Israele ha annunciato il via libera all’occupazione della Striscia e un piano per conquistare Gaza City in una nuova fase della guerra cominciata a seguito degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
La decisione è stata presa dopo un incontro prolungatosi sino tarda notte di alti funzionari. Ed è arrivata nonostante le crescenti richieste internazionali di porre fine al conflitto e le proteste di molti in Israele che temono per la vita dei restanti ostaggi detenuti da Hamas. 
La guerra ha già ucciso decine di migliaia di persone a Gaza, sfollato la maggior parte della popolazione, distrutto vaste aree e spinto il territorio verso la carestia. Il premier Benjamin Netanyahu aveva precedentemente delineato piani più radicali in un’intervista, affermando che Israele intendeva prendere il controllo di tutta Gaza. La decisione finale, arrivata dopo la riunione notturna del gabinetto di sicurezza israeliano, riguarderebbe un’operazione più contenuta. E potrebbe essere mirata in parte a fare pressione su Hamas affinché accetti un cessate il fuoco alle condizioni di Israele.
Entro il 7 ottobre, insomma, dovrebbe essere evacuata tutta la città imponendo un assedio ad Hamas. “L’esercito si prepara a prendere il controllo di Gaza City. Fornirà al contempo aiuti umanitari alla popolazione civile al di fuori delle zone di combattimento“, ha fatto sapere l’ufficio di Netanyahu. Israele nel corso dei mesi ha ripetutamente bombardato Gaza City. Un’importante operazione di terra potrebbe sfollare decine di migliaia di persone. E ostacolare ulteriormente gli sforzi per la distribuzione di cibo al territorio colpito dalla fame.
Netanyahu: “Non vogliamo mantenere il controllo su Gaza”
Non è chiaro quante persone risiedano nella città, che era la più popolosa di Gaza prima della guerra. Centinaia di migliaia di persone sono fuggite da Gaza City a causa di ordini di evacuazione nelle prime settimane di guerra. Molte sono tornate durante un cessate il fuoco all’inizio di quest’anno. Intervistato da Fox News prima della riunione del Consiglio di sicurezza, Netanyahu ha detto: “Intendiamo, per garantire la nostra sicurezza, rimuovere Hamas da lì”.
“Non vogliamo mantenere il controllo su Gaza. Vogliamo avere un perimetro di sicurezza. – ha continuato il premier – Vogliamo consegnarla alle forze arabe che la governeranno correttamente senza minacciarci e garantendo ai gazawi una vita dignitosa“. Il capo di stato maggiore israeliano, il generale Eyal Zamir, ha messo in guardia dall’occupare Gaza. Ha affermato che avrebbe messo in pericolo gli ostaggi e avrebbe messo ulteriormente a dura prova l’esercito dopo quasi due anni di guerra. 
Bisogna ricordare che i miliziani guidati da Hamas hanno rapito 251 persone. Ne hanno uccise circa 1.200 nell’attacco del 7 ottobre 2023 che ha innescato la guerra. La maggior parte degli ostaggi è stata rilasciata in seguito a cessate il fuoco o altri accordi. Ne 50 rimangono a Gaza, e 20 di essi Israele ritiene siano ancora vivi. L’offensiva militare ha ucciso oltre 61mila palestinesi, secondo il Ministero della Salute di Gaza, che non specifica quanti fossero combattenti o civili.
Medici senza frontiere nelle scorse ore ha pubblicato il rapporto intitolato Non sono aiuti umanitari ma uccisioni orchestrate. Il dossier mostra attraverso i dati e le testimonianze raccolte nelle cliniche di Msf nel sud di Gaza come nei siti di distribuzione di cibo della Gaza humanitarian foundation avvengano uccisioni deliberate e indiscriminate.
Medici senza frontiere: “I centri di distribuzione una trappola mortale”
Sarebbero quindi in corso violenze mirate e indiscriminate da parte delle forze israeliane e dei contractor americani contro la popolazione palestinese costretta alla fame. “I centri di distribuzione gestiti dalla Ghf, e sostenuti dal governo degli Stati Uniti, sono diventati una trappola mortale. Chiediamo che questo sistema letale venga immediatamente smantellato e sostituito con un meccanismo indipendente di distribuzione degli aiuti umanitari, sotto il coordinamento delle Nazioni Unite”, ha affermato Monica Minardi, presidente di Msf.
In sette settimane, tra il 7 giugno e il 24 luglio 2025, 1.380 feriti, tra cui 28 morti, sono arrivati nelle cliniche di Msf di Al-Mawasi e Al-Attar, nel sud di Gaza e vicine ai siti della Ghf. Tra loro anche 71 bambini con ferite da arma da fuoco, di cui 25 avevano meno di 15 anni. C’erano anche un bambino di 12 anni colpito da un proiettile all’addome. E 5 bambine, tra cui una di soli 8 anni, con una ferita da arma da fuoco al torace. Non avendo alternative per procurarsi il cibo, le famiglie spesso sono costrette a mandare bambini e ragazzi essendo gli unici della famiglia fisicamente in grado di affrontare il viaggio.





