Indipendenza finanziaria, energetica e alimentare per l’Italia: possibile?

Per l’Italia sarebbe possibile pensare all’indipendenza finanziaria accanto a quella energetica e alimentare? La strana idea del super-banchiere che fa gola al sindacato bancario. 

È il quesito posto dall’Ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, in un intervento pubblico in cui ha definito da stolti abbandonare letteralmente l’Italia nelle mani della Bce e delle sue comunicazioni, spesso ben poco rassicuranti, oltre che della speculazione selvaggia dei mercati.

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(Ansa)

Anche perché il Belpaese, ha spiegato Messina, ha “fondamentali solidissimi”, mentre nello stesso tempo si è vista schizzare lo spread a 250 punti invece dei 100 che a suo avviso invece meriterebbe, a causa della sostenibilità del debito italiano.

L’appello del banchiere raccolto dalla Fabi

L’Ad di Intesa si è così lasciato andare un appello accorato alle istituzioni politiche e finanziarie, nonché agli italiani stessi, a compiere un gesto solo: rientrare in possesso dei nostri titoli di Stato per essere liberi dalle mosse delle banche centrali. Oltre che naturalmente dalle imposizioni dell’Europa e dal maremoto continuo dei listini.

Tuttavia ci si chiede come mettere in pratica quella che a parola sembra un’ottima idea, forse però più difficile da concretizzare? Il segretario della Fabi, la Federazione Autonoma Bancari Italiani, Lando Maria Sileoni, ha provato a rispondere, tirando in ballo il mattone pubblico, che in Italia consiste in un consistente patrimonio di ben 300 miliardi.

Questo, se messo a reddito, potrebbe dare vita a un tesoretto di una cifra pari a 50 miliardi di euro. “Con tutto quel denaro il governo potrebbe tagliare il debito pubblico che ha raggiunto i 2.750 miliardi di euro, oppure, ed è l’ipotesi preferibile, avere risorse in più per abbassare le tasse sui lavoratori e i pensionati“, tuona Sileoni.

Così la proposta della Fabi è in linea con le parole di Messina è consiste nella costituzione di fondi immobiliari ad hoc con l’obiettivo di attrarre ingenti risorse private. Così da acquistare dalle amministrazioni pubbliche una parte del patrimonio edilizio, e con la somma ricavata dalla vendita degli immobili pubblici raddoppiare gli stanziamenti del governo per la riduzione del o tributario sui redditi fino a 35.000 euro.

Visto, infine, che ad oggi nei conti correnti delle famiglie italiane sono depositati ben 1.640 miliardi, che non ricevono alcun rendimento, una parte di questi risparmi, secondo il sindacato bancario, potrebbe confluire in fondi real estate. E, in questo modo, valorizzare il mattone e, nello stesso tempo, fare fruttare i risparmi delle famiglie per la collettività e per il taglio delle tasse a carico delle famiglie.