ESCLUSIVA Mambro: “Quello di San Vittore non è un termovalorizzatore”

“Quello non è un termovalorizzatore”: il tecnico Antonio Mambro svela in esclusiva la verità sull’impianto di San Vittore.

L’impianto di San Vittore, che da decenni brucia il combustibile derivato dal trattamento di fanghi di depurazione e rifiuti urbani nel Lazio, non sarebbe affatto un termovalorizzatore. Norme alla mano, uno dei tecnici che ha lavorato e allestito impianti in tutto il mondo, e per le migliori ditte in circolazione, sostiene che a San Vittore ci sarebbe un inceneritore.

In esclusiva a Notizie.com, Antonio Mambro ha spiegato: Non si tratterebbe di un termovalorizzatore ma di altro – ha osservato -, ci troviamo davanti ad un inceneritore“. Cosa può quindi accadere?Le linee esistenti non sono affatto assimilabili a termovalorizzatori, la quarta proposta è considerata tale dalla Regione Lazio, ma in effetti è a tutti gli effetti un inceneritore, di sicuro non un impianto a recupero energetico. C’è quindi un problema procedurale”.

Il termovalorizzatore fantasma di San Vittore: “Ecco perché si tratta di inceneritore”

A Notizie.com Alessio Mambro spiega quali sono le differenze sostanziali fra i due tipi d’impianto. “L’incenerimento non è ammesso come pratica nel piano regionale gestione rifiuti e neanche nella normativa 851 del 2018 che stabilisce che lo smaltimento o l’incenerimento a terra è una pratica residuale alla raccolta differenziata e al recupero energetico”.

Poi un affondo alla Regione Lazio.La cosa gravissima è che non esista un solo impianto a recupero energetico“. Mambro si spiega meglio svelando le differenze. La differenza fra inceneritore e termovalorizzatore è stabilita dalle normative. “Esiste un numeretto magico che definisce se un impianto è inceneritore a terra o a recupero energetico. Nel caso di San Vittore la linea 2 e 3 sono inceneritori a terra che hanno usufruito della Sblocca Italia, cosa che non competeva a quella tipologia di impianto”.

Mambro ha parlato anche in Commissione rifiuti, e a Notizie.com svela tutto. “Il problema grande risiede nell’ignoranza di alcuni dirigenti. Non capiscono in che caos si mettono loro e mettono la Regione Lazio. Parliamo anche di denunce penali perché i reati sono gravi. Alla fine mi aspetto che il Tar boccerà tutto come ha fatto all’ampliamento del quinto invaso della discarica di Roccasecca. Ci sono anomalie mai risolte”.

Gestione cookie