Lorenzo Termine (Geopolitica.info): “Ecco cosa sta succedendo a Taiwan”

Lorenzo Termine di Geopolitica.info ai microfoni di ‘Notizie.com’: “Esiste il rischio di un intervento americano in caso di operazione in vasta scala”.

Notizie.com ha contattato Lorenzo Termine, ricercatore del Centro Studi Geopolitica.info e dottorando in Studi Politici presso Sapienza Università di Roma, per fare il punto della situazione sulle tensioni tra Cina e Taiwan.

Lorenzo Termine
Lorenzo Termine in esclusiva ai microfoni di Notizie.com

Cosa sta succedendo a Taiwan in queste ore?

Affrontandola da una prospettiva cinese quello che sta accadendo è che Pechino sta facendo una attività di segnalazione. Sta dicendo che a qualsiasi modifica allo status quo politico-territoriale che vige dal 1979 si risponderà con l’utilizzo della forza. Viene fatta attraverso vari strumenti e non solo militari. In campo abbiamo esercitazioni navali, aeree, missilistiche, ma abbiamo anche un embargo su circa 2mila prodotti taiwanesi. E’ una attività di risposta. Cioè si sta segnalando che si vuole mantenere lo status quo“.

La visita di Nancy Pelosi a Taiwan ha accelerato questa attività di segnalazione?

La Cina svolge questa attività di segnalazione costantemente. E’ pur vero che la visita di Nancy Pelosi ha aumentato esponenzialmente la scala di questa attività. Basti pensare che luglio è sempre un mese di esercitazioni, ma rispetto al passato è cambiata la dimensione e la localizzazione. Abbiamo esercitazioni lungo a sei aree principali attorno a Taiwan e almeno tre di queste prevedono una violazione delle acque territoriali taiwanesi. Ora i cinesi fanno violazioni dello spazio aereo taiwanese con una certa frequenza. Il punto qua non è la singola violazione, ma il coordinamento. La prima può essere un errore o una provocazione, la seconda può essere interpretata come un precursore di una invasione in vasta scala. L’obiettivo è capire fino a dove le parti sono pronte a spingersi”.

Nancy Pelosi
La visita di Pelosi ha aumentato l’attività cinese a Taiwan © Ansa

Cosa potrà accadere nei prossimi giorni?

Questa attività è molto rischiosa. La mia sensazione ad oggi è che Pechino non stia programmando una invasione. Abbiamo visto quanti mesi è durata la preparazione della Russia per l’operazione in Ucraina. C’è stato un ammassamento di truppe al confine, schermaglie, dichiarazioni, passaggi politici importanti e tutto questo non è avvenuto tra Cina e Taiwan. Una invasione tutta in un colpo sarebbe molto rischiosa per i cinesi. Poi c’è un punto politico. Fare una invasione di cui non si è certi dell’esito è un incubo per Xi Jinping perché a novembre ci sarà il ventesimo congresso del Partito Comunista cinese. E’ pur vero che esistono correnti all’interno del Partito Comunista, esiste un malcontento rispetto alla gestione del Covid, dei rapporti con l’India, con gli Stati Uniti e se dovesse aggiungersi anche un malcontento rispetto ad una operazione protratta, costosa la conferma di Xi sarebbe a rischio. C’è poi un ultimissimo fattore: l’invasione russa ha dimostrato che l’attenzione americana è distratta dall’Europa perché sono concentrati sull’Indopacifico. E i cinesi sanno bene che la certezza americana di difendere lo status quo è granitica“.

E’ possibile un intervento diretto da parte degli Stati Uniti?

In caso di invasione di larga scala sì. Il rapporto tra Usa e Taiwan è regolamentato da alcuni documenti fondamentali. E nei due testi più importanti si legge che gli americani non accetteranno nessuna modifica allo status quo di Taiwan se non decisa democraticamente dai cittadini. Anzi viene aggiunto che gli americani lo considerano una minaccia vitale al proprio interesse di sicurezza nazionale“.