Guerra, lgbt, Benedetto XVI: il Papa a ruota libera tornando a Roma

L’appello di Papa Francesco nel volo di ritorno dal Sud Sudan ai presidenti Putin e Zelensky, e le parole che segnano lo stato di guerra che coinvolge “tutto il mondo”. Poi il commento, doloroso, sulla morte di Benedetto XVI, e infine il commento sul tema dell’omosessualità. 

Bergoglio si è presentato ai giornalisti sorreggendosi su di un bastone, affiancato dal primate anglicano Justin Welby e dal moderatore Chiesa scozzese Ian Greenshields, che hanno vissuto il viaggio di Francesco al suo fianco, dando vita a un “pellegrinaggio ecumenico”.

papa francesco volo sud sudan
(Ansa)

Francesco li ha voluti al suo fianco per dimostrare all’Africa che la Chiesa, unita anche tra diverse confessione, può davvero mostrarsi come una forza di pace e di riconciliazione partendo da sé stessa e dal suo esempio. Anche perché i temi in campo sono tanti, e il tono è grave e solenne.

L’appello di Francesco a Putin e Zelensky

Si parla di guerra, o meglio del fatto che “tutto il mondo è in guerra, in autodistruzione”, e che per questo è necessario ancora una volta lanciare un appello senza mezze misure: “fermiamoci in tempo”. “Io sono aperto a incontrare entrambi i presidenti, dell’Ucraina e della Russia”, afferma a viso aperto Bergoglio. “Non sono andato a Kiev perché non era possibile andare al momento. Nel secondo giorno della guerra sono andato all’ambasciata russa, volevo andare a Mosca per parlare a Putin e pareva ci fosse una piccola finestrina, poi il ministro Lavrov mi ha detto vedremo, più avanti… Quel gesto non è stato pensato e le cose che non sono state pensate non le puoi ripetere. Non si può spiegare, sono stati strumento di un impulso interiore, non era pianificato”.

Da lì, l’impulso è quello di guardare alla tensione crescente nel mondo intero, e al fatto che “l’Ucraina non è l’unica guerra. Da tredici anni la Siria è in guerra, da dieci lo Yemen è in guerra, pensa la povera gente rohingya, in America Latina, quanti focolari di guerra ci sono…Sì, ci sono guerre più importanti per il rumore che fanno, ma tutto il mondo è in guerra, e in autodistruzione. Dobbiamo pensare seriamente: è in autodistruzione. Fermiamoci in tempo, perché una bomba ti richiama una più grande e una più grande e nell’escalation tu non sai dove finirai. Bisogna avere la testa fredda”.

Parole, quelle di Francesco, confermate e ribadite anche dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. “Per quanto riguarda la Russia, Putin e l’Ucraina, dove sono stato alla fine di novembre e inizio dicembre, non ho davvero nulla da aggiungere, salvo che questa guerra è nelle mani del signor Putin, potrebbe fermarla con il ritiro e il cessate il fuoco e poi negoziati su accordi di lungo termine”, ha detto Welby. “È una guerra terribile e terrificante, ma voglio dire che sono d’accordo con Papa Francesco, ci sono molte altre guerre, parlo ogni qualche settimana con il capo della nostra Chiesa in Myanmar, ho parlato ai leader della nostra Chiesa in Nigeria, dove ieri sono state uccise 40 persone, ho parlato a molti in giro per il mondo. Concordo totalmente con il Santo Padre, la guerra finisce con il coinvolgimento di donne e giovani, per le ragioni che egli ha detto”.

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La morte di Benedetto XVI e l’attacco scottante di Bergoglio a coloro che l’hanno “strumentalizzata”

C’è poi spazio anche per un altro tema scottante, che non riguarda i fatti esterni alla Chiesa, quelli della guerra e del mondo, ma interni, intestini. Ovvero tutto ciò che si è visto e letto, sui giornali e non solo, a partire dalla morte di Benedetto XVI e alle polemiche che si sono rinfocolate con veemenza fin dal primo minuto. “La morte di Benedetto è stata strumentalizzata da gente senza etica, di partito e non di Chiesa“, è il suo verdetto lapidario di Bergoglio, che a molti può tuttavia suonare come una posizione difensiva di fronte ai tanti che parlano di una Chiesa più spaccata, incerta, in conflitto permanente.

“Ho potuto parlare di tutto con Papa Benedetto, scambiare opinioni, e lui era sempre al mio fianco, appoggiando, e se aveva qualche difficoltà me la diceva e parlavamo e non c’erano problemi”, ricorda Bergoglio all’inizio dell’intervista durante il volo Papale. “Alcune alcune cose che si dicono, che Benedetto era amareggiato per questo o per l’altro, sono storie cinesi”, commenta Francesco, intendendo dire che sono storie mal riportate.

La morte di Benedetto credo sia stata strumentalizzata da gente che vuole portare acqua al proprio mulino. E quelli che strumentalizzano una persona così brava, così di Dio, quasi direi un santo padre della Chiesa, direi che è gente che non ha etica, gente di partito e non di Chiesa…”, affonda Bergoglio. “Si vede in ogni parte, la tendenza a fare, di posizioni teologiche, dei partiti. Queste cose cadranno da sole, o se non cadranno andranno avanti come tante volte è accaduto nella storia della Chiesa. Ho voluto dire chiaramente chi era papa Benedetto, non era amareggiato».

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Le parole sul problema della “criminalizzazione dell’omosessualità”

Infine, una parte importante dell’intervista è offerta al tema dell’omosessualità, e alla difesa del fatto che ovviamente, per Francesco, “l’omosessualità non è un crimine”, nonostante sia un peccato per la dottrina e la concezione morale cristiana. Come però lo è anche, per il Papa, la loro condanna.

“La criminalizzazione dell’omosessualità è un problema, più o meno cinquanta Paesi del mondo hanno in un modo o nell’altro questa criminalizzazione, alcuni dicono di più, e di questi una decina ha la pena di morte”, ha detto il Papa. “Questo non è giusto, le persone di tendenza omosessuale sono figli di Dio, Dio vuole loro bene, li accompagna. Condannare una persona così è peccato. Criminalizzare le persone di tendenza omosessuale è una ingiustizia. Alcuni dicono: creano gruppi che fanno chiasso. Ma non sto parlando dei gruppi, le lobby sono un’altra cosa, sto parlando delle persone. E il catechismo della Chiesa cattolica dice una frase: non vanno marginalizzati. È chiaro”.

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