Gaza, Bertolotti (Ispi) a Notizie.com: “Mentre l’Occidente sosterrà Israele, Putin ne trarrà vantaggio in Ucraina”

L’appoggio degli Usa a Israele potrebbe mettere in secondo piano la guerra in Ucraina e Putin potrebbe approfittarne. 

È la teoria di Claudio Bertolotti, ricercatore dell’Ispi, che in esclusiva a Notizie.com ha commentato quello che sta accadendo a Gaza negli ultimi giorni.

Di fatto verrà avviata un’operazione legittima da parte di uno Stato attaccato dall’esterno. La comunità internazionale, è indubbio, sosterrà Israele, col forte contributo degli Usa. Questo è un grande vantaggio per la Russia, che in questo momento è in secondo piano e guarda con grande interesse a un fronte ulteriore, che terrà impegnati gli Stati Uniti rispetto all’Ucraina. Gli Usa hanno fornito 140 miliardi di dollari a Kiev: il Congresso dovrà esprimersi in merito a ulteriori aiuti da dare a Israele. Non c’è dubbio che il sostegno tra repubblicani e democratici sarà bipartisan e questo potrebbe indebolire il sostegno materiale all’Ucraina”. 

Gaza, Bertolotti (Ispi) a Notizie.com: "Occidente sosterrà Israele, Putin ne trarrà vantaggio in Ucraina"
Gaza, Bertolotti (Ispi) a Notizie.com: “Occidente sosterrà Israele, Putin ne trarrà vantaggio in Ucraina” (Ansa Foto) – notizie.com

Dottore, Putin potrebbe approfittare della situazione?
Quello che accadrà non si può immaginare. Ogni giorno la violenza si intensifica e vi  partecipano nuovi protagonisti. Giocheranno un ruolo chiave gli attori non statali, ovvero Hamas, le milizie palestinesi della Cisgiordania, Hezbollah libanese. Saranno tutti sostenuti da attori statali, con in testa l’Iran. E non escluderei che la Russia possa sostenere in maniera indiretta gli stessi gruppi. Ma al di là di questo, quello che a Putin interessa è che l’Iran sia in grado di sostenere questa intifada nel medio periodo, per distrarre le opinioni pubbliche e le cancellerie occidentali verso quel settore che è di primaria importanza”;

Che ruolo giocherà la Cina a Gaza?

La Cina cercherà di fare il possibile per non essere coinvolta, perché ha buoni rapporti con i Paesi arabi e anche con Israele. Non ha nessun interessa ad indebolire Israele né a peggiorare i rapporti con i Paesi arabi. Tra l’altro, questi ultimi hanno interesse alla normalizzazione dei rapporti con Israele. Quello che si impone oggi è una ricollocazione in primo piano della questione palestinese, che era stata accantonata da tutti. I Paesi arabi in primis avevano accettato, attraverso la normalizzazione, di trovare una soluzione che andasse al di là della distruzione di Israele e la nascita di uno Stato arabo esclusivo”;

Si può parlare dell’11 settembre di Israele?
Direi proprio di sì. Da un punto di vista emotivo quello che è successo ha travolto l’opinione israeliana e l’ha posta di fronte a una dura realtà: quella di non essere invincibile e invulnerabile. Questa sopravvalutazione ha spostato l’attenzione da quelli che sono i veri problemi, cioè le ambizioni dei gruppi di potere arabo-palestinesi – nella fattispecie il gruppo di Hamas – nel tentativo di esautorare l’autorità nazionale palestinese per quanto riguarda lo Stato interno. Il fattore esterno principale è l’esigenza dell’Iran di indebolire sempre più Israele e qualunque tentativo di normalizzazione da parte dei Paesi arabi nei confronti di Israele”;

Strage al rave party nel deserto di Israele
Strage al rave party nel deserto di Israele (Ansa Foto) – notizie.com

Israele è in stato di guerra. Quali sono le possibili conseguenze politiche?
Dal punto di vista politico, la questione riguarda la gestione del conflitto interno e il rischio per Benjamin Netanyahu che la componente di estrema destra possa spingere il governo stesso a prendere decisioni in maniera riluttante, dalle quali non si potrebbe più tornare indietro: un conflitto in profondità ad alta intensità con l’occupazione di Gaza e la risposta violenta in Cisgiordania, che di fatto farebbe più male che bene. Porterebbe il mondo arabo o ad opporsi apertamente alla posizione di Israele, o quantomeno a bloccare qualunque ipotesi di normalizzazione”;

