Biondi: “Ho lasciato Indire in crescita, polemiche inconsistenti”

L’ex presidente di Indire risponde alle polemiche: “Dieci anni c’erano un centinaio di precari, oggi 270 dipendenti a tempo indeterminato”

Giovanni Biondi, ex presidente di Indire, ci sono polemiche sull’Istituto che ha lasciato soltanto pochi mesi fa.
Sono polemiche infondate viste le ottime performance dell’Ente. Prese una a una le questioni sollevate appaiono davvero inconsistenti.

Si discute sui compensi che il cda dell’Istituto si è assegnato nel 2017.
Effettivamente nel 2017 il cda che presiedevo ha deliberato sui compensi dei componenti, seguendo le direttive del Ministero dell’Economia e inviando poi gli atti al Ministero dell’Istruzione. La delibera prevedeva per il Presidente un compenso di circa euro 90.000, una cifra secondo me adeguata e commisurata al rilevante impegno richiesto per guidare un Ente di queste dimensioni. Chiarisco subito che io ero in pensione in quella data e da allora non ho percepito nulla in qualità di Presidente, svolgendo del tutto gratuitamente il mio ruolo.

 Perché il Direttore generale Flaminio Galli è stato rinnovato?
Il contratto del Direttore generale di Indire deve avere una durata da tre a cinque anni ma è previsto dallo Statuto che sia rinnovabile. Quando c’è stata la riorganizzazione sostanziale di Indire, il contratto del Direttore Flaminio Galli è automaticamente decaduto. Il cda ha ritenuto di confermare Galli in virtù degli eccellenti risultati raggiunti dall’Ente in quegli anni, certificati anche dall’Organismo indipendente di valutazione e della grande crescita di Indire.

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 Come è cresciuto Indire?
Dieci anni fa Indire aveva un centinaio di precari storici che andavano avanti con contratti di collaborazione rinnovati di anno in anno. Ora ci sono più o meno 270 dipendenti a tempo indeterminato oltre a circa 120 dipendenti a tempo determinato e una sessantina di collaboratori su progetti temporanei in affidamento.

 Rivendica la regolarità del rinnovo.
La regolarità è assoluta. Basti pensare che la magistrata della Corte dei Conti che vigila sull’Ente collaborò alla stesura della delibera, come emerge dagli stessi verbali dei cda. I revisori non ebbero nulla da dire. Prima di procedere chiedemmo, anche su suggerimento del magistrato della corte, un apposito parere legale “pro veritate” proprio per evitare di compiere atti illegittimi.

 E l’indagine sulla Corte dei Conti sui dati del 2019?
Non mi risulta nessuna indagine o inchiesta della Corte dei Conti. Ci sono stati dei rilievi su cui c’è stata una risposta puntuale degli Uffici. Quale Ente pubblico non riceve nemmeno un rilievo? Ma all’Indire non c’è stato alcun seguito rispetto a quella relazione dopo le risposte fornite. Vorrei anche sottolineare come INDIRE in questi anni è stato oggetto di verifiche sull’utilizzo dei fondi europei anche dalla Corte dei Conti Europea con esiti sempre positivi.

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“Indire richiede un impegno pieno”

 Va bene tutto ma all’Indire si registra un clima di tensione.
Come ho detto al Ministro ed anche alla nuova presidente, peraltro l’unica volta che ci siamo sentiti per telefono, che INDIRE è un Istituto grande che ha quattro sedi e centinaia di persone: richiede un impegno a tempo pieno. Solo in questo modo, a mio parere, si può guidare un Istituto di ricerca nazionale che ha numerose collaborazioni e presenze internazionali. Non intendo entrare nel merito di altre questioni interne che non conosco.

 Come si spiega la situazione dell’istituto?
Non vorrei ci fosse un disegno per azzoppare l’Indire. Con la scusa di questioni infondate qualcuno potrebbe voler far passare l’idea che l’Ente è inaffidabile. Con il PNRR ci sono molte risorse sulla formazione e su altre azioni e attività in ambito educativo e della ricerca. Sono settori in cui Indire da anni opera per conto del Ministero garantendo risultati e risparmi. Non mi stupirebbe se qualcuno volesse dirottare queste risorse sui grandi player privati della consulenza. E per procedere in tal senso si deve prima levare di mezzo l’Indire.

 Cosa risponde ai sindacati che lamentano ritardi sulle stabilizzazioni?
All’Indire i dipendenti stabilizzati sono la maggior parte. Non ricordo nemmeno un lavoratore lasciato a casa. In dieci anni si è passati da zero a 270 assunti a tempo indeterminato, più altri 120 a tempo determinato che sono impegnati su progetti che hanno una scadenza. Si potevano raggiungere questi risultati con un istituto e un cda nemico dei lavoratori?

 E come si sconfigge il precariato?
Se all’Indire viene assegnato un progetto che ha una durata, necessariamente l’Istituto deve reclutare risorse – dipendenti o professionisti – con contratti a tempo che sono commisurati alla durata del progetto. L’alternativa è rinunciare ai progetti in affidamento e alla creazione di opportunità di lavoro. Ricordo che il FOE assegna all’Istituto risorse insufficienti per assumere tutti a tempo indeterminato. Ma grazie agli ottimi risultati gestionali di questo ultimo decennio si è potuto allargare la pianta organica assumendo molte persone in più. Comprendo che i sindacati richiedano di assumere quante più persone e il prima possibile ma va sottolineato che nessun Ente pubblico di ricerca negli ultimi dieci anni ha superato le percentuali di assunzioni dell’Indire.

 Come si esce dall’impasse in cui sembra precipitato l’Istituto?
Il Ministro ha gli strumenti e le capacità per intervenire.

 Qual è il suo stato d’animo?
Sono preoccupato e amareggiato. Ho lasciato un Istituto che ha fatto un percorso di crescita notevole, sul piano del personale, dei risultati della ricerca, dell’ottenimento di progetti in affidamento. Si pensi alle piattaforme GPU e Gies con cui abbiamo garantito il funzionamento del Pon e di tutta l’edilizia scolastica. Si pensi ancora al Movimento delle Avanguardie educative che ha impresso una accelerazione all’innovazione didattica nel nostro Paese o ancora alle performance gestionali raggiunte sul programma Erasmus+. Abbiamo saputo portare avanti un Istituto con una doppia trazione, sia scientifica sia gestionale a servizio del Ministero e del sistema educativo italiano. Tutto questo non può essere dimenticato e mortificato. Vorrei anche aggiungere sulla questione della valutazione della qualità che l’Agenzia Erasmus è certificata ISO e che abbiamo un organo indipendente di valutazione sulle performance anche del Direttore Generale. Quindi massima attenzione alla valutazione. Ma non basta: seguendo quanto previsto dalla Statuto Europeo dei Ricercatori, è stata fatta, da un gruppo di esperti esterni, una valutazione qualitativa della ricerca e di tutte le attività promosse da INDIRE. Mi risulta che, anche in questo caso, siamo stati l’unico ente di ricerca ad intraprendere questa iniziativa.

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