Sindone, un antico manoscritto ne sfida l’autenticità. L’esperta: “Non è una prova, non avevano strumenti. Credevano anche che il Sole girasse intorno alla Terra”

Alcuni ricercatori dell’Università Cattolica di Lovanio hanno pubblicato un nuovo studio sulla Sindone: torna prepotentemente d’attualità il tema dell’autenticità del telo.

Oltre settecento anni di ostensioni, spostamenti, dibattiti, scritti, ricerche, scontri tra studiosi, e tra ecclesiastici e sovrani. E oggi la Sindone conservata nel Duomo di Torino è tornata nuovamente al centro dell’attenzione internazionale.

Papa Ratzinger durante un'ostenione della Sindone a Torino
Sindone, un antico manoscritto ne sfida l’autenticità. L’esperta: “Non è una prova, non avevano strumenti. Credevano anche che il Sole girasse intorno alla Terra” (ANSA FOTO) – Notizie.com

Il Sacro lino, che secondo la tradizione cristiana è il telo che ha avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione, è al centro di uno studio collegato ad un antico manoscritto normanno che parlerebbe della Sindone come di una falsa reliquia. “Un documento trecentesco che afferma che la Sindone è un dipinto non può essere usato come prova che la Sindone sia un dipinto.

A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è la professoressa Emanuela Marinelli, saggista, ricercatrice e divulgatrice scientifica. È la seconda volta in meno di un mese che la Sindone finisce alla ribalta delle cronache nazionali ed internazionali. Già all’inizio di agosto avevamo interpellato l’esperta in merito alla pubblicazione, sulla rivista Archaeometry, di un altro studio a firma del brasiliano Cicero Moraes. In quel caso la ricerca puntava a dimostrare che il telo era “coerente con una matrice a bassorilievo“. Dunque, un artefatto medievale.

Lo studio dei ricercatori dell’Università Cattolica di Lovanio

Lo studio che oggi ha riaperto il dibattito, invece, è stato pubblicato sul Journal of medieval history ed è opera di un team di ricercatori dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, guidato da Nicolas Sarzeaud. Quest’ultimo ha scovato uno scritto tratto dai Problemata di Nicola Oresme databile intorno al 1370. Oresme, teologo influente e futuro vescovo di Lisieux, in Francia, era convinto che la Sindone fosse un falso palese.

Quia sic multi viri ecclesiastici deciperent alios ut oblationes suis ecclesiis afferrent. Patet hoc ad sensum de ecclesia in Campania ubi dicebatur quod esset sudarium domini Ihesu Christi”, le parole in latino utilizzate dal teologo. Ovvero: “Perché in questo modo molti ecclesiastici ingannano gli altri inducendoli a portare offerte alle loro Chiese. Ciò è chiaro dal significato della Chiesa nella Champagne, dove si diceva che fosse la Sindone del Signore Gesù Cristo”.

La Sindone durante un'ostensione a Torino
Lo studio dei ricercatori dell’Università Cattolica di Lovanio (ANSA FOTO) – Notizie.com

Una scoperta storicamente importante, poiché si tratterebbe del più antico manoscritto che parla della Sindone. Prima di oggi non erano stati trovati documenti precedenti al 1389. Oresme è noto agli studiosi per il suo approccio razionale verso fenomeni soprannaturali. E per la sua valutazione critica delle testimonianze, che lo portò a denunciare le falsificazioni di reliquie a scopi devozionali. Secondo lo studio di Sarzeaud, quanto messo nero su bianco da Oresme sarebbe prova del fatto che già all’epoca tutti sapevano, o comunque avevano il sospetto, che la Sindone era in realtà un manufatto realizzato per truffare i fedeli.

Per comprendere fino in fondo la questione, bisogna ricordare che il telo a quell’epoca era conservato a Lirey, nella regione della Champagne. E che già allora la Sindone era oggetto di venerazione e di controversie. Il primo proprietario del telo di cui si ha traccia (ma non si è a conoscenza di come ne sia venuto in possesso) è il cavaliere Goffredo di Charny, fondatore della Chiesa di Lirey nel 1353, che donò poi la Sindone ai canonici della stessa struttura ecclesiastica.

La Sindone, il Medioevo e la Francia: gli scritti di d’Arcis

Dopo la morte di Goffredo, probabilmente a causa delle critiche sull’autenticità mosse dal vescovo di Troyes Henri de Poitiers, la Sindone fu deposta. Anni dopo, intorno al 1389, il figlio di Goffredo, Goffredo II, chiese al cardinale Pierre de Thury, legato papale alla corte del re di Francia Carlo VI, di poter affidare nuovamente il telo alla Chiesa di Lirey e quindi di esporla. Ne nacque uno scontro con il vescovo di Troyes Pierre d’Arcis, che redasse un famoso Memorandum.

