Jovanotti risponde duro: “Al Jova beach party niente lavoro nero!”

E’ arrivata la risposta infastidita sul suo profilo social alle accuse di lavoro nero nei suoi concerti

Dopo il blitz dell’ispettorato del lavoro e le accuse di rovinare con il suo show gli ecosistemi, l’artista ha voluto rispondere in maniera decisa, dato che non accennano a placarsi le polemiche legate al suo tour che si svolge sulle spiagge del litorale italiano e che da due stagioni registra ovunque il tutto esaurito.

Una delle tappe del Jova Beach Party –

In un primo momento, alcune fonti stampa avevano diffuso la notizia dell’individuazione di 17 lavoratori in nero, sia italiani sia stranieri. Ma l’agenzia Trident, che organizza il tour di Jovanotti, aveva subito smentito categoricamente tale circostanza.

La replica social del cantante

“Quando è uscita la notizia dell’ispezione nel nostro cantiere secondo cui erano stati trovati lavoratori non in regola, mi sono preoccupato. Il lavoro nero per me è una piaga enorme, una cosa molto seria”, comincia così la diretta Instagram dal Lido di Fermo di Jovanotti, che ha deciso di intervenire direttamente per respingere accuse e sospetti circolati ultimamente sul suo “Jova Beach Party” che sta girando l’Italia. In particolare Jovanotti ha respinto le accuse di utilizzare lavoratori in nero messe in giro dopo il blitz del 3 agosto dell’ispettorato del lavoro, e ha replicato anche a chi punta il dito sui rischi per l’ecosistema, accusandolo addirittura di greenwashing. “Collaboriamo con 20 società che offrono servizi, dall’audio al palco, al facchinaggio”, ha spiegato Salvadori della Trident, la società che organizza l’evento, seduto al fianco del cantante durante la diretta Instagram, “che oggi è difficile da trovare, perché dopo tre anni di Covid metà facchini specializzati hanno cambiato lavoro e oggi per trovare 700 facchini che ci servono dobbiamo farli arrivare anche da 200-300 km con i pullman e da sei, sette, otto società diverse che noi conosciamo, che lavorano nell’abito della musica da anni se non da decenni, ed è impensabile che facciano lavorare in nero”.

Jovanotti e il direttore di Trident durante la diretta Instagram – Instagram

Una polemica vecchia di un anno

Il tour estivo di Jova è partito il 2 luglio da Lignano Sabbiadoro con circa 36 mila persone a sera e solo tre giorni dopo ha iniziato a circolare sui social uno striscione affisso a Marina di Ravenna, con scritto: “65 metri di tamerici abbattuti per Jovanotti“, poi è montata la polemica sul lavoro in nero: Il ‘Jova Beach Party’ non è un progetto ‘greenwash‘, parola che mi fa cagare, ma un lavoro fatto bene”, ha continuato il cantante visibilmente arrabbiato per questa accusa, “non devastiamo niente, anzi, le spiagge noi non solo le ripuliamo ma le portiamo a un livello migliore di come le abbiamo trovate. E ce lo riconoscono tutte le amministrazioni con cui abbiamo lavorato. Greenwash è una parola finta, mi fa schifo anche chi la pronuncia. E’ un hashtag e gli hashtag sapete dove dovete metterveli”. Poi ha chiuso sfidando i suoi accusatori: “Se pensate che il nostro non sia un lavoro fatto bene venite a verificare, non sparate fuffa. Ci sono tutti gli strumenti legali e amministrativi per verificare quello che succede. Econazisti che non siete altro!”

 

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