Interrogatorio Turetta, Colasanti (AICIS) a Notizie.com: “C’è qualcosa di più grave rispetto al classico femminicidio”

L’interrogatorio di garanzia di Filippo Turetta è durato circa trenta minuti. 

Il ventiduenne accusato del femminicidio di Giulia Cecchettin si è avvalso della facoltà di non rispondere ed ha reso dichiarazioni spontanee davanti alla giudice per le indagini preliminari di Venezia Benedetta Vitolo e al pubblico ministero Andrea Petroni.

Ha sostanzialmente confermato quanto detto alla polizia tedesca, quindi di aver ucciso la giovane e di aver tentato più volte di uccidersi durante la fuga ma di non aver trovato il coraggio. Avrebbe dichiarato anche di essere affranto e pronto a prendersi le conseguenze del gesto commesso.

Gino e Giulia Cecchettin
Gino e Giulia Cecchettin (Ansa Foto) – notizie.com

All’interrogatorio è stato presente anche Giovanni Caruso, avvocato di Turetta, che ha raccontato che il suo assistito ha pianto prima di tornare in cella.

Nei prossimi giorni verrà riportata in Italia dalla Germania anche la Fiat Grande Punto nera con tutti gli oggetti sequestrati al suo interno, per le analisi dei carabinieri del Ris di Parma.

Perché Turetta si è avvalso della facoltà di non rispondere

Turetta “non ha risposto ai quesiti che sarebbero stati formulati che potevano tirare fuori gli elementi per la contestazione delle aggravanti, che fanno la differenza tra un ergastolo e un tipo di pena che gli consenta di poter accedere ai limiti premiali e riduzioni di pena che sono anche stati ipotizzati”. Così, in esclusiva ai nostri microfoni, Roberto Colasanti, colonnello dei carabinieri in congedo e coordinatore del Team Crime Analists ed Investigation dell’Associazione italiana criminologi per l’investigazione e la sicurezza (AICIS).

Secondo l’esperto, “ha reso dichiarazioni spontanee perché di certo non può negare di aver ucciso Giulia: servirebbe solo a irrigidire i magistrati che stanno valutando la sua situazione. Quindi ha confermato quanto detto in Germania, poi si è chiuso e non ha detto alcunché. Sembra di capire che possa essere valutato ai fini della contestazione delle premeditazione e delle altre aggravanti”. 

Roberto Colasanti
Roberto Colasanti (Screenshot di Youtube) – notizie.com

Le aggravanti della premeditazione e della crudeltà

Per quanto riguarda la premeditazione, aggiunge Colasanti, “valutando le notizie che stanno circolando, come l’acquisto scotch del nastro, le buste usate per nascondere il cadavere, il coltello, sta emergendo la premeditazione”. L’esperto non esclude nemmeno l’aggravante della crudeltà: “Verrà verificato con l’autopsia, dalla quale emergerà come sono stati inferti i colpi e la forza. Verranno ricostruite le cause del decesso, come sono state cagionate le ferite, se c’è stato un colpo mortale o se Giulia sia morta dopo una lenta agonia, dissanguata, quando Turetta l’ha caricata in auto”. 

Colasanti traccia anche un profilo del giovane, e ritiene che avesse da tempo intenzione di “eliminare” l’ex fidanzata. Il suo “era un tarlo nel cervello per tanti motivi, perché Giulia era la rappresentazione della sua sconfitta. A parte il rifiuto dal punto di vista della relazione, c’è anche il no della ragazza a posticipare o aiutarlo e laurearsi insieme. Lei stava ottenendo un successo fuorviante. Ciò provocava sofferenza a lui come persona e anche da un punto di vista psicologico”. 

Interrogatorio Turetta, Colasanti (AICIS) a Notizie.com: "C'è qualcosa di più grave rispetto al classico femminicidio"
Interrogatorio Turetta, Colasanti (AICIS) a Notizie.com: “C’è qualcosa di più grave rispetto al classico femminicidio” (Ansa Foto/Screenshot di Youtube) – notizie.com

“Il femminicidio di Giulia ha elementi più gravi degli altri

L’uccisione di Giulia sarebbe stato un “atto lucido per certi versi, ma non comprensibile”. Molti esperti, tra criminologi e psichiatrici, nel descrivere Filippo Turetta, hanno definito “anomalo” il femminicidio della giovane. “Chiaramente parlare di normalità in questi casi è difficile. I modus di estrinsecare la propria azione criminale hanno tante variabili. Vogliamo arrivare a dire che Turetta non abbia ucciso Giulia come rappresentante del genere femminile perché non si riscontrano gli stessi aspetti rinvenuti in altri casi di uccisione di donne? Io direi che c’è qualcosa in più rispetto al classico femminicidio, non qualcosa in meno, sicuramente più grave”. 

Turetta piange prima di tornare in cella

Chi scrive ha chiesto a Colasanti perché secondo lui Turetta abbia pianto prima di tornare in cella: “Si piange per tante reazioni emotive. Il pianto non è un’espressione legata solo al dispiacere o alla commozione per qualcosa che ci colpisce nell’animo – risponde Colasanti – Si piange anche per rabbia. Turetta sicuramente oggi è una persona ristretta e sta realizzando che c’è una prospettiva di lungo periodo in carcere, in un contesto che sicuramente non si immaginava –  conclude l’esperto – Probabilmente quando ha ucciso Giulia si è preoccupato del “problema numero uno”: eliminare ciò che in quel momento rappresentava l’emblema della sua sconfitta. Evidentemente non ha riflettuto abbastanza su quello che sarebbe successo dopo e sulle conseguenze, perché altrimenti i freni inibitori avrebbero avuto la meglio”. 

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