Da qualche tempo il decano di una certa Chiesa collegiata, vale a dire quella di Lirey, falsamente e con l’inganno si era procurato per la sua Chiesa un certo lenzuolo abilmente dipinto sul quale era riprodotta la doppia immagine di un uomo, cioè la parte frontale e dorsale”, scrisse d’Arcis. La questione arrivò a Papa Clemente VII, dopo che addirittura il re di Francia ordinò di sequestrare la Sindone e porla sotto custodia. Il Pontefice, invece, acconsentì all’esposizione, ma senza lo sfarzo delle precedenti ostensioni.

La Sindone durante un'ostensione a Torino negli ultimi tempi
La Sindone, il Medioevo e la Francia: gli scritti di d’Arcis (ANSA FOTO) – Notizie.com

Il Memorandum di d’Arcis era per l’appunto, prima della scoperta degli studiosi di Lovanio, il manoscritto più antico che citava la Sindone. Per chi non crede all’autenticità del telo si tratta di una prova schiacciante del fatto che all’epoca si fosse a conoscenza che era un falso. Di contro, si presume che d’Arcis fosse mosso sia dal fatto che si sentì in qualche modo scavalcato da Goffredo II sia che fosse comunque preoccupato dalla magnificenza che accompagnava l’ostensione della Sindone.

Lo stesso d’Arcis citò nel Memorandum le critiche al telo del suo predecessore de Poitiers, ma al momento non sono state rinvenute tracce o prove che l’allora vescovo fosse effettivamente contrario all’ostensione o che fosse convinto della falsità della reliquia. “A quell’epoca credevano anche che il Sole girasse attorno alla Terra. – ci ha spiegato la professoressa Marinelli – Non per questo oggi dobbiamo pensare che il Sole giri intorno alla Terra. Che la Sindone non è un dipinto è stato dimostrato dalle ricerche condotte sulla Sindone dallo Shroud of Turin research project (Sturp) negli anni ’80. I risultati sono pubblicati su riviste referenziate”.

Il Sacro Lino è autentico? La questione scientifica

L’altra questione inerente l’autenticità, che si intreccia con la storia, è proprio quella scientifica. Lo Sturp fu un team internazionale di scienziati che esaminò la Sindone tra l’8 ed il 13 ottobre 1978 con tecniche non distruttive. Le conclusioni furono che nessun pigmento, pittura, tintura o colorante fosse presente sulle fibre del tessuto. L’immagine impressa sul lino fu allora attribuita a processi naturali come ossidazione, disidratazione e modificazione chimica del tessuto.

Ma, come nel capitolo storico, e al netto di altre innumerevoli ricerche, anche la questione scientifica è assai dibattuta. Chi non crede che la Sindone sia autentica spesso cita i rilievi del 1988, coordinati dal British Museum, effettuati con il Carbonio-14. Ovvero l’isotopo radioattivo naturale utilizzato dagli scienziati per stabilire l’età di materiali organici (come i tessuti) fino a circa 50mila anni. Un campione di una zona d’angolo della Sindone fu prelevato in quell’anno da due esperti ed inviato a tre laboratori: Università dell’Arizona (Tucson), Università di Oxford, e Istituto federale di Zurigo.

La smentita del test su Archaeometry

La conclusione fu che il lino della Sindone risalirebbe al periodo 1260–1390 d. C., coerentemente con gli scritti di Pierre d’Arcis e, a questo punto, di Nicola Oresme. Si parlò comunque di risultati controversi. In primis, fu criticato il campionamento troppo limitato ad un angolo. Inoltre secondo analisi successive, i tre laboratori restituirono dati sin troppo eterogenei. Il protocollo iniziale, che prevedeva l’invio a sette laboratori e diverse tecniche di analisi, non fu rispettato. Infine, si ipotizzò una contaminazione dovuta a interventi medievali e restauri non visibili ad occhio nudo.

Il test del Carbonio-14 fu smentito anche da uno studio pubblicato da esperti, tra cui la stessa Marinelli, sulla rivista Archaeometry nel 2019. Nel 2017, infatti, il ricercatore Tristan Casabianca ottenne i dati conservati dal British Museum attraverso un’azione legale internazionale. Secondo i ricercatori i campioni presi in esame nel 1988 non erano rappresentativi dell’intero lenzuolo. E il tessuto potrebbe aver subito contaminazioni da fumo, incendi, polveri, o sostanze organiche, compromettendo l’attendibilità del Carbonio 14.

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Lo studio di Nicolas Sarzeaud sull’antico manoscritto, insomma, è di certo un nuovo tassello di un grande mosaico. Ma è ben lungi da mettere la parola fine alla questione. “È un documento del 1300 e a quell’epoca pensavano fosse un dipinto. – ha concluso Marinelli – Ma non esisteva ancora il microscopio, non c’erano i mezzi scientifici per capire cosa fosse la Sindone. Oggi sappiamo con certezza che non è un dipinto ma un vero lenzuolo funebre che ha avvolto un cadavere. Le macchie rosse sono composte da vero sangue”.

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