in carcere
La tragedia di Christian Guercio, l’intervento di 118 e carabinieri – Notizie.com

In quel penitenziario Guercio è rimasto per tre giorni in una cella singola e senza sorveglianza, anche perché il personale penitenziario non era informato dei suoi gravi problemi psichiatrici né dei suoi tentativi di suicidio. Il 29 dicembre il gip ha convalidato l’arresto senza concedere misure alternative. Dopo la decisione del giudice, quello stesso giorno nel tardo pomeriggio, Christian Guercio si è tolto la vita in cella.

Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Asti ha aperto un’indagine. Il vicecapogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi, e la senatrice di Avs Ilaria Cucchi hanno depositato un’interrogazione al Ministro Nordio.

“Perché la famiglia non è stata coinvolta durante queste operazioni?”

I genitori – hanno dichiarato Grimaldi e Cucchi – avevano chiamato un’ambulanza perché Christian, soggetto fragile e tossicodipendente, era arrivato a casa loro in uno stato di salute preoccupante. Perché il pronto soccorso lo ha dimesso senza una visita psichiatrica, benché si trattasse di un soggetto noto ad Asl e Serd?

Perché, alle dimissioni, invece di essere sottoposto a un trattamento sanitario in psichiatria, Guercio è stato portato in caserma e poi tradotto al carcere di alta sicurezza di Quarto D’Asti, per presunta resistenza a pubblico ufficiale (un graffio sul dito di un agente durante il fermo)? Per quale motivo quel fermo è stato poi convalidato dal gip, senza prendere in considerazione misure alternative? Perché la famiglia non è stata coinvolta durante queste operazioni e anzi a lungo tenuta all’oscuro di ciò che accadeva? Queste domande ci hanno indotto a depositare un’interrogazione su una vicenda che appare terribile e molto opaca. Al fianco della famiglia di Christian chiediamo verità e giustizia“.

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