Qual è allora l’ipotesi più auspicabile?
L’ipotesi più plausibile è la marginalizzazione della componente reazionaria nel governo di Benjamin Netanyahu, attraverso la costituzione di un governo di unità nazionale, come gli ha proposto il capo dell’opposizione parlamentare. Quindi esiste la possibilità che un governo non vincolato dalla posizione molto forte dell’estrema destra, possa gestire questa guerra nel migliore dei modi o comunque nella maniera più razionale e meno istintiva”;

È in discussione la posizione di Netanyahu?
Non è in discussione la sua posizione. Benjamin Netanyahu resterà al suo posto. È in discussione invece, il tipo di pressione militare che potrebbe essere fatta”;

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Bertolotti (Ispi) (Ansa Foto) notizie.com

Cosa potrebbe accadere sul campo?
Gli israeliani cercheranno di decapitare la leadership di Hamas, ma questo non basterà per indurre a cessare il lancio di razzi e avviare negoziati. Potremmo assistere a uno scenario tra i peggiori: l’invasione israeliana su vasta scala di Gaza. Se ciò accadesse, si tornerebbe a quanto accadde negli anni 2000, specie nel 2005, quando Israele, dopo l’occupazione, l’asciò Gaza con grande sforzo e oneri straordinari. In questo caso, sul piano operativo si pone il problema della gestione del conflitto in un’area ad alta densità di popolazione, dove la manovrabilità delle truppe di terra rischia di provocare un numero di vittime elevato e una reazione di massa non solo da parte degli arabi a Gaza, ma anche dei profughi palestinesi nel vicino Libano. Si rischia anche il probabile coinvolgimento di Hezbollah, cosa che è già di fatto avvenuta, anche in questo caso col sostegno dell’Iran. Al contempo potrebbero esserci rivolte violente in Cisgiordania e nella capitale Gerusalemme: un conflitto su più fronti sarebbe difficile da sostenere, nonostante il massiccio e indiscusso supporto già dimostrato dagli Usa”;

Come agirà Gerusalemme?
Per evitare la guerriglia urbana, è molto probabile che la prima fase della risposta di Gerusalemme possa svilupparsi nell’impiego massiccio dell’aviazione e di droni per attacchi mirati, con l’obiettivo di indurre Hamas a desistere dall’offensiva intrapresa. Un’opzione operativa che potrebbe avere qualche speranza di successo solo se i Paesi arabi più influenti su Hamas, cioè Qatar, Egitto e Arabia Saudita, riuscissero – attraverso un’azione diplomatica – ad incidere sul gruppo palestinese. Questa è una possibilità, ma la probabilità che ciò avvenga è molto limitata”;

Gaza
Gaza (Ansa Foto) – notizie.com

Perché?
Perché ad Hamas non interessa raggiungere l’obiettivo di un riconoscimento da parte di Israele. Hamas punta – da un lato – a sostituire l’autorità nazionale palestinese, dall’altro a distruggere Israele. Non arriverà mai a un accordo, se non grazie alla mediazione di Paesi terzi. Io credo che Hamas – e chi sta partecipando alla leadership politica e militare del gruppo terrorista – sia vocata alla morte. L’obiettivo non è sopravvivere alla risposta di Israele ma indurre gli oppositori potenziali a lanciarsi contro Gerusalemme per provocarne il collasso”;

La fine di Israele non è possibile?
Non arriverà la fine di Israele. Ma questa terza intifada potrebbe essere la più violenta: non stiamo parlando del lancio di pietre, ma di centinaia di migliaia di razzi e l’impiego di commandi coordinati ed ottimamente equipaggiati. Tra le armi usate dai militanti di Hamas, rinvenute sul terreno, ci sono fucili M16 di produzione americana che erano stati dati all’esercito nazionale afghano. Armi queste, arrivate ai talebani attraverso l’Iran anche ad altri combattenti terroristi dell’intera area mediorientale”. 

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