La città di Macallè bombardata da jet etiopi: bilancio gravissimo

La capitale del Tigrè, Macallè, è stata bombardata dai jet etiopi. Il bilancio è davvero molto grave. Ecco tutti i dettagli.

Non si fermano i bombardamenti sulla città di Macallè, la capitale del Tigrè. Come riportato da Agenzia Nova, nelle scorse ore i jet etiopi hanno effettuato un nuovo raid aereo provocando la morte di diverse persone, tra cui alcuni bambini.

Etiopia
La guerra nel Tigrè è ripresa: colpito un asilo, diverse le vittime © Ansa

Da quanto riferito dall’Unicef, nell’attacco è stato colpito anche un asilo e tra le vittime, quindi ci sarebbero anche bambini. Non si ha, al momento, un bilancio ufficiale di questo raid, ma le prime informazioni che arrivano direttamente dalla città tigrina è possibile nu numero molto alto.

L’attacco deciso dall’Etiopia, che inizialmente aveva parlato solamente di edifici militari, conferma una situazione molto tesa in tutta la zona e soprattutto una ripresa delle ostilità dopo un periodo di tregua di cinque mesi. E proprio per questo siamo certi che nei prossimi giorni ci saranno altri attacchi.

La situazione nel Tigrè

Premier Etiopia
L’Etiopia ha ripreso a bombardare nel Tigrè: diverse le vittime © Ansa

La situazione nel Tigrè continua ad essere molto tesa. Come detto in precedenza, qualche giorno fa sono ripresi i combattimenti dopo cinque mesi di tregua e il bilancio delle vittime sembra destinato ad aumentare considerando il fatto che i raid etiopi ufficialmente hanno come obiettivo strutture militari, ma in realtà colpiscono anche edifici pubblici come asili. Un quadro complessivo molto critico e che rischia di peggiorare nei prossimi giorni.

Si tratta di una guerra che ormai va avanti da novembre 2020 e vede come principali protagonisti l’Etiopia e il Fronte di liberazione del Tigrè. Un conflitto che negli ultimi cinque mesi aveva avuto una piccola tregua, ma che in questi giorni ha ripreso con forza e tra le vittime ci sono anche bambini.

Il governo tigrino ha chiesto a tutti i cittadini di stare lontano dagli edifici militari proprio per evitare di essere coinvolti in questi raid che, come detto in precedenza, hanno colpito anche asili ed altre strutture pubbliche.