Tutti lo ricordano per il ruolo da giornalista in Rai. Da un po’ di tempo non si vede in tv, la trasformazione: “Così Dio è entrato nella mia vita”.
La scelta della fede arriva da un momento preciso, quello in cui spiega: “Avevo successo, belle auto, belle donne, ma qualcosa mi mancava…“. 
Nato a Roma il 3 dicembre del 1963 e dunque tra meno di un mese compirà 61 anni. Alla Rai arriva nel 1996, attraverso la porta del primo canale, con il Concerto dell’Epifania, condotto anche poi nelle otto edizioni successive. L’anno successivo viene ingaggiato dal vice direttore di Rai 1, Mario Maffucci, per il concorso di Miss Italia rimanendo coinvolto nella conduzione delle Anteprime fino al 2002.
Ma poi le sue esperienze diventano molteplici con l’affermazione tra il 2002 e il 2012 alla conduzione di Lineblu al fianco di Donatella Bianchi. Dal 2010 al 2013 poi conduce Linea Verde. Proprio alla fine di questa avventura decide che è arrivato il momento di una sterzata nella sua vita, lasciando il mondo dello spettacolo dopo quasi vent’anni di attività. Questo è il momento in cui decide di effettuare il cammino verso la vita sacerdotale.
Chi è l’ex conduttore che ha scelto la vita sacerdotale
Stiamo parlando di Fabrizio Gatta, che ha deciso di cambiare vita e muoversi verso il sacerdozio dopo una vita dedicata al mondo dello spettacolo. Il primo passo è quello della laurea in teologia che arriva nel 2019 alla Pontificia Università Gregoriana. Nel 2020 viene ordinato per la prima volta diventando diacono per la diocesi di Ventimiglia-San Remo, mentre il 7 dicembre del 2021 diventa presbiterio. 
Il suo percorso non si ferma, con una crescita che arriva giorno dopo giorno, camminando all’interno di un percorso di crescita personale. Il 1° settembre del 2023 viene poi nominato parroco della Parrocchia di Sant’Antonio in Costarainera oltre che della Parrocchia della Natività di Maria Vergine in Lingueglietta e della Parrocchia della Visitazione di Maria Santissima in Cipressa.
Fabrizio parlò di questa scelta una volta deciso di lasciare la televisione, lo fece con un’intervista alla rivista Credere: “Avevo successo, belle auto, belle donne, non mi mancava proprio nulla. Vivevo però un po’ quel senso di onnipotenza che ti dà la notorietà, ma qualcosa mi mancava in realtà”.
Al Secolo XIX raccontò anche da dove nacque il suo salto nella fede: “È stata la vocazione del San Matteo di Caravaggio. L’uomo con una mano sui soldi colpito da una lama di luce da cui appare Gesù. San Matteo si indica il petto, come a dire: sei sicuro? Vuoi proprio me? È un cammino di lacerazione. Serve un padre spirituale e non è una passeggiata di salute. Per farlo devi essere sostenuto dallo Spirito Santo. Entri in seminario e per anni vivi con persone molto più giovani di te, non è facile. Però una volta messo mano all’aratro non puoi tornare indietro, l’anima te la riscalda Lui”.





