Giulia Tramontano, lo psicoterapeuta Giusti a Notizie.com: “Impagnatiello non è pentito, recita una parte”

Una personalità narcisistica con tratti di psicopatia al punto da mettere in dubbio che quello di Alessandro Impagnatiello nei confronti di Giulia Tramontano sia stato un femminicidio. 

Psicologi e psicoterapeutici dovranno analizzare la personalità del barman trentunenne, reo confesso della morte della giovane donna incinta di sette mesi del piccolo Thiago. Giovedì 18 gennaio, a Milano è cominciato il processo che Impagnatiello imputato con l’accusa di omicidio aggravato.

Femminicidio è una definizione sociologica, non psicologica o giuridica. Ha una storia riconosciutissima, se ne occupano tanti istituti e Università. Indica l’omicidio di una donna compiuto da un uomo che la ritiene un oggetto su cui avanzare diritti, ritenendola inferiore. Ha una componente culturale importante e si riferisce alla cultura patriarcale che porta l’uomo a vedere la donna in questo modo, quindi ad assumere comportamenti di machismo tossico”. 

Nel caso di Impagnatiello invece, “siamo di fronte a una persona con tratti di psicopatia e di narcisismo”. A parlare ai microfoni di Notizie.com, è Massimo Giusti, psicoterapeuta molto noto sui social grazie alla sua pagina La Psicologia Positiva.

Giulia Tramontano, lo psicoterapeuta Giusti a Notizie.com: "Impagnatiello non è pentito, recita una parte"
Giulia Tramontano, lo psicoterapeuta Giusti a Notizie.com: “Impagnatiello non è pentito, recita una parte” (Ansa Foto) – notizie.com

Secondo l’esperto, il barman trentunenne ha ucciso Giulia “perché stava manipolando delle persone, ma se si fosse trovato in una situazione analoga e in difficoltà, l’avrebbe fatto anche con altri. Se poi vogliamo intendere il femminicidio come l’omicidio di una donna compiuto da un uomo in una relazione di coppia, allora quello di Giulia Tramontano lo è”. 

Nel corso del processo ad Impagnatiello, psicologi e psichiatri faranno le loro perizie e Massimo Giusti specifica più volte nel corso dell’intervista che quello che ci ha detto è solo un’idea che si è fatto dell’imputato sulla base delle ricostruzioni giornalistiche della vicenda che in questi mesi sono venute fuori.

Ovviamente va fatta una diagnosi e la faranno le persone che lo visiteranno – spiega lo psicoterapeuta – Lui è fortemente concentrato solo su se stesso, sui suoi bisogni e la sua sorte. Presenta aspetti di psicopatia, narcisismo e, anche per via della continua manipolazione che ha messo in atto, aspetti machiavellici. Questi tre elementi sono la triade dei comportamenti manipolativi e antisociali. Da quello che emerso, sembra che li abbia tutti. Impagnatiello è del tutto concentrato su di sé e assente di empatia. Si vede perché avvelenando la fidanzata incinta, ha avvelenato anche il figlio. Un comportamento migliore sarebbe stato optare per l’aborto, o usare tutte le precauzioni necessarie affinché lei non restasse incinta. E gli era già successo una volta, quindi appare una persona incurante delle conseguenze delle sue azioni”.

Dottore, quali altri elementi la spingono a dire che Impagnatiello è un narcisista?
Si vede anche da come ha gestito l’omicidio. Sembrava quasi improvvisato, del tutto impreparato ed è il motivo per cui l’hanno beccato. Ha agito convinto di poter gestire una situazione estremamente difficile, segno che ha un’idea di sé in grado di poter affrontare cose al di là delle sue reali competenze. In questo caso stiamo parlando di un delitto: pensava di poterlo mettere in atto nonostante non ne sapesse niente, sovrastimando se stesso”.

Al via il processo
Femminicidio Giulia Tramontano (Ansa Foto) Notizie.com

Ha parlato anche di manipolazione…
L’ha attuata dall’inizio alla fine. Viene fatta ricondurre a tratti machiavellici nei confronti di tutte le persone che ha intorno, come se provasse piacere a manipolare gli altri. Anche stare in relazioni che poi sono diventate scomode era dovuto proprio al fatto che vive manipolando gli altri. E lo ha fatto in ogni fase del percorso. Al processo ieri ha avuto lo stesso atteggiamento”.

