Pasqua, il Papa: “guerra e impotenza, il Risorto cambia la storia”

Le parole di Papa Francesco per la Veglia di Pasqua a San Pietro toccano nel cuore dell’attualità internazionale, segnata dai conflitti che per i credenti diventano un effetto visibile del potere del male sulle menti e sui cuori degli esseri umani, da cui ne conseguono i “venti di guerra” a cui si sta assistendo oggi, in Ucraina e non solo. 

“Dilagano i venti gelidi di guerra ma la Pasqua ci spinge a guardare avanti, il Risorto ha cambiato la direzione della storia”, è l’appello di Papa Francesco, tornato alle celebrazioni pubbliche dopo il ricovero all’Ospedale Gemelli e l’assenza dalla Via Crucis al Colosseo.

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Domenica di Pasqua «Risurrezione del Signore» – Veglia Pasquale nella notte santa (Ansa Foto)

Le due parole che oggi risuonano sui titoli dei giornali e nelle menti di tanti fedeli che hanno assistito alla celebrazione sono sicuramente due: “venti gelidi di guerra” e “potere del male”. Due concetti indissolubili per Bergoglio, che dallo scoppio della seconda fase del conflitto ucraino non fa che invocare la pace e chiedere preghiera affinché le parti e tutti gli attori in campo possano riconciliarsi e così, con il cuore ma anche e soprattutto con la ragione toccata dallo stesso, scongiurare quella “terza guerra mondiale” che per il Pontefice è purtroppo già in essere ormai da anni.

Le forze del male che ottenebrano la mente e il cuore degli esseri umani

Mentre invece a farla da padrona continua ad essere la ragione toccata dagli interessi economici, dalla volontà di dominio, dalla superbia e dall’egoismo, in sostanza dal potere delle tenebre che da sempre oscura lo spirito dell’essere umano. Portando inevitabilmente a morte, distruzione, dolore, lo stesso che Gesù patì sulla croce e in tutto il tragitto che lo ha condotto al Calvario, la Passione, antecedente al giorno in cui Cristo si è manifestato davvero figlio di Dio, con la Resurrezione. La Pasqua, appunto. 

Davanti a Bergoglio, per la Veglia solenne di Pasqua che si è svolta nella Basilica di San Pietro, ci sono ottomila fedeli. La celebrazione è stata guidata, all’altare, dal cardinale Arthur Roche, mentre il Pontefice argentino resta seduto per evitare di affaticarsi, visto che sono passati solamente pochi giorni dalle dimissioni dell’ospedale romano. Poi per la mattina di Pasqua è prevista una preghiera per la pace, affinché “trionfi sul frastuono delle armi e sull’odio che semina morte e tutte le nazioni conoscano una nuova civiltà fondata sull’amore”.

Quella pace che Bergoglio ha definito “dono del Risorto e aspirazione dei popoli”, unendo così cielo e terra, nel solco della rivelazione che Cristo ha donato alla sua sposa, la Chiesa. Nel messaggio planetario del giorno di Pasqua Francesco ha così ripercorso ancora una volta tutti i dolori e le sofferenze di tanti uomini e donne nel mondo, riflesso della Passione di Gesù nel Getsemani, invocando con cuore aperto la fine dei conflitti, tanto in Ucraina quanto in Siria o in Terra Santa. “A Pasqua il cammino accelera e diventa corsa perché l’umaniità vede la meta del suo percorso, il senso del suo destino, che è Gesù Cristo ed è chiamata ad affrettarsi di fronte a lui, speranza del mondo”, ha detto il Papa prima della benedizione Urbi et orbi.

Proprio alla “terza guerra mondiale a pezzi” era stata infatti dedicata, venerdì sera, la Via Crucis, la stessa che ancora una volta ha fatto sobbalzare l’ambasciatore ucraino in Vaticano, solamente perché si sono lette le testimonianze, strazianti, tanto di un civile ucraino quanto di un russo, e per l’ambasciatore il russo doveva specificare che i propri cari sono partiti in guerra per l’Ucraina. Come se di fronte al proprio dolore, e alla condivisione dello stesso, si riuscissero a fare anche di questi rilievi. 

La sofferenza per la “terza guerra mondiale a pezzi” e la speranza del Risorto

Così, dalla notte della Passione, superato il Sabato Santo e la tomba vuota scoperta dalle donne del Vangelo, si è arrivati al momento della Resurrezione, quello della speranza, che Francesco invita a non perdere per nessuna ragione al mondo, perché Cristo ama tutti i suoi figli di un amore infinito, capace di superare anche la più dolorosa delle morti, quella in croce.  Una speranza che combatte contro l’idea, malsana, che ebbero sia Maria di Magdala che “l’altra Maria”, a causa del loro “cuore lacerato dal dolore”. 

Credere cioè che “Gesù si trovi nel luogo della morte e tutto sia finito per sempre“. Un’amara illusione che segna anche le vite degli uomini e delle donne del nostro tempo, ” le nostre amarezze, la nostra sfiducia, quelle del non c’è più niente da fare, le cose non cambieranno mai”, spiega il Papa. “La fatica di portare avanti la quotidianità, stanchi di rischiare in prima persona davanti al muro di gomma di un mondo dove sembrano prevalere sempre le leggi del più furbo e del più forte”, continua.

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Domenica di Pasqua «Risurrezione del Signore» – Veglia Pasquale nella notte santa (Ansa Foto)

“Ci siamo sentiti impotenti e scoraggiati dinanzi al potere del male, ai conflitti che lacerano le relazioni, alle logiche del calcolo e dell’indifferenza che sembrano governare la società, al cancro della corruzione, al dilagare dell’ingiustizia, ai venti gelidi della guerra”, ricorda ancora il Papa, mettendo il dito per l’ennesima volta nelle piaghe di tutti. L’annuncio del Signore però che scende questa notte su tutta la terra, portando con sé la stessa speranza che sessant’anni prima ebbe, firmando la Pacem in terris, Giovanni XXIII, che riuscì a mettere fine alla crisi dei missili cubani, guarda in altra direzione.

“La forza di Pasqua invita a rotolare via i massi della delusione e della sfiducia”, chiosa il Papa, alzando gli occhi al cielo. “La Pasqua ci spinge ad andare avanti, a uscire dal senso di sconfitta, a rotolare via la pietra dei sepolcri in cui spesso confiniamo la speranza, a guardare con fiducia al futuro, perché Cristo è risorto e ha cambiato la direzione della storia”.

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