Via della Seta, Bergamini (FI) a Notizie.com: “Trovare modi migliori per collaborare con la Cina”

Bisogna sempre essere un buon affare per l’altro. Se per una delle parti non lo è, si esce dall’accordo, ma questo non vuol dire non farne di migliori o non vedere nell’altro un’opportunità e declinare al meglio gli accordi di cooperazione”.

In esclusiva a Notizie.com, Deborah Bergamini, vicepresidente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa per Forza Italia, ricorda di aver sempre avuto dubbi sul memorandum della Via della Seta, fin da quando l’allora premier grillino Giuseppe Conti lo sottoscrisse con il presidente cinese Xi Jinping.

Deborah Bergamini
Deborah Bergamini (Ansa Foto) – notizie.com

“Già nel 2019 si capiva che non avrebbe portato vantaggi all’Italia”

Credo che il governo italiano abbia preso una decisione saggia. Già nel 2019, quando fu siglato l’accordo, fui molto critica su questa scelta di Conte di essere l’unico Paese del G7 ad aderirvi. Era chiaro già allora che per la Cina era un progetto enorme di portata globale, che rafforzava gli interessi economici e culturali di Pechino. Per noi invece, non avrebbe potuto determinare grandi vantaggi. E ora, facendo un bilancio di com’è andata, l’interscambio Cina e Italia è andato saldamente a vantaggio di Pechino. Altri Paesi fuori dall’accordo della Via della Seta invece, hanno registrato un incremento dell’export in Cina. L’Italia, che deve portare avanti gli interessi nazionali, ha deciso di collaborare con la Cina in altre forme”. 

“Pechino è partner di Roma: collaboriamo”

Ma ci saranno ripercussioni negative per le imprese italiane dopo l’uscita di Roma dal memorandum? Secondo Bergamini, nella Commissione Affari Esteri e Comunitari alla Camera, no: “La Cina è un grande Paese che conosce bene le leggi naturali del commercio internazionale, dello sviluppo e della crescita economica. Non ho evidenza di questo e non sento questo clima. Si tratta solo di trovare e rafforzare forme collaborative che siano un buon affare sia per Pechino sia per Roma”.

Ci saranno invece conseguenze negative per l’Italia? “Partiamo da un saldo negativo del nostro export rispetto a quello cinese da noi. È evidente che Pechino, pur essendo un competitor su scala mondiale non solo per l’Italia, è anche partner. Credo che abbiamo il compito di trovare formule migliori di collaborazione con la Cina”. 

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