Anziani abbandonati in estate, Scotti (Fimmg): “Manca coordinamento tra servizi sanitari e sociali”

Con l’arrivo dell’estate molti anziani vengono abbandonati a se stessi, senza un’assistenza sociale adeguata alle loro esigenze. 

All’abbandono si aggiunge il caldo torrido che mette a rischio la loro salute. Inoltre, pagano ancora le conseguenze del Covid, che ha acuito problemi come la depressione senile. “Non possiamo dire agli anziani di restare a casa per proteggersi dal caldo se poi nessuno li assiste”, dichiara ai nostri microfoni Silvestro Scotti, medico di base, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). “Il problema delle ondate di calore non è solo sanitario, è soprattutto un problema sociale”.

Anziani abbandonati in estate, Scotti (Fimmg): "Manca coordinamento tra servizi sanitari e sociali"
Anziani abbandonati in estate, Scotti (Fimmg): “Manca coordinamento tra servizi sanitari e sociali” (Ansa Foto) – notizie.com

Ci spieghi la situazione…
Il problema delle ondate di calore non è solo sanitario, è soprattutto un problema sociale. Il medico di famiglia entra nelle case dei pazienti, ha i loro dati socio-economici. Conosce i familiari e può sapere se tra loro c’è chi li supporta e li aiuta. C’è bisogno di una rete di servizi sociali per poter dare un aiuto non solo sanitario, a pazienti che hanno bisogno di un sistema di socialità che li protegga”;

Più volte avete denunciato che il Covid ha avuto delle ripercussioni sulle persone in età avanzata.
“Purtroppo il Covid ha acuito i problemi. L’isolamento sociale, in un Paese che invecchia come l’Italia, è uno dei temi che va affrontato più in fretta possibile e con risposte che mettano insieme i servizi sanitari e sociali, distinguendoli e caricandoli su chi di dovere. Altrimenti si rischia di confondere i due piani, portando al pronto soccorso persone che hanno problemi di accudimento sociale e non di salute”;

Quali sono le ripercussioni della pandemia sugli anziani?
Durante il Covid abbiamo detto agli anziani di ridurre i loro contatti. Noi abbiamo più volte denunciato che stavamo assistendo a una perdita anche delle capacità di relazione e di intelletto. Un anziano non stimolato sul piano della socialità non mantiene attivo il cervello. Molti nostri pazienti attivi e capaci, in quel periodo si sono avvicinati alla depressione senile, si sono chiusi in casa. Abbiamo un rapporto di piramide generazionale invertita: considerando nonni e genitori, per ogni giovane ci sono dai quattro agli otto anziani da accudire. È chiaro che non si riesca a rispondere a un’esigenza tanto ampia”;

Di cosa hanno bisogno gli anziani in estate?
Le faccio un esempio: durante il periodo estivo, quando la farmacia più vicina è chiusa per ferie, gli anziani hanno il problema di come acquistare le medicine. Nel periodo pre-Covid, in questi mesi prima delle vacanze, ai medici di famiglia era permesso prescriverne due scatole per fare la scorta, in modo da risolvere il problema di cercare farmacie più lontane. Non possiamo dire agli anziani di non uscire con il caldo e poi costringerli ad uscire. Negli ultimi anni, la circolare che permetteva di fare questo è scomparsa. Invece è una pratica che andrebbe ripresa anche per gli anziani attivi che vanno in vacanza”;

Cosa manca invece, a livello assistenziale?
Un altro esempio: un anziano, anche sano, solo a casa, che abita al quinto piano senza ascensore, ha bisogno di supporto per scendere e salire per le sue attività quotidiane. Non mi pare che in Italia esistano servizi sociali che si interessano di classificare questa qualità di rischio”;

Come si può fare a trovare una sinergia tra assistenza sanitaria e servizi sociali?
Noi medici di famiglia all’inizio dell’anno formalizziamo un’attività che si chiama Assistenza domiciliare programmata destinata agli anziani trasportabili e quelli che non si recano allo studio. Richiedendo al Distretto, attiviamo l’assistenza a casa dei pazienti una o più volte al mese. Per fare questo, comunichiamo al Distretto il numero di accesso, le patologie o le fragilità. Mi chiedo da tempo, e nessuno mi ascolta, perché questi dati forniti non vengano usati per creare un piano di assistenza in connessione con i servizi sociali, affinché intervengano. I dati sulle ondate di calore sono fatte da anni sulla base dei ricoveri, mentre restano inutilizzati quelli che i medici forniscono ai Distretti. Va fatto un modello di programmazione che permetta di connettere i servizi sociali con quelli sanitari, distinguendone le necessità. In alcuni Paesi europei il sistema sociale porta il pasto agli anziani durante alcuni periodi, inclusa l’estate, e li assiste anche più volte al giorno per verificare le loro necessità. È chiaro che poi verifichiamo le differenze della mortalità evitabile sugli anziani, in cui l’Italia ha valori enormi. Ma siamo proprio sicuri che sia legato a un problema sanitario?”;

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità le temperature estreme hanno causato circa 15mila morti in Europa nel 2022. Nello stesso anno in Italia, il sistema nazionale di sorveglianza ha registrato un aumento della mortalità del 15%, cioè +5.635 decessi rispetto al periodo che va dal 2015 al 2019.
In proiezione, i dati sulla mortalità in estate supereranno i centomila nei prossimi anni. Con l’abbassamento della natalità avremo sempre meno assistenza familiare. Inoltre gli anziani saranno sempre meno ricchi, quindi non tutti potranno permettersi assistenza sanitaria terza come le badanti. Questi soggetti dovrebbero essere messi in sorveglianza da un sistema sociale che valuti le necessità, in connessione tra il piano sanitario e quello sociale. Le due cose vanno distinte e comprese e coordinate e organizzate”.

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