La Verità, Ettore Prandini: “Ue preda delle lobby del cibo chimico”

Il capo di Coldiretti: «È peggio del Qatargate: qui si gioca con la salute. Attaccano vino e carne per favorire le multinazionali degli alimenti sintetici”

La salute non c’entra nulla, qui si parla di soldi, di lobby che imperversano a Bruxelles e di un’Europa che è ostaggio delle multinazionali, altro che di un bicchiere di vino». Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – oltre un milione e mezzo d’imprese agricole associate, la rappresentanza dell’agroalimentare di eccellenza con Filiera Italia – è su di giri: l’attacco dell’Irlanda al vino con le etichette terroristiche e il silenzio assenso dalla Commissione europea lo hanno convinto che tira una pessima aria per i nostri prodotti. Compresa la demonizzazione della zootecnia, il «mestiere» di Prandini. Nella sua azienda a Lonato del Garda alleva bovine da latte. «Ma faccio anche dell’ottima Lugana», il bianco gardesano che ha conquistato i mercati internazionali. Prandini, cinquantenne, una laurea in giurisprudenza coltivata come «un campo di cultura economica, istituzionale e giuridica», ha tre figli e quando s’accalora «nella difesa dei valori agricoli e della nostra tradizione alimentare» lo fa per garantire ai giovani un futuro «in un mondo buono, ma buono sul serio».

Il presidente di Coldiretti
Ettore Prandini il presidente di Coldiretti se la prende con la Ue (Ansa – notizie.com)

Magari dove non si debbano per forza mangiare cavallette a colazione. «Sui vermi nel piatto ci torniamo – dice il presidente di Coldirettiperché sono la manifestazione più evidente che Bruxelles è totalmente fuori sintonia con la gente. Gli italiani li rifiutano, ma così gran parte degli europei M’interessa però fare chiarezza sul vino. Per noi significa 14 miliardi di fatturato, di cui oltre la metà all’estero. Vendiamo circa 3,5 miliardi di vino in Europa e oltre 4 nel resto del mondo, con gli Usa che sono il nostro miglior cliente e dove abbiamo costruito una cultura della qualità, del bere responsabile. Siamo il primo produttore mondiale, secondi dietro la Francia per valore dell’export, ma siamo il Paese che ha il più consistente accrescimento del valore della produzione. Difendere il settore vitivinicolo è difendere l’economia e la cultura italiane. L’Irlanda non produce vino, ma ospita grazie al suo regime fiscale che fa dumping al resto d’Europa le multinazionali del bere che stanno spendendo miliardi in comunicazione e che vogliono erodere quote di mercato. Per loro è conveniente promuovere bevande che con la chimica magari riproducono anche gli aromi del vino ed è indispensabile togliere dal mercato un concorrente come l’Italia».

“Gli insetti? Gli europei non li vogliono, ma Bruxelles andrà avanti”

Il nuovo cibo
Alcune aziende diffondono insetti come nuovo cibo ma gli europei non sembrano gradire (Ansa – notizie.com)

Una scienziata diventata famosa grazie al Covid, la professoressa Antonella Viola, applaude all’Irlanda, peraltro già imitata dal Canada, e dice che il vino come tutto l’alcol fa malissimo. Chi beve vino ha il cervello piccolo… «Mi dispiace per la professoressa Viola, ma ci sono migliaia di studi che dicono il contrario. Magari lei sa tutto sui virus, però dovrebbe ascoltare e studiare la mole gigantesca dei pareri dei nutrizionisti che dicono che un consumo moderato di vino, come peraltro è nella cultura nostra, fa bene. Il vino è un tratto identitario, è un prodotto culturale che deriva dalla storia della nostra civiltà: dai greci, dai romani. Osservo, ma è per far capire che certi giudizi buttati lì magari per fare notizia contrastano con la realtà, che in Italia ci sono migliaia di centenari e tutti dichiarano di aver sempre bevuto vino e di continuare a consumarlo. Vorrei sapere perché gli stessi allarmi che si lanciano sul vino non li sento per i cibi ultraprocessati, pieni di sostanze chimiche, di cui si fa fatica a riconoscere gli ingredienti e che l’Europa vuole imporci». Il Parlamento di Strasburgo aveva però bocciato il documento europeo sul cancro in cui si accennava al vino come rischioso. Perché la Commissione ha dato il via libera all’Irlanda per le etichette terroristiche? «È la prima volta che accade che il Parlamento venga scavalcato e questa Commissione è particolarmente sensibile alle istanze dei lobbisti. A Bruxelles la pressione delle multinazionali della nutrizione è fortissima. Il Parlamento aveva escluso che si potesse equiparare la nocività del fumo, da cui le etichette dissuasive sui pacchetti di sigarette, con il vino, di cui è dimostrato che un consumo moderato è salutare. È chiaro che l’abuso va combattuto, ma ogni abuso fa male, anche quello di succo di pomodoro che piace alla professoressa Viola. Invece la Commissione ha dato il via libera all’Irlanda. Come daranno via libera alla carne, al pesce, al latte sintetici. Perché a Bruxelles comandano i lobbisti delle multinazionali».

Sembra uno scenario da Qatargate… «È peggio. La corruzione del Qatar incide su dichiarazioni di principio politico, qui si sta giocando con la salute di centinaia di milioni di persone. La sete di guadagno delle multinazionali della distribuzione e della nutrizione in stretto collegamento con Big pharma sta condizionando le scelte della Commissione: i guadagni folli di una ventina di persone condizionano i destini degli europei. Servirebbe il primato della politica e invece le lobby hanno stretto d’assedio Bruxelles. Pensiamo al Nutri-score, l’etichetta a semaforo che non è affatto un pericolo scampato. Hanno solo preso tempo per far calmare le acque, ma le multinazionali che lo sostengono insistono perché gli energy drink, le patatine fritte, gli alimenti Frankenstein prendano il posto dei cibi sani, agricoli, dell’olio extravergine di oliva. E la Commissione le ascolta con attenzione». Ci sono dei fatti che lo dimostrano? «È opportuno che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen vada a rendere omaggio a Bill Gates, che è il primo produttore e sponsor della carne sintetica ed è anche il maggior finanziatore privato dell’Oms? L’Organizzazione mondiale della sanità dove Big pharma ha dimostrato di essere molto ascoltata – e Gates ha interessi anche nel settore dei vaccini – dovrebbe essere un organismo terzo, indipendente. Ebbene, dall’Oms arrivano allarmi sulla carne rossa – che per fortuna sono stati rintuzzati – e arrivano inviti ai novel food, che sono soltanto prodotti della chimica. Poi la Commissione dà il via libera alla finta carne e agli insetti importati dal Vietnam, Paese sul quale per quel che riguarda la salubrità alimentare è lecito avere dei dubbi. Frans Timmermans, olandese che politicamente conta più della Von der Leyen, vicepresidente della Commissione – in Olanda le multinazionali prosperano grazie a tasse da paradisi fiscali che dovrebbero essere incompatibili con un’idea di Europa unita – vuole azzerare la zootecnia per fare posto ai bioreattori che il suo Paese ospita insieme alla Danimarca, dove si producono le bistecche sintetiche”