Ristoratrice morta, Bruzzone: “Il problema grosso è che la vita delle persone vale meno di un like…”

L’esperta criminologa spiega a Notizie.com il suo punto di vista: “E’ inquietante, forse si è sentita smascherata e temendo di finire a sua volta nella gogna social-mediatica può averla spinta a farla finita, purtroppo non è uno scenario inverosimile…”

Una storia che sta sconvolgendo l’Italia. La titolare di un ristorante che è stata trovata morta dopo che era finita al centro delle cronache per una recensione omofoba e discriminatoria a cui lei stessa aveva risposto prendendo le difese di queste persone che erano state nella sua pizzeria, ma col sospetto che quelle accuse era state scritte da lei stessa. Il timore di essere scoperta e di finire al centro di una gogna e di essere lei stessa accusata, una vergogna che non poteva sopportare e sembra essere l’idea della nota esperta criminologa Roberta Bruzzone che a Notizie.com spiega il suo punto di vista: “Il problema grosso è che la vita delle persone vale meno di un like, non ho approfondito questo argomento nello specifico, ma, condizionale d’obbligo, per tutto quello che sta uscendo, sembrerebbe che le recensione iniziale non fosse vera e che lei per questo, con la paura di essere smascherata si sarebbe uccisa. E purtroppo non è uno scenario inverosimile, ahimé“.

L'esperta
L’esperta criminologa Roberta Bruzzone (Ansa Notizie.com)

Per Roberta Bruzzone, che sta studiando e seguendo tanti altri casi di cronaca, nonostante non abbia seguito come di solito fa i suoi casi, su questo ha un’idea ben precisa, anche perché non è la prima volta che si imbatte in situazioni del genere: “Se davvero si è suicidata, difficilmente questa situazione può essere slegata dalle vicende relative a tutto quello che è successo con la famosa recensione. Forse, la signora Giovanna ha avuto il timore di essere smascherata e questo può averla indotta a farla finita per paura di finire in una gogna social mediatica. Questo non è purtroppo scenario inverosimile, tante volte ci sono state persone che hanno visto divulgata una parte di sé e quando viene diffusa, decidono di farla finita, ma non è una cosa che ci devo sorprendere, l’essersi sentita smascherata sul fatto che, forse quella recensione non era vera, da un fatto positivo è diventato negativo, e tutto questo può aver generato in lei un profondo senso di vergogna col timore di finire in una gogna social-mediatica dalla quale non aveva gli strumenti giusti per uscirne, anche per la fragilità personologica”

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