Polemica Burioni, Bassetti: “Al suo posto mi porrei delle domande, ma dico una cosa sugli studenti”

Il virologo Roberto Burioni è finito nel mirino delle polemiche per aver bocciato dieci studenti su 408 al pre-test dell’esame di Microbiologia del San Raffaele. 

La notizia è diventata virale dopo un video pubblicato su TikTok e poi rimosso da una studentessa che non ha superato l’esame. La giovane, come riporta il Corriere della Sera affermava: “Non credo che sia normale che un esame lo possano passare così poche persone, anche perché è un esame che tutti hanno studiato con così tanta foga. Ovviamente non è che tutti quanti gli esami di Medicina sono così, però è importante parlarne perché non credo che sia giusto. Vi assicuro che non hanno passato l’esame persone che sono stra-studiose e stra-dedicate, che prendono sempre 30 e 30 e lode, che passano tutti gli esami: quindi non credo che non abbiamo studiato”. 

Lo scienziato
Roberto Burioni (Ansa) – notizie.com

Il professore, diventato famoso anche per il suo lavoro durante la pandemia Covid-19, all’Adnkronos ha risposto alle polemiche: “Non c’è nulla di anomalo né, trattandosi di un pre-test, di un ostacolo per i ragazzi. È un esame come ne faccio da 20 anni al San Raffaele, è il primo appello, momento in cui spesso gli studenti, anche quelli molto studiosi, devono prendere le “misure” alla materia. Nella mia esperienza tutti correggono il modo di studiare e superano l’esame brillantemente in un appello successivo”. 

Il pre-test dell’esame di Microbiologia al San Raffaele non è stato l’unico esame con una preselezione. L0 aveva già fatto al corso di Odontoiatria e di Biotecnologie, però non risposte aperte. La “prova della polemica” consisteva in otto domande a scelta multipla da portare a termine in 15 minuti.

In un’intervista a Cityrumors.it, l’infettivologo Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie Infettive all’Università di Genova e all’ospedale San Martino, ha espresso la sua opinione.

L’intervista a Matteo Bassetti

Professore, che idea si è fatto della situazione?
Personalmente all’esame che svolgo a Genova con altri docenti, non facciamo mai il pre-test. C’è un corso, poi l’esame di Malattie Infettive orale, svolto sulla base degli argomenti trattati a lezione. Se una percentuale così alta di studenti non ha superato l’esame, è evidente che qualcosa nel corso non ha funzionato. Ma attenzione, ci sono alcuni se e mi chiedo: gli studenti che non hanno superato il pre-test, hanno veramente frequentato il corso? L’argomento era stato affrontato a lezione? Era stato indicato chiaramente agli studenti quali temi approfondire anche se non affrontati a lezione? Credo che prima di criticare l’operato di Burioni, dobbiamo porci queste domande. Se avessi il 97% circa di bocciati, farei un esame di coscienza su come ho insegnato e come ho comunicato”.

Polemica Burioni, Bassetti risponde: "Al suo posto mi porrei delle domande, ma dico una cosa agli studenti"
Polemica Burioni, Bassetti risponde: “Al suo posto mi porrei delle domande, ma dico una cosa sugli studenti” (Ansa Foto) – notizie.com

Cosa non ha funzionato, secondo lei?
Se mi fosse capitato che il 97% circa dei miei studenti, dopo le mie lezioni, non fossero stati in grado di rispondere a un test, come prof mi farei delle domande: mi chiederei se io abbia insegnato tutto quello che ho chiesto. Se invece, il test è stato fatto prima dell’inizio del corso, è un altro discorso e non vedo perché farlo. In questo caso non si trattava di un argomento da poco: alcuni non hanno risposto a domande sull’agente eziologico della scarlattina e altri su diagnosi di influenza”.

Come svolge le sue lezioni?
I miei corsi sono composti da lezioni frontali classiche con argomenti predefiniti. Poi gli studenti vengono con me in reparto per almeno 10 giorni, nei quali vengono insegnati concetti generali. Oltre alla didattica frontale e applicata, abbiamo seminari specifici su temi di grande interesse e studio sui libri consigliati per approfondire ciò che viene fatto a lezione. Così si svolte un corso di Malattie Infettive a Genova”.

Ha mai notato una differenza di preparazione negli studenti degli ultimi anni rispetto a prima?
Il mio insegnamento è al quarto anno. Trovo che i ragazzi che studiano siano preparati esattamente come 20 anni fa. Ovviamente, chi non studia non lo è. Chi non va a lezione e non segue i corsi in genere è anche chi non studia. Faccio il prof da quando esistono i test di ammissione a Medicina e non ho masi riscontrato cose diverse”.

I test di Medicina incidono?
Non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Quello che è successo al San Raffaele non è successo al test di ammissione a Medicina. È successo a un pre-esame di studenti che evidentemente non hanno saputo rispondere. Il compito del docente non è bocciare, ma insegnare, far amare e conoscere la materia e possibilmente farli innamorare di essa. Al quarto anno di Medicina è molto più importante l’aspetto empatico e comunicativo. Poi è ovvio, chi non studia va bocciato. Ma mi lasci dire una cosa…”.

Il virologo
L’infettivologo Matteo Bassetti (Ansa Notizie.com)

Prego…
Oggi da professore, percepisco una voglia minore di “soffrire” negli studenti. Qualche volta una bocciatura a un esame, invece che essere vissuta come una sconfitta, può essere vissuta come un’opportunità. I giovani di oggi dovrebbero impararlo. Non mi riferisco nello specifico al caso specifico del collega Burioni. Ma in generale, oggi sono meno capaci di accettare una bocciatura”.

Da cosa dipende?
Il mondo va veloce. Da giovane, se non mi veniva subito in mente un’informazione, la trovavo nell’enciclopedia. Oggi la trovo velocemente su internet. Forse per i giovani non è accettabile il modus operandi delle lezioni frontali – come faccio io e come sono certo che Burioni faccia benissimo – poi l’esame scritto e orale. Probabilmente i giovani vivono questa modalità con un po’ di insofferenza, perché sono abituati a tutto e subito. Non mi è mai capitata una cosa del genere (parla del caso San Raffaele ndr.) dei miei studenti posso dire ogni bene. In alcuni casi forse, bisogna umanizzarsi un po’ di più: non promuovere o bocciare, ma far innamorare della materia gli studenti”.

Che ruolo hanno secondo lei le famiglie?
Enorme. Oggi, quando un ragazzo torna a casa con un’insufficienza, la colpa è dell’insegnante che non l’ha capito e non perché forse non ha studiato o è indisciplinato. Oggi fare il professore è molto difficile. Al tempo dei social e di internet non è così semplice: ci vorrebbe uno sforzo maggiore da parte di tutti verso il merito. Ma un conto è la scuola e un altro è l’università. La prima ti viene imposta, la seconda la scegli e ti insegna una professione, nel caso della Medicina, in cui c’è in gioco la vita della gente. Noi professori non dobbiamo dirimere sulla severità del giudizio: una volta si diceva che una laurea in Medicina non si nega a nessuno. Non è affatto così: va data a chi la merita, perché un medico ha in mano la vita della gente”.

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