Fine vita, l’ammutinata Dem Bigon: “La mia coscienza ha detto no”

La consigliera regionale del Pd in Veneto spiega al CorSera la su decisione di astenersi e di far affossare la legge che voleva il Governatore Zaia

Una scelta di coscienza. Lo ripete e lo sottolinea da giorni Anna Maria Bigon, la consigliera regionale del Pd in veneto. La sua astensione sulla proposta di legge sul fine vita, portata avanti principalmente dal Governatore Zaia, è stata decisiva per la bocciatura. Lei, la Bigon, è andata avanti per la sua strada, ha resistito a ogni tipo di pressione o chiamata da parte del suo stesso partito. E poco gli importa che Alessandro Zan, membro della segreteria nazionale, da più parti sta dicendo che la Bigon “ha agito contro la linea del gruppo del Pd“. Lei non è d’accordo è sulle pagine del CorSera ribatte punto su punto: “A me dispiace che il Pd reagisca in questo modo, ma sbaglia. Non ho agito contro...”.

La responsabile
Anna Maria Bigon consigliera regionale del Pd (Facebook- Notizie.com)

La consigliera regionale dem non si scompone e va avanti per la sua strada senza alcun problema: “Ho ritenuto sbagliato produrre leggi regionali su un tema così delicato. E ho pertanto fruito del diritto alla libertà del voto di coscienza, come avevamo concordato. La linea del gruppo regionale peraltro è diversa dalla linea del gruppo Pd alla Camera che votò il fine vita per recepire la sentenza Corte costituzionale“. E’ stata massacrata dal suo stesso partito che, evidentemente, non ha gradito la decisione e la brutta figura.

“Lo statuto dice: il Pd riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali…perché arrabbiarsi?”

Il governatore
Il Governatore del Veneto Luca Zaia durante una riunione del Consiglio Regionale (Ansa Notizie.com)

La Bigon insiste e non ci sta anche perché ricorda a tutti i suoi colleghi di partito cosa dice lo statuto del Pd, soprattutto all’articolo 1: “Tutti abbiamo concordato sulla libertà di coscienza. Ma non è così strano perché ricordo che l’articolo 1, comma 8, dello Statuto del partito recita: “Il Pd riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica”. Sono rimasta nell’ambito delle regole“.

Qualcuno le ribatte il fatto che invece di astenersi, poteva lasciare l’aula e abbassare il numero legale, in questo modo ci sarebbero state più chance per la legge, ma lei, la Bigon, tira dritto e va avanti: “Ma la proposta di legge sarebbe stata comunque bocciata. C’erano diversi movimenti in aula in quel momento. Nessuno può dire con certezza cosa sarebbe successo“.

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