“Pensare di potersi sbarazzare del corpo di una donna, del corpo della propria moglie, come se fosse un oggetto, come qualcosa da gettare via.
E credere che si possa nascondere una vita semplicemente facendo sparire un corpo, è qualcosa di orribile, inimmaginabile”. A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Flavia Munafò, criminologa, direttrice dello sportello di ascolto e prevenzione Socio Donna di Roma, presidente di Sia (Sociologi italiani associati). 
La tragedia di cui abbiamo parlato con la criminologa è quella di Federica Torzullo. Ovvero della 41enne scomparsa l’8 gennaio 2026 ad Anguillara Sabazia in provincia di Roma e trovata morta ieri. Il corpo della donna era sotterrato in un terreno a pochi metri dall’azienda del marito, ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. Il marito, Claudio Agostino Carlomagno, è stato fermato e trasferito in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Era indagato fin dall’inizio.
“Il caso di Federica Torzullo, purtroppo, si iscrive nella lista dei femminicidi del 2026. – ha continuato Munafò – Al di là del dolore che tutti abbiamo provato in questi giorni di ricerche, va detto che le operazioni sono state condotte in maniera estremamente puntuale e nel migliore dei modi. Da questo punto di vista vanno fatti grandi complimenti alle forze dell’ordine”.
Carlomagno è arrivato nel carcere e “apparentemente sembra non aver compreso ancora la gravità”
Carlomagno ha trascorso la sua prima notte in cella, sorvegliato a vista. È arrivato nel carcere e “apparentemente sembra non aver compreso ancora la gravità di quanto ha fatto“, hanno raccontato alcune fonti all’agenzia di stampa LaPresse. I carabinieri sono tornati stamattina nella villetta di Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, dove è stata uccisa Federica Torzullo per effettuare accertamenti irripetibili sulla scatola nera dell’auto del marito e sui cellulari.
“Ci troviamo di fronte all’ennesimo caso in cui un uomo non riesce ad accettare il rifiuto – ci ha spiegato la criminologa – Non riesce ad accettarlo perché, come sempre, viviamo all’interno di una cultura del possesso. Non abbiamo una reale idea di cosa sia il consenso. Ed è così che ci ritroviamo in situazioni di questo tipo, che purtroppo sfociano in atti delittuosi, fino ad arrivare a un delitto come questo”. 
Il corpo di Federica, ritrovato ieri, era stato interrato in una buca scavata con mezzo meccanico, ricoperta da rovi. All’interno di un fondo attiguo a quello dell’azienda del marito. Alla base del fermo di polizia giudiziaria c’è il “pericolo di inquinamento probatorio“, si legge in una nota della Procura di Civitavecchia, guidata dal procuratore Alberto Liguori.
Per gli inquirenti Carlomagno “è in grado di influenzare la raccolta della prova dichiarativa avendolo già fatto con una persona informata dei fatti“. Manca, inoltre, “l’arma del delitto“. E lo stesso potrebbe, se libero, “ostacolarne la ricerca, nonostante nell’immediatezza” la Procura di Civitavecchia “abbia sequestrato l’abitazione, le auto e l’azienda“, ma l’arma “non si trova“, chiarisce la Procura.
L’esperta Munafò: “Il dato più preoccupante è la macchinazione che c’è stata dietro”
“Siamo davanti a un’azione completamente premeditata. – ha dichiarato Flavia Munafò – Il marito ha organizzato l’occultamento del cadavere della moglie. Ha denunciato la scomparsa, ha innescato un meccanismo perverso che ha portato, dopo nove giorni, a una conclusione drammatica.
Ma oltre all’esito finale, che è già di per sé devastante, il dato più preoccupante è proprio la macchinazione che c’è stata dietro. Non ha detto che la coppia si stava separando, che era in crisi, che quella relazione era ormai arrivata al termine. Non si è minimamente curato del fatto che in mezzo ci fosse un bambino di dieci anni, che ora dovrà essere affidato ad altri”.
La Procura di Civitavecchia ha ricostruito le fasi salienti dell’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Ostia, della compagnia di Bracciano, della stazione di Anguillara, e del Ris di Roma.
Sono state repertate tracce di sangue ovunque, in particolare: all’interno della macchina, compreso il bagagliaio, sui vestiti da lavoro dell’indagato, sul pavimento dell’ingresso della casa, nella cabina armadio della camera da letto di Federica, sul manico del badile e sul mezzo meccanico all’interno del magazzino della ditta di famiglia e, infine, su un asciugamano trovato all’interno di una cava per inerti, insieme a varie tracce biologiche nel vano dell’auto.
“Un atto ancora grave, ancestrale, brutale, di una gravità impressionante”
“È drammatico il fatto che ci sia stata persino la necessità di occultare il corpo. – ha proseguito l’esperta – Non voglio dire che sarebbe stato un atto meno grave se il marito si fosse denunciato o avesse detto la verità. Ma lui ha negato fino all’ultimo, nonostante fosse già iscritto nel registro degli indagati. E nonostante la presenza di tracce di sangue assolutamente incontrovertibili, che avevano già annunciato una verità purtroppo drammatica.
Pensare di potersi sbarazzare del corpo di una donna, del corpo della propria moglie, come se fosse un oggetto, come qualcosa da gettare via. E credere che si possa nascondere una vita semplicemente facendo sparire un corpo, è qualcosa di orribile, inimmaginabile. Va oltre l’uccisione stessa. È un atto ancora più grave, ancestrale, brutale, di una gravità impressionante”.
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Stasera alle 21 si terrà ad Anguillara Sabazia una fiaccolata in memoria di Federica. Il Liceo Vian, la scuola che ha frequentato la 41enne trovata morta, su proposta della comunità studentesca, osserverà un minuto di rumore.
“È inutile ricordare che il fattore culturale resta il principale elemento di responsabilità in questi femminicidi. – ha concluso Flavia Munafò – Non comprendere che una storia che finisce non è una fine, ma un voltare pagina, una vita diversa. Esistono moltissime coppie separate che vivono relazioni genitoriali sane e una bigenitorialità equilibrata. Pensare che, per una relazione che termina, si possa interrompere una vita è un dato che deve farci riflettere in maniera molto, molto profonda”.





