Roma, neonato morto soffocato: Lanzone fa chiarezza sul ‘Rooming In’

Roma, neonato morto soffocato: il dottor Lanzone ha voluto fare chiarezza in merito alla vicenda riguardante il ‘Rooming In’

Antonio Lanzone
Antonio Lanzone (screenshot video YouTube) Notizie.com

La vicenda del neonato morto soffocato a Roma ha sconvolto tutto il Paese. Nato solamente da pochissimi giorni è venuto a mancare tra lo shock dei genitori. In particolar modo della mamma. In questi ultimi giorni, però, si è parlato molto del ‘Rooming In’. Per chi non lo sapesse è la possibilità che, dopo il parto, il neonato possa stare nella stanza della mamma. Un qualcosa di estremamente fondamentale per il legame che c’è tra, appunto, la madre ed il figlio/a. Anche se, in merito a questa vicenda, si è voluta fare chiarezza. Lo ha spiegato direttamente il dottor Antonio Lanzone, ovvero il direttore dell’area ostetrica del Policlinico Gemelli di Roma.

Quest’ultimo, in una intervista che ha rilasciato al ‘Messagger0‘ ha fatto sapere che non si tratta affatto di un processo obbligatorio. Anche se lo stesso deve essere effettuato in tutte le condizioni di sicurezza possibili ed immaginabili. Il ‘Rooming in’, fa sapere, non è altro che una connessione funzionale e psicologica che c’è tra il nascituro e di chi l’ha messa al mondo. Importanti non solamente da un punto di vista fisico, ma soprattutto per quello psichico che non è affatto da sottovalutare. Stesso discorso vale anche per il ‘Bonding’. Ovvero la funzione di far attaccare, subito al seno della madre, il bambino nato con il cordone ombelicale non reciso. “Il contatto pelle a pelle è assolutamente essenziale per lo sviluppo ottimale della relazione madre bambino” fa sapere il medico.

Roma, neonato morto soffocato: Lanzone fa chiarezza sul Rooming In

Antonio Lanzone
Antonio Lanzone (screenshot video YouTube) Notizie.com

Questo ‘Rooming’ quando deve essere effettuato? Lo stesso prevede che ci debba essere la presenza di un accompagnatore. Tanto è vero che, al ‘Policlinico Gemelli’ sono state realizzate delle strutture con delle camere singole. Il tutto può essere effettuato nella notte oppure di giorni. Nel caso in cui l’accompagnatore non dovesse esserci, il piccolo viene portato al nido. Una volta finito l’allattamento deve essere riportato nella culla.

Lo stesso Lanzone, però, ha smentito categoricamente il fatto che sia un processo obbligatorio: “Assolutamente no. Non esiste una azione coatta, ma un consenso informato. Se la mamma non dovesse accettare allora il piccolo deve andare al nido“. Se la mamma, invece, dovesse cambiare idea e lo vuole allattare nella notte ci sarà un infermiere che l’accompagnerà dal neonato.
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