Zara e Bershka: lavoratori in sciopero, shopping di Natale a rischio

Nessun accordo tra le parti. Prosegue lo stato di agitazione, proclamato sciopero a livello territoriale e nazionale

Adesso è davvero a forte rischio lo shopping nei negli store dei marchi di abbigliamento più popolari in Italia in vista di due appuntamenti molto importanti per quanto riguarda gli acquisti, il Black Friday in programma nel prossimo weekend e soprattutto il periodo natalizio.

I lavoratori di Zara in sciopero –

La trattativa del rinnovo del contratto integrativo aziendale in fase di stallo ha portato i lavoratori del gruppo ITX Italia Srl a incrociare le braccia in tutti i punti vendita del gruppo su tutto il territorio nazionale, centri commerciali compresi.

A rischio lo shopping

Lo stato di agitazione a livello nazionale è stato dichiarato la scorsa settimana, a dare il via alla protesta lo store Zara di Palazzo Bocconi, in via del Corso, a Roma, seguita da un’altissima adesione. “Incassi più alti del 2019, ma nessun premio ai dipendenti”. Questa la motivazione di base che ha portato tutti i lavoratori del gruppo ITX Italia Srl, depositario dei famosissimi marchi di abbigliamento di Zara, Zara Home, Bershka, Pull & Bear, Massimo Dutti, Stradivarius e Oysho, a proseguire lo stato di agitazione già avviato lo scorso agosto, al quale saranno associate otto ore di sciopero a livello territoriale e regionale e ulteriori otto ore di sciopero che verranno presto definite a livello nazionale. Il tutto nel pieno della settimana del Black Friday e dell’inizio poi dello shopping natalizio.

Non è tutto oro ciò che luccica

Fatturati milionari in tutto il mondo, eppure per i dipendenti di ITX Italia, principali contribuenti dei guadagni delle più famose catene, non è previsto alcun premio, che spetterebbe solo ai manager dell’azienda. “Lavorare in questi negozi è diventato troppo gravoso”, raccontano i sindacati che denunciano un atteggiamento di chiusura dell’azienda a tutte le proposte presentate oltre un anno fa e relative alla conferma delle commissioni concordate all’atto delle assunzioni e all’aumento dei buoni pasto dagli attuali 5 euro a 8 euro.

La protesta di alcuni lavoratori davanti a Pull & Bear –

E’ inaccettabile che adesso l’azienda rifiuti di riconoscere ai lavoratori l’impegno richiesto redistribuendo parte dei guadagni ottenuti. Per quanto ci riguarda, non ci fermeremo: sono previste, sia sul piano nazionale che sul piano regionale e di unità produttiva, altre iniziative di protesta, con modalità ancora da definire”, concludono i rappresentanti dei lavoratori.