Soumahoro: “La coop? Se avessi saputo non mi sarei mai candidato”

Il deputato di Sinistra Italiana, intervistato da Piazza Pulita, ammette: “Ho commesso una leggerezza, non sapevo nulla delle indagini”

La coop? Non lo sapevo delle indagini. Ho commesso una leggerezza. Non sapevo. Ma se fossi stato a conoscenza di una eventuale indagine non mi sarei nemmeno candidato”. Lo ha detto il deputato Aboubakar Soumahoro intervistato a ‘Piazzapulita’ su La7. Ma, gli è stato chiesto, perché non hai avvisato il partito che la tua famiglia gestiva centri di accoglienza? “E’ vero, la mia famiglia gestisce centri di accoglienza, ma quella gestione ha una ventina di anni e la mia attuale compagna l’ho conosciuta nel 2018 quando la coop già esisteva”.

La moglie del deputato
Liliane Murekatete, la moglie di Aboubakar Soumahoro (Facebook)

A fronte dei ritardi nei pagamenti “doveva scattare da parte mia un ulteriore approfondimento. Essermi limitato a questa situazione non me lo perdono“. Ma, gli viene detto, Bonelli e Fratoianni oggi si sentono ingannati: “Avere la gestione di una coop non è un reato – la sua risposta – diventa un problema quando i diritti e le condizioni di lavoro e il rispetto non vengono garantiti. Per me non c’era imbarazzo“.

La suocera del deputato è indagata per malversazione

L'indagata
La suocera di Soumahoro Marie Therese Mukamitsindo (Ansa)

E in ogni caso, ha proseguito, “avrei detto che sapevo che c’erano stipendi arretrati e sono pronto a confermarlo in qualunque sede. E laddove ci sono illeciti sono io ad affidarmi alla magistratura senza alzare lo scudo familiare“. Rispetto alla sua candidatura in Parlamento, Soumahoro ha ribadito “Non sono un iscritto di Sinistra Italiana, quello che è avvenuto all’interno dei partiti prima del voto io non lo so”.

Ma non sono certo andato io ad autocandidarmi perché la mia storia non è uno show di Hollywood ma quella che ha dato vita al primo tavolo contro il caporalato. Chi è stato il primo a chiedermi di candidarmi? C’erano Si e Europa Verde, ma il mio curriculum è quella storia che ha dato ai braccianti, non solo nel Foggiano, la possibilità di un percorso di autodeterminazione