Si spieghi.
Non ha pensato alle conseguenze delle sue azioni nel lungo termine, ma a quelle immediate per risolvere la situazione qui ed ora. Quando ha denunciato la scomparsa di Giulia ha risposto alle domande dei carabinieri per tamponare. Ora a processo fa in modo di beccarsi il minimo della pena, mostrando di aver preso coscienza di ciò che è successo, come se fosse stato un momento di perdita di controllo gravissima di cui assumersi la colpa. Ma noi assistiamo a una serie di condotte reiterate e perfettamente coerenti con l’intenzionalità”.

Quindi quel giorno aveva premeditato anche di uccidere Giulia?
Probabilmente non aveva premeditato l’omicidio in quel modo. Ma aveva già pensato di uccidere Giulia e Thiago perché la avvelenava. Dalle ricostruzioni giornalistiche è emerso che ai carabinieri avrebbe detto: “Lei si è ferita, l’ho vista soffrire, quindi le ho tirato due coltellate anche io per non farla soffrire”.

Massimo Giusti
Massimo Giusti (Foto lapsicologiapositiva.it) – notizie.com

E…?
Siamo in presenza di una persona che se avesse una percezione dell’altro – requisito fondamentale anche per l’empatia – si renderebbe conto che una dichiarazione del genere è abominevole. Gli manca la componente affettiva che fa capire che certi gesti sono sbagliati e socialmente inaccettabili. Chi lo fa davvero con quella intenzione non lo dice”.

Quindi secondo lei Impagnatiello non è realmente pentito, a differenza di quanto ha detto al processo?
Non è pentito, sta recitando una parte col desiderio di cavarsela con il meno possibile. Se le ricostruzioni giornalistiche sono corrette, Impagnatiello ha sempre finto consapevolmente, anche sapendo che le conseguenze delle sue azioni sarebbero state quelle che sono state. Ripeto: forse non nelle modalità. Probabilmente era impreparato a quell’evento specifico. L’idea che mi sono fatto è di una persona che ad un certo punto ha avuto di fronte a sé una donna che ha capito che lui era un burattinaio e si è sottratta al suo controllo, iniziando a dire no. Giulia ha aperto gli occhi. Non aveva idea di quanto fosse disturbato il suo ragazzo, ma ha capito che era un manipolatore inaffidabile. Quando Impagnatiello ha percepito che gli stava sfuggendo dal controllo, non ci ha visto più, l’ha aggredita e uccisa”.

La sorella di Giulia Tramontano, Chiara, è stata molto dura nei confronti di Impagnatiello dopo l’udienza.
A differenza del caso di Filippo Turetta, qui c’è una totale mancanza di affettività ed empatia, una manipolazione protratta nel tempo e la negazione di queste cose. Impagnatiello sta cercando di manipolare, riscrivere la storia. Una persona così non è perdonabile. Se gli psicologi e gli psichiatri confermassero che ha queste caratteristiche che ho spiegato, saremmo in presenza di un soggetto pericoloso. La sorella in quel messaggio sostanzialmente ha detto che non gli crede e secondo me ci ha visto giustissimo. Per mesi ha avvelenato Giulia. Se alleggeriamo fatti di questo tipo, non ha più senso fare i processi e stabilire una pena”.

Chiara Tramontano, sorella di Giulia
Chiara Tramontano, sorella di Giulia (Ansa Foto) – notizie.com

Dottore, Impagnatiello si dovrà curare?
Se fossero confermate queste diagnosi, saremmo di fronte a un caso estremamente difficile da curare. È vero che dobbiamo tentare il recupero di tutti, ma abbiamo armi spuntate dal punto di vista psicoterapico e anche farmacologico. Non abbiamo gli strumenti per fare percorsi che garantiscano un recupero”.

Quindi non esistono cure?
I disturbi narcisistici e la psicopatia sono ostici da trattare in psicoterapia, perché sono estremamente resistenti al cambiamento. Questi soggetti non fanno autocritica, sono opportunisti, recitano in base alla situazione, distorcono la realtà. Non esiste un trattamento farmacologico per queste cose. Sono a favore del recupero, ma le persone come Impagnatiello sono quelle su cui ci stiamo facendo le ossa per imparare ad affrontare queste problematiche. Non si tratta di un attacco di panico o di anoressia nervosa, che è il disturbo per cui si muore di più nell’ambito psichiatrico. Quarant’anni fa sembrava impossibile da curare. Oggi invece, sappiamo che è difficile ma ci sono delle prospettive. Su queste problematiche non dico che si brancoli nel buio, ma poco di più. Sono esperimenti di frontiera nel nostro settore, che fortunatamente cominciano ad esserci, ma siamo agli inizi. Non abbiamo ancora gli strumenti per dire che un soggetto come Impagnatiello possa essere recuperato. C’è un grande punto interrogativo”.

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