Alberto Trentini e Mario Burlò, due degli italiani detenuti nelle carceri venezuelane, sono stati rilasciati e si trovano nell’Ambasciata d’Italia a Caracas.
L’annuncio del Ministero degli Esteri è arrivato alle ore 5 circa di questa mattina. “Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. – ha detto il titolare della Farnesina Antonio Tajani – Presto rientreranno in Italia”. 
“La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente ad interim Delcy Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”, ha concluso Tajani. Bisogna ricordare che il Paese sudamericano è attraversato da una serie di fibrillazioni culminate con la cattura da parte degli Stati Uniti del presidente Nicolàs Maduro nei giorni scorsi. Alberto Trentini era stato arrestato il 15 novembre del 2024 ed ha trascorso in cella 426 giorni.
“Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. – ha detto la famiglia – Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato ad Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili. Adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci“. Trentini è un cooperante umanitario originario di Venezia, 46 anni.
Alberto Trentini si trovava nel famigerato carcere di massima sicurezza di El Rodeo
Quando è stato arrestato si stava recando da Caracas a Guasdualito, nel sudovest del Paese, per una missione. Era finito nel famigerato carcere di massima sicurezza di El Rodeo, presso la capitale venezuelana. Trentini collaborava con l’ong Humanity and Inclusion. Era stato fermato circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela. Le autorità venezuelane non hanno mai reso noti capi d’imputazione formali a suo carico.
Secondo fonti non ufficiali, riportate da diversi organi di stampa, sarebbe stato accusato di cospirazione contro le autorità del Paese. Una sorta di automatismo per il regime di Maduro rispetto a persone ritenute in qualche modo scomode per le loro attività. Trentini è attivo nel settore della cooperazione da molti anni ed ha operato in Ecuador, Etiopia, Paraguay, Nepal, Perù, Libano e Colombia, lavorando per Focsiv, Cefa, Coopi – Cooperazione internazionale, Dutch Refugee Council e altre organizzazioni non governative. 
Nel corso dei 423 giorni di reclusione, Trentini ha parlato con la famiglia solo tre volte. La prima telefonata risale al 16 maggio del 2025, sei mesi dopo l’arresto. Allora, secondo quanto filtrato da fonti di Palazzo Chigi, aveva riferito di essere in buone condizioni e aveva espresso il desiderio di tornare presto in Italia. Circa un mese prima, l’8 aprile 2025, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva contattato telefonicamente la madre dell’operatore umanitario veneziano, Armanda Colusso, ribadendo l’impegno del governo per riportarlo a casa.
La seconda telefonata del cooperante italiano con la madre è arrivata il 26 luglio scorso. Il giorno il governo ha nominato il direttore generale per gli italiani nel mondo, Luigi Vignali, inviato speciale della Farnesina per i detenuti italiani in Venezuela. La terza e ultima telefonata di Trentini con la famiglia risale poi al 9 ottobre 2025. La chiamata aveva seguito la prima visita in carcere dell’ambasciatore italiano. Una seconda visita in carcere dell’ambasciatore a Caracas Giovanni De Vito si era poi tenuta il 27 novembre.
Poco prima di Natale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato al telefono la madre di Trentini. Manifestando la solidarietà di tutto il Paese per la situazione del figlio. La situazione è parsa sbloccarsi dopo l’operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela del 3 gennaio in cui è stato arrestato il presidente Maduro. Mercoledì 7 gennaio la famiglia ha chiesto “di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi“. Spiegando che in un momento così delicato “ogni parola sbagliata” potrebbe “compromettere la liberazione di Alberto“.





