CorSera, occhiaie, lasagne e liti da saloon: le notti insonni sugli articoli

Il tour de force nella Sala del Mappamondo dietro alla Manovra e a tutti gli emendamenti. E un deputato fa partire la musica di Rocky

“Sempre sia lodata!”, si sente urlare alle 4 del mattino dal fondo della sala, dove la schiera di poltroncine rosse con braccioli rigidissimi è stata trasformata in una specie di dormitorio, l’ultimo rifugio dei parlamentari che si danno il cambio per schiacciare un pisolino mentre a pochi metri da loro l’esame della legge di bilancio va avanti. “Sempre!”, risponde un’altra voce dal centro della scena, sigillando idealmente l’approvazione dell’articolo che contiene il finanziamento di cinquecentomila euro alla Confraternita della Misericordia. Ventiquattr’ ore prima, sempre verso le 4 del mattino, qualche deputato aveva acceso il proprio microfono e l’aveva abbassato fino a farlo arrivare all’altezza dell’altoparlante dello smartphone, col risultato di sparare a tutto volume «Eye of the tiger», il pezzo rock dei Survivor celebre negli anni Ottanta per essere stata la colonna sonora di Rocky III (qualche anno dopo, e siamo all’estate scorsa, la canzone avrebbe fatto da corredo ai meme divertenti del web a proposito degli «occhi della tigre» richiesti in campagna elettorale dal segretario del Pd, Enrico Letta).

Il momento
Il Premier Giorgia Meloni (Ansa)

Camera dei Deputati, Sala del Mappamondo, piano quarto di Palazzo Montecitorio, il teatro della commissione in cui vanno in scena le notti bollenti della legge di bilancio. Dove il sacro della Confraternita della Misericordia si mescola al profano di Rocky III, e tutti e due si fondono virtualmente con la caccia al cinghiale trasferita in territorio urbano, coi cinghiali catturati in città – così recita l’emendamento di Fratelli d’Italia approvato con un blitz a sorpresa – che potranno anche essere mangiati. «Io l’avevo capito che stava succedendo qualcosa», dice a un certo punto il Verde Angelo Bonelli. «Li vedevo là, tutti tesi, quelli della lobby della caccia».

 

La Camera
Il Parlamento italiano (Ansa)

Non ci si deve mai distrarre, in commissione Bilancio. Uno dorme, gli altri fanno passare un emendamento che può contenere qualsiasi cosa. Bonelli non dorme ma contro i voti della maggioranza può poco. Sono le 6.45 di ieri mattina, mercoledì 21 dicembre. Qualche ora prima, gli esponenti della maggioranza avevano cominciato a litigare tra loro sui fondi riservati al Parlamento, scesi improvvisamente da 400 milioni a 200. «Giorgetti, guarda che abbiamo chiamato Molinari, sta arrivando», è il fuoco amico dei leghisti contro il loro ministro.

Il capogruppo del Carroccio, con la faccia di uno che è stato svegliato nel cuore della notte e trascinato di peso a Montecitorio, raggiunge il superministro insieme all’omologo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti. Il titolare dell’Economia non è spaventato per nulla, anzi: «Ragazzi miei, mi dite che non sapete nulla ma io che cosa posso fare? Guardate che questa decisione è stata presa insieme ai segretari di partito», che poi sarebbero Meloni e Salvini. La catena di montaggio della legge di Bilancio funziona così: gente che va, gente che viene, i commessi della Camera che tengono lontani tutti quelli senza il tesserino che vale l’accesso al piano IV.

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