Ex scissionisti già contro il Pd: non votano il Decreto

Sono da poco entrati a far parte del Pd, eppure gli ex scissionisti già si trovano in disaccordo: in Parlamento non votano il Decreto.

Pare proprio non esserci davvero pace per il Partito Democratico che proprio nelle scorse ore ha registrato il totale disaccordo in Parlamento dei partito Articolo Uno, quello formato dagli ex scissionisti che si sono fatti eleggere grazie ai voti del partito di Enrico Letta, proprio come riporta il Giornale.

Articolo Uno
Roberto Speranza, foto fonte Ansa. Notizie.com

Ieri infatti è stato approvato alla Camera con un larghissima maggioranza il Decreto Ucraina che proroga fino al 31 Dicembre dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari al paese invaso dalla Russia. Ebbene, il Pd salvo alcune eccezioni ha votato a favore, cosi come l’ex Ministro del governo Draghi Roberto Speranza e l’ex Sottosegretaria Cecilia Guerra.

Eppure, alcuni membri del partito non hanno partecipato al voto proprio come segno di dissenso: una decisione che ha lasciato di stucco tutti quanti e probabilmente in prima linea anche il Partito Democratico stesso che pensava di avere il loro appoggio. Ma entriamo nel particolare.

Ex scissionisti contro il Pd, il motivo lo spiega Arturo Scotto

Pare proprio che alcuni membri di Articolo Uno, il partito entrato in Parlamento anche grazie ai voti del Partito Democratico, non si sia poi mostrato compatto al momento del voto sul Decreto Ucraina, ad avere spiegato il motivo, cosi come riporta il Giornale è stato proprio Arturo Scotto.

Arturo Scotto, foto fonte Ansa. Notizie.com

Vincere la guerra contro una potenza nucleare significa mettere nel conto l’armageddon. Meglio quindi far contento Putin e affrettare la sconfitta, abbandonando l’Ucraina inerme al proprio destino, nelle mani dei genocidi del Cremlino” sono queste le sue parole rilasciate per il Fatto.

Insomma una decisione che da un certo punto di vista ha fatto storcere il naso ad alcuni membri del partito, tra cui Enrico Borghi che ha criticato “l’eccessiva enfasi data dal Pd al rientro degli ex scissionisti, dai quali mi sarei quantomeno aspettato una riflessione sui propri errori e sui danni provocati al centrosinistra intero. E invece”.

Ad ogni modo, questo voto ha aperto le porte per una nuova divisione e una nuova rottura: “Si sono fatti eleggere da noi, ma ora aspettano solo che prendiamo una scoppola alle Regionali del 12 febbraio per annunciare, insieme a Conte e a quel genio politico di D’Alema, che il Pd è fallito e bisogna fare una nuova Cosa Rossa a guida 5S” ha confessato un dirigente dem riformista.