Ilaria Salis, il racconto dal carcere: “Mi trattano da mostro”

Ilaria Salis, direttamente dal carcere di Budapest scrive un diario-lettera indirizzato alla madre, raccontando la sua vita all’interno della struttura: “Mi trattano da mostro”

Da poco più di un anno l’arresto che, in un primo momento, non ha fatto molto rumore. Negli ultimi mesi, però, se ne è parlato eccome. Anche se di novità in merito ad Ilaria Salis, per quanto riguarda una sua uscita dal carcere, nemmeno l’ombra. La donna italiana, nella prigione di Budapest dall’11 febbraio dello scorso anno, sta vivendo un vero e proprio incubo. Una situazione che non tende affatto a sbloccarsi. Nel frattempo ha scritto una lettera-diario indirizzata alla madre direttamente dal penitenziario di “Gvorskocsi Utca“, cella 615.

Il diario dal carcere ungherese
Il racconto di Ilaria Salis (Ansa Foto) Notizie.com

Frasi e racconti che sono stati raccolti e pubblicati dal quotidiano “La Repubblica” e dal Tg3. Più di un anno fa il suo arresto con l’accusa di aver picchiato (a volto coperto), insieme ad un altro gruppo di persone, due nazifascisti durante una manifestazione nella capitale ungherese. “Dalla bocca di lupo scorgo alcune guglie e immagino che si tratti di una cattedrale. In seguito scoprirò che in realtà è il Parlamento. Del resto ho trascorso qui a Budapest appena qualche manciata di ore prima di ritrovarmi in manette e della città non so praticamente nulla. Sono in cella da sola e fortunatamente non soffro troppo la solitudine“.

Ilaria Salis, il racconto dal carcere: “Io, straniera tumulata viva”

Cara mamma ti scrivo“, questo l’incipit del diario. Nello stesso si definisce come una straniera tumulata viva e di essere trattata come un mostro che sogna la libertà. Le prime lettere scritte nel marzo del 2023 consegnate all’Ambasciata italiana ai familiari. Uno dei pochi “spettacoli” che riusciva ad assistere era l’alba, ma con il continuo cambio di celle la situazione è cambiata. L’unico passatempo che riesce ad effettuare è quello dello sport con allenamenti giornalieri. Non può fare altrimenti visto che non le è stato dato neanche un libro.

Il diario dal carcere ungherese
Il racconto di Ilaria Salis (Ansa Foto) Notizie.com

Senza dimenticare il momento dell’aria aperta che giudica come una “esperienza forte”. Proprio lì capisce di essere in prigione: “Camminare su e giù come una tigre in gabbia, in uno spazio delimitato sui lati da grigio lamiere. Da qualunque parte ti volti, incombono su di te almeno cinque piani di prigione“. In quella occasione è l’unico momento della giornata che riesce a vedere altre detenute. Non con tutte, però, riesce a comunicare.

Le altre mi scrutano a distanza come se fossi una creatura strana. Forse per gli stivali bizzarri che indosso, forse perché i media locali mi hanno trasformato in un mostro e “flagello dei nazisti”, o forse semplicemente perché sono straniera. Aspetto con impazienza i tanto desiderati contatti con le persone care in Italia e scrivo lunghe lettere. Non vedo l’ora di spedirle!“.

Nella lettera afferma che i suoi contatti le sono stati vietati su decisione della Procura Generale di Budapest. Segno del fatto che non può parlare neanche con la madre. Fa fatica a crederci. Non può non mostrare la sua preoccupazione per la famiglia. “Sono qui in prigione in un paese che non conosco, senza contatti e non capisco quasi nulla di ciò che accade intorno a me. Mi sento tumulata viva“.

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