Davanti alla persecuzione del Governo del Nicaragua alla Chiesa cattolica, quest’ultima risponde con l’arma più forte nelle sue mani: la preghiera e l’affidamento al Signore con l’esposizione del Santissimo Sacramento nelle strade del Paese. 
Già nei giorni precedenti mons. Rolando José Álvarez, vescovo di Matagalpa e amministratore apostolico di Estelí, descritto come il vescovo più esposto e coraggioso nelle denunce contro chi attenta alla libertà religiosa, dopo essersi trovato sotto sotto assedio, impossibilitato a dire messa nella sua cattedrale, ha deciso di scendere in strada per quaranta minuti, in ginocchio di fronte alla polizia del regime di Ortega.
Ma soprattutto “in ginocchio solo davanti a Dio”, ha spiegato mons. Álvarez sfidando la polizia, che lo ha bloccato con forza all’interno della curia. L’augurio di mons. Álvarez, che vive sotto il costante assedio della Polizia del regime di Daniel Ortega, è che “le forze dell’ordine permettano una vita normale al popolo fedele”.
La dura persecuzione anti-cristiana del regime di Ortega
Il regime sta infatti mettendo in atto da tempo una dura persecuzione contro i cristiani, tenendo sequestrati sacerdoti e chiudendo diverse radio operavano nel nord del Paese e dipendevano dalla Chiesa di Matagalpa: Radio Hermanos, Radio Nuestra Señora de Lourdes, Radio Nuestra Señora de Fátima, Radio Alliens, Radio Monte Carmelo e Radio San José.
Ufficialmente, la Nicaragua ha accusato la Chiesa cattolica e il vescovo Rolando Alvarez di avere incitato alla violenza ai fini della destabilizzazione del Paese. Di fatto, il vescovo si trova ormai da giorni assediato nella sua resistenza. La Chiesa da par suo continua a non piegarsi alle intimidazioni e a manifestarsi apertamente critica nei confronti del presidente Daniel Ortega. Mons. Álvarez ha così rotto l’assedio della Polizia uscendo in strada con il Santissimo sacramento.
Ora è arrivata anche la nota del Celam, il Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico, che ha espresso vicinanza e solidarietà a tutto il popolo di Dio del Nicaragua, dai vescovi e semplici religiosi fino ai laici, tutti duramente vessati dalle autorità governative. 
“Gli ultimi avvenimenti, come l’assedio di sacerdoti e vescovi, l’espulsione di membri delle comunità religiose, la profanazione dei templi e la chiusura delle stazioni radio, ci hanno ferito profondamente. Esprimiamo loro la nostra solidarietà e vicinanza”, hanno scritto i rappresentanti dei vescovi latinoamericani, con la firma di mons. Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo, in Perù, e da mons. Jorge Eduardo Lozano, arcivescovo di San Juan de Cuyo, in Argentina, rispettivamente presidente e segretario generale del Celam, insieme a quello di tutti gli altri vescovi a seguire.
La nota dei vescovi latino-americani vicini alla Chiesa
La nota prosegue affermando che la Chiesa, in questo momento così duro, accompagna “i fratelli che attraverso strade diverse cercano di essere la voce di coloro che non hanno voce, per costruire un dialogo capace di tracciare un cammino di unità e di pace”. Nello specifico, è stata manifestata “fraternità, amicizia e comunione spirituale” nei confronti di mons. Rolando José Álvarez
“Questa situazione ci tocca il cuore, come vescovi e come Chiesa del Nicaragua”, afferma la nota, citando un discorso alla Curia romana di Benedetto XVI per riaffermare che la Chiesa “proclama il Vangelo della pace”. L’invito, in vista del Congresso nazionale mariano, è a recitare a pregare il Rosario, invocando la patrona del Nicaragua, Nostra Signora dell’Immacolata Concezione.
La Iglesia católica de Nicaragua vive los momentos más oscuros de los últimos 30 años. Se da con Ortega en el poder al igual que ocurrió en los años 80. pic.twitter.com/8xfJeM55rB
— Houston Castillo (@HoustonTexasni) August 4, 2022





