Anche in Italia i nostalgici di Lenin e Stalin si schierano con la guerra di Putin

In provincia di Roma è polemica per il simbolo dell’invasione russa apparso sulle locandine di una sezione del PCI. FdI: è una festa in onore della follia

Un'immagine della 'Babushka Z' utilizzata dalla propaganda russa
Un’immagine della ‘Babushka Z’ utilizzata dalla propaganda russa (Foto Twitter)

C’è un simbolo che gli italiani hanno iniziato a conoscere bene dallo scoppio della guerra in Ucraina: è la “Z” che contrassegna le truppe e i mezzi militari russi. Le origini di questo simbolo affondano nella storia russa e spesso questa “Z” la si vede realizzata, e appuntata sul petto o sulle giacche, con un nastro nero e arancione. Il riferimento è al famoso “nastro di San Giorgio”, simbolo introdotto in epoca zarista e oggi diventato sinonimo di orgoglio patriottico russo e tratto distintivo di chi sostiene l’“operazione militare speciale” di Putin. Un simbolo di sostegno alle Forze Armate russe che alcuni Stati, come Germania e Lituania, hanno deciso di vietare perché paragonato alla svastica nazista.

Il Pci celebra la vittoria dell’URSS con la “Z”

Il manifesto del Pci di Zagarolo con la Z
Il manifesto del Pci di Zagarolo con la ‘Z’ formata dai colori del nastro di San Giorgio (foto Facebook PCI Monti Prenestini-Casilina-Nettunense)

Per queste ragioni sta facendo molto discutere la scelta della sezione del Partito Comunista Italiano Monti Prenestini-Casilina-Nettunense di Zagarolo, comune di poco più di 18 mila abitanti in provincia di Roma, di inserire una grande “Z” formata dai colori del nastro di San Giorgio sulla locandina realizzata delle iniziative organizzate per festeggiare “la vittoria dell’Unione Sovietica sulla bestia nazifascista”. In un lungo post su Facebook per presentare il programma, i dirigenti del Pci condannano la “narrazione unica” sulla guerra “nella quale vengono riabilitati opportunisticamente simboli e gesta dei nazifascisti, attaccano la Nato e la Ue che armano il Battaglione Azov Nazista e Banderista”, si dicono contrari ad “ogni forma di equiparazione fra nazismo e comunismo”, vogliono “un’Ucraina antifascista” e che l’Europa si liberi “dal giogo degli Stati Uniti d’America”.

I ritratti di Stalin e Lenin e la sintonia con i comunisti russi

Il partito comunista russo sostiene la guerra in Ucraina
Il leader del Partito comunista russo Gennady Zyuganov (FOTO ANSA EPA YURI KOCHETOV)

Posizioni vicine, se non perfettamente coincidenti, alla narrazione e alla propaganda dei mezzi di comunicazione legati al Cremlino, che fin dall’inizio del conflitto sostengono la necessità di “denazificare” l’Ucraina e di fermare il ruolo occidentale a Kiev. Toni simili a quelli usati dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nella sua contestata intervista a “Zona Bianca” su Rete 4: “Il governo ucraino è diventato uno strumento degli estremisti nazisti e del governo degli Stati Uniti”. Posizioni, quelle del Pci di Zagarolo, coincidenti con quelle dell’attuale Partito Comunista russo, gli eredi del Partito comunista sovietico allineati al Cremlino sulla guerra d’aggressione di Putin all’Ucraina. Una “sintonia” politica ribadita anche dalla presenza nei locali della sezione dei ritratti dei dittatori sovietici, Lenin e Stalin.

L’accusa di FdI: “È una festa in onore della follia”

I ritratti di Lenin e Stalin nella sezione Pci di Zagarolo (foto pagina Facebook PCI Monti Prenestini-Casilina-Nettunense)

Durissima la reazione di Fratelli d’Italia. “A Zagarolo il Partito Comunista italiano sembra voglia organizzare una festa in onore della follia, ha detto il deputato e coordinatore provinciale di FdI Marco Silvestroni. “Il simbolo della Z dimostra tutta la loro siderale distanza dalla libertà e dalla democrazia. Provo vergogna che in un Comune della Città Metropolitana di Roma Capitale si possano consentire ancora questi attentati alla democrazia”, ha aggiunto. E poi la richiesta: “Spero che la sinistra prenda le distanze chiaramente questo evento e che il sindaco di Zagarolo condanni così come il sindaco della Città Metropolitana di Roma, Roberto Gualtieri.