Un nuovo studio dell’Irccs Medea rivela una correlazione significativa tra i livelli di acidi grassi e le abilità di lettura e scrittura nei bambini con dislessia.
C’è una precisa correlazione tra acidi grassi polinsaturi a catena lunga (Lcpufa) e capacità di lettura e scrittura. È quanto afferma uno studio condotto dall’istituto di ricerca italiano Irccs Eugenio Medea dell’associazione La Nostra Famiglia pubblicato su Biomedicine. 
La pubblicazione fa parte di un progetto in corso. L’iniziativa indaga l’efficacia dell’integrazione di Lcpufa omega-3 e omega-6 per potenziare gli effetti del trattamento neuropsicologico nei bambini a cui è stata diagnosticata la dislessia evolutiva (Dd). Si tratta di acidi considerati essenziali perché il nostro corpo non riesce a produrli a sufficienza. Quindi devono essere assunti con l’alimentazione.
Si possono trovare in alimenti di origine marina come salmone, tonno e pesce azzurro (omega-3) e carne e latte (omega-6). Gli acidi grassi svolgono un ruolo essenziale nell’attività microgliale, nella regolazione neuroinfiammatoria e nella plasticità sinaptica, processi cruciali per la salute del cervello e l’apprendimento. Precedenti ricerche hanno dimostrato che gli individui con dislessia tendono ad avere livelli più bassi di questi acidi grassi nel sangue.
Quali sistemi neurocognitivi mediano la relazione tra i livelli di Lcpufa omega-3 e le capacità di alfabetizzazione?
Tale carenza è stata associata a prestazioni di lettura e scrittura più lente e meno accurate. Il nuovo studio si propone di determinare quali sistemi neurocognitivi mediano la relazione tra i livelli di Lcpufa omega-3 e le capacità di alfabetizzazione nei bambini in età scolare. Settantaquattro bambini con capacità di lettura e scrittura comprese tra la norma e la media inferiore (Dd) hanno preso parte a un’ampia valutazione neuropsicologica.
I compiti valutavano la lettura e la scrittura, l’elaborazione uditiva e visiva (inclusi parametri relativi alla funzione magnocellulare), la consapevolezza fonologica, l’attenzione e le funzioni esecutive. I ricercatori hanno estratto tre fattori neuropsicologici chiave (elaborazione fonologica uditiva, visiva-percettiva e visiva-attenzionale). Ne hanno testato il ruolo di mediazione tra i livelli di Lcpufa omega-3 e le prestazioni di alfabetizzazione. 
Lo studio ha scoperto che i livelli di omega-3 Lpufa erano significativamente correlati alle capacità di lettura e scrittura dei bambini. Nonché ai tre fattori cognitivi identificati. “Siamo entusiasti di condividere questi risultati. – ha commentato Maria Luisa Lorusso, neuropsicologa infantile dell’Ircss Medea – Forniscono nuove informazioni su come gli acidi grassi omega-3 influenzino lo sviluppo della lettura e della scrittura attraverso la loro azione su specifici processi neurocognitivi. In particolare sui meccanismi uditivo-fonologici”.
Saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare se un aumento dell’assunzione di omega-3 possa migliorare direttamente le capacità di lettura e scrittura. Lo studio fornisce però una base preziosa per futuri lavori sui collegamenti tra dieta, funzione cerebrale e apprendimento.





