Fabio Rampelli spiega la proposta di legge sulla lingua italiana: “Era stata già proposta e appoggiata anche dalle forze di centrosinistra. Le stesse che oggi la criticano”
Il Ministro degli Esteri Tajani, rispondendo alla stampa estera sulla proposta di legge Rampelli (giudicata dal giornalista “di sapore mussoliniano”, ha ribadito che si tratta di una “proposta di legge di un parlamentare, non del governo, e le proposte di legge devono essere approvate dalla Camera e dal Senato, ma la difesa della lingua italiana non c’entra niente con Mussolini. Il fascismo è finito nel ’45, è roba passata che non ci interessa e non ci riguarda, Mussolini ha fatto più danni che cose utili”.
Interpellato sull’argomento, Rampelli ha così risposto: “Tajani ha detto che non si tratta di una proposta del Governo?Ha detto la verità. È una proposta di iniziativa parlamentare, che peraltro viene da altre legislature, ed in passato non ha mai suscitato questo clamore. Adesso si è creato un polverone perché qualcuno ha fatto dei commenti senza aver letto la legge. C’è chi ha parlato di multe, ipotizzando sanzioni di migliaia di euro nel caso in cui qualcuno parlasse una lingua straniera, altri hanno detto che si tratta di un provvedimento autarchico. Questa proposta di legge, invece, fino alla scorsa legislatura era di dominio pubblico ed era quasi condivisa da tutti. Anche dalle forze di centrosinistra. Ora la situazione è cambiata“.
Fabio Rampelli si rivolge proprio agli esponenti di spicco del centrosinistra, che al momento non hanno ancora preso posizione. “Per fortuna diciamo che i big non hanno ancora esternato nessun tipo di commento. Io mi auguro che ci sia uno spazio per costruire l’allineamento dell’Italia alle altre nazioni europee, che hanno già la difesa della propria lingua madre in Costituzione nella legislazione ordinaria. Quasi tutte lo fanno, tranne le nazioni anglofone che non ne hanno bisogno e le nazioni multilingue”.
A chi chiede a Rampelli se il Ministero del Made in Italy sia quindi destinato a cambiare nome, Rampelli risponde. “Il dicastero del ministro Urso non cambierà nome perché nella legge si dice che tutto ciò che riguarda la internazionalizzazione dei prodotti italiani, è opportuno che segua la lingua dominante. Ci conviene dire Made in Italy per portare i nostri prodotto fuori dal territorio nazionale. Ma c’è un aspetto trascurato e mi fa specie che lo faccia proprio la sinistra: il diritto di comprensione, cioè quando si scrivono leggi, o si ha a che fare con le partecipate o ancora quando le multinazionali scrivono contratti in lingua inglese e i lavoratori devono firmarli: il diritto di comprensione è un diritto democratico”.