La condanna, l’annuncio del ricorso, la solidarietà del Ministro, il risarcimento danni. L’opinione pubblica in Italia è divisa sul caso del carabiniere Emanuele Marroccella.
Vicebrigadiere della Radiomobile di Roma, 44 anni, originario di Napoli ma residente ad Ardea, Marroccella nei giorni scorsi è stato condannato a tre anni di carcere per aver ucciso con un colpo di pistola il 56enne Jamal Badawi, nel settembre 2020 in zona Eur a Roma. 
La vicenda si è svolta nella notte tra il 19 e il 20 settembre 2020 in via Paolo Del Dono. Qui, presso la sede di una società, era stato segnalato un furto. Stando alle ricostruzioni Marroccella ed un collega si erano nascosti all’uscita dell’edificio dopo aver avvistato il 56enne introdursi nei locali.
Una volta uscito dall’immobile, i due carabinieri avrebbero dovuto intimato al 56enne di fermarsi. Quest’ultimo ma avrebbe reagito colpendo al busto il collega del vicebrigadiere con un cacciavite, per poi tentare la fuga correndo verso un cancello di ferro. A quel punto Marroccella, da una distanza tra i sette e i tredici metri, aveva esploso due colpi di pistola, uno dei quali aveva colpito Badawi, uccidendolo.
Caso Marroccella: il vicebrigadiere deve pagare una provvisionale da 125mila euro
Dopo oltre cinque anni dai fatti, Emanuele Marroccella è stato condannato in primo grado per eccesso colposo nell’uso legittimo di armi a tre anni di reclusione. Con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e al pagamento di una provvisionale, ovvero un acconto sul risarcimento dei danni, nei confronti delle parti civili da 125mila euro. Più altri 9mila per le spese degli avvocati.
“Come parte civile siamo contenti per il risultato ma non per la contestazione. – ha detto l’avvocata Claudia Serafini, che rappresenta i familiari della vittima – Mi dispiace perché ho un grande rispetto per le forze dell’ordine e per l’Arma dei carabinieri. Ma qui stiamo parlando di un’arma usata in una situazione inopportuna. La persona stava scappando, era di spalle, e il colpo d’arma da fuoco è arrivato alle spalle”. 
Gli avvocati difensori di Maroccella, Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo, hanno già annunciato il ricorso in appello. “Per noi Marroccella ha fatto il suo dovere istituzionale e processuale. – hanno dichiarato – Come difensori abbiamo illustrato i dubbi per poter sostenere una sentenza assolutoria. Se non siamo riusciti a farlo adesso lo facciamo davanti alla Corte d’Appello”.
Subito dopo la condanna il quotidiano La Verità, in solidarietà a Marroccella, ha lanciato una raccolta fondi che ha raccolto la cifra di 417mila euro. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha contattato il carabiniere: “Continua a credere nello Stato e nella giustizia nei prossimi gradi di giudizio e non sentirti mai solo”.
“Ho percepito quel calore umano di cui avevo bisogno. – ha raccontato Marroccella – Un sollievo dopo lo sconforto che mi aveva trasmesso la sentenza di condanna in primo grado. Una condanna che ha fatto piangere me e la mia famiglia. Quelle parole mi danno la forza per affrontare con più serenità i futuri gradi di giudizio. E continuare a credere in ciò che ho giurato il giorno in cui, con orgoglio e onore, ho indossato per la prima volta l’uniforme dei carabinieri”.





