Caso Degni, l’Associazione magistrati della CdC lo deferisce ai probiviri

Secondo i suoi colleghi, il giudice ha infranto l’articolo 6 del Codice deontologico facendo critiche al Pd e al suo segretario sulla manovra

Una vicenda grave, non ci sono dubbi. E di mezzo ci sono sempre i social ballerini. Ricordate la giudice Apostolico sulla delicata situazione dei migrantiSalvini etc? Beh, qui è molto simile, se non quasi identico, non certo per la temporalità e la consequenzialità della vicenda, ma la ricorda molto, almeno per il ruolo che ricopre, e non solo. Già perché, un conto è il libero pensiero, e fin qui tutti sono concordi, ci mancherebbe, un altro però è far parte di un’istituzione importante come la Corte dei Conti ed esprimere il proprio giudizio da libero cittadino, ma sempre da giudice quale è Marcello Degni, su una situazione delicata come può essere la manovra finanziaria. E poco importa che la critica fosse rivolta sul modo di operare dell’opposizione anzi, da un certo punto di vista, è anche peggio, ma tant’è. Ebbene, ogni azione ha una conseguenza, tanto che, e non poteva fare altrimenti, l’Associazione magistrati della Corte dei Conti ha deciso il deferimento del consigliere Marcello Degni al collegio dei probiviri per aver violato il codice di condotta.

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Il giudice contabile della Corte dei Conti Marcello Degni (Ansa Notizie.com)

Brilla, ma non stupisce, il silenzio e la quasi vaghezza da parte di alcuni media in particolare nel non riportare una vicenda grave con il giusto rilievo che deve avere, soprattutto perché davanti è sempre un magistrato chiamato a decidere su questioni delicate e, a volte, anche politiche. Per le critiche che il magistrato aveva rivolto all’operato delle opposizioni, lasciando, secondo il suo parere, campo aperto e libero alla maggioranza, esprimendo un giudizio severo e acre con quel “dovevamo farli sbavare sulla Manovra” verrà sanzionato, forse anche sospeso, seppur temporaneamente. Già perché l‘articolo 6 comma 3 del Codice deontologico dice che “fermo il diritto alla piena libertà di manifestazione del pensiero, il magistrato si ispira a criteri di equilibrio e misura nel rilasciare dichiarazioni e interviste ai giornali e agli altri mezzi di comunicazione di massa“. Detto, fatto, si direbbe, no? Ecco, il codesto articolo sopracitato, dice testuale che Degni non poteva fare quello che ha fatto anzi, ha mostrato anche una certa superficialità nel farlo così pubblicamente. O forse voleva? Di sicuro il cognome che porta, in questa situazione, non l’ha supportato a dovere, diciamo così.

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