Lite condominiale finisce nel peggiore dei modi, ucciso uomo

Una lite condominiale che è terminata nella peggiore maniera possibile, uomo ucciso da un suo connazionale: oggi la verità dell’aggressore 

Un episodio che ha sconvolto una intera comunità. D’altronde non potrebbe essere altrimenti. Una lite condominiale finita nel peggiore dei modi. Vola qualche parola di troppo poi spunta fuori un coltello e l’aggressione con tanto di omicidio. Ci troviamo a Pescara dove la vita di un uomo di 44 anni, Afsal Hossain Khokan, è finita nella stradina di via Gran Sasso con una serie di coltellate fatali. Il bengalino è stato ritrovato a terra in una pozza di sangue.

Oggi la verità dell'arrestato
Omicidio in pieno giorno a Pescara (Ansa Foto) Notizie.com

Ad ucciderlo un marocchino, il marocchino Brahim Dahbi, anni 63. Motivo? Per via di un materasso o mobiletto che era stato lasciato in strada. Dalle parole l’aggressore è passato ai fatti. Nella mattinata di giovedì 5 gennaio la lite. Dura una frazione di secondi quando Afsal è stato colpito all’addome ed al torace, tanto da trafiggergli il cuore. L’uomo lascia la moglie e cinque figli. Lavorava per loro, in una paninoteca-kebab situata in viale Regina Elena.

Pescara, ucciso dopo lite condominiale: oggi la verità dell’aggressore

Il nipote della vittima, Moubarak, è ancora sotto shock per quanto accaduto. Dello zio lo ricorda come un gran lavoratore. Quella mattina riceve la telefonata e gli spiegano cosa era successo, ma non che non ci fosse più. Sperava di trovarlo ferito, ma almeno vivo: nulla di tutto questo. Anzi, lo descriveva come una persona buona che non si rendeva protagonista di nessuna lite. Nel posto sbagliato e, soprattutto, al momento sbagliato. Nel luogo in cui era presente la spazzatura c’era anche il corpo del 44enne senza vita.

Omicidio Pescara
Oggi la verità dell’assassino (Ansa Foto) Notizie.com

Poi l’allarme e le chiamate ai carabinieri che si sono precipitati sul posto. Insieme a loro il personale medico del 118 che non ha potuto fare altro se non constatare il decesso di Afsal. I militari dell’arma hanno avviato subito le indagini ed hanno ritrovato l’arma del delitto nella casa del presunto omicida in un mobile, ancora sporco di sangue. Proprio come i vestiti che il colpevole indossava quella mattina. Un fattore chiave nella vicenda.

Dopo l’episodio l’aggressore si era mostrato anche collaborativo con le forze dell’ordine per spiegare bene cosa era accaduto. A tradirlo, però, il fatto di aver coperto con un’altra maglia quello che indossava sotto, sporco di sangue. Si attendono i risultati per quanto riguarda l’autopsia sul corpo della vittima. Nella giornata di oggi, invece, ci sarà l’interrogatorio del marocchino dove racconterà tutta la verità.

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