“Anche se il regime sta attaccando i manifestanti con tutta la sua forza, la gente sta scendendo in strada in diverse città iraniane. Con ancora più determinazione”.
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Shahrzad Sholeh, presidente dell’Associazione delle donne democratiche iraniane (Addi) in Italia. La rivolta contro le autorità in Iran è entrata oggi nel suo diciannovesimo giorno. 
Giudici iraniani stanno annunciando processi ed esecuzioni, mentre secondo gli attivisti il bilancio delle vittime supera le 2500. Diversi governi del Medio oriente stanno sconsigliando agli Stati Uniti di intervenire, ma il presidente Donald Trump ha avvertito che avrebbe “intrapreso misure molto severe” se le esecuzioni avessero avuto luogo. Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan sono in costante contatto con l’amministrazione statunitense.
Un potenziale attacco americano potrebbe trasformarsi in una guerra in piena regola che avrebbe gravi ripercussioni sull’economia globale. “Nel loro processo di liberazione, gli iraniani preferiscono essere i protagonisti. – ci ha spiegato la presidente – La gente in Iran sa come rovesciare il regime. Esistono unità di resistenza organizzate dal 2013. Possiamo chiamarla rivoluzione, perché sono molto organizzati. Da tutte le parti vengono coordinate azioni, arrivano in modo preciso. Questo significa che non può non esserci un’organizzazione dietro”.
Sholeh: “Unità di resistenza che colpiscono vari centri di repressione del regime, simboli del regime stesso”
Le proteste in Iran si intensificano sotto una legge marziale non dichiarata nelle principali città, con blackout diffusi di elettricità e internet, vittime di massa e scontri urbani prolungati in numerose province. Isfahan è sotto una legge marziale di fatto: cecchini sui tetti sarebbero dispiegati mentre i manifestanti mantengono il controllo dei distretti circostanti e incendiano banche e istituzioni del regime.
“Ci sono unità di resistenza che colpiscono vari centri di repressione del regime, simboli del regime stesso. Tutto questo non nasce per caso, è frutto di un lavoro strutturato. – ha continuato Sholeh – Noi non vogliamo né armi né soldi. La gente chiede soltanto di non essere ostacolata. In questi giorni il regime apre il fuoco, ed è questo il punto centrale della richiesta che facciamo oggi. 
Ciò che ha fatto l’Unione Europea, ed in particolare la presidente del Parlamento Roberta Metsola, impedendo l’ingresso nelle sedi delle istituzioni ai rappresentanti del regime, è un fatto molto importante, di grande valore simbolico e politico. Ora bisognerebbe chiudere le ambasciate del regime iraniani, mandare via i rappresentanti, legittimare l’autodifesa del popolo e iscrivere i Guardiani della rivoluzione tra i terroristi”.
Violenti combattimenti sono scoppiati in tutta Teheran, nella provincia di Isfahan, nel Khuzestan, a Kermanshah, nel Kurdistan e nelle città meridionali. Sono state prese di mira strutture del regime come banche, uffici delle imposte, veicoli della polizia e basi dei Basij. I manifestanti hanno ingaggiato scontri urbani prolungati con unità speciali e forze dell’Irgc (i Guardiani della eivoluzione) a Punak, Elahiyeh, Ariashahr, Haft-Hoz e Sadeghieh.
“Non era mai successo quello che stiamo vedendo ora”
“Negli ultimi trentacinque anni – ha concluso la presidente dell’Associazione delle donne democratiche iraniane (Addi) in Italia – non era mai successo quello che stiamo vedendo ora. Il regime ha sempre cercato di reprimere ogni voce con le impiccagioni e la violenza. In passato le proteste iniziavano magari dagli studenti, dalle classi medie, da città più piccole, e poi si allargavano.
Questa volta, invece, il movimento è partito da una crisi economica molto forte e molto diffusa. Possiamo dire che è iniziato un percorso che va verso la svolta decisiva. Non si torna più indietro, perché ormai la gente non ha più nulla da perdere”.





