Il Papa davanti ai danni della pandemia: “Solo così si avrà la pace sociale”

Il messaggio del Pontefice che ci va giù duro nei confronti dell’attuale crisi internazionale, dovuta da molteplici fattori che Bergoglio ha passato in rassegna uno ad uno. 

papa angelus
Papa Francesco durante l’Angelus (Ansa)

Come ogni anno, il Papa ha reso pubblico con alcuni giorni di anticipo il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che cade il 1° gennaio e che quest’anno corrisponde alla 55.ma dalla sua istituzione, per mano di Paolo VI nel lontano 1967, a due anni dal termine del Concilio Vaticano II.

La denuncia di Francesco in tempo di pandemia

La denuncia di Francesco è radicale e tocca numerosi dei tasti dolenti che oggi le società di tutti i Paesi sono chiamati ad affrontare. Al primo posto, la pandemia e la sua “morsa” che sembra non volersi allentare, ma anche il perdurare di guerre e conflitti, spalleggiate dalla produzione crescente di armi, più che durante la “guerra fredda”, ha commentato.

I danni creati dal Covid al mondo del lavoro, per il Papa, sono chiari. “Milioni di attività economiche e produttive fallite, lavoratori precari sono sempre più vulnerabili, coloro che svolgono servizi essenziali nascosti alla coscienza pubblica e politica“. Non meno buio sembra prospettarsi il futuro, se si continua in questa direzione.

“L’istruzione a distanza ha in molti casi generato una regressione nell’apprendimento e nei percorsi scolastici”, mentre “i giovani che si affacciano al mercato professionale e gli adulti caduti nella disoccupazione affrontano oggi prospettive drammatiche“, è il grido del Papa. Tutto ciò porta alla necessità di promuovere un “patto educativo globale per e con i giovani”, e del bisogno di rimettere al centro della questione sociale il tema del lavoro. Nello specifico, di un lavoro “decente e dignitoso”.

Lo sguardo di Bergoglio sull’attualità

Lo sguardo del messaggio è strettamente rivolto all’attualità, teso a toccare le ferite di questo anno che è iniziato in maniera difficile e si appresta a finire nello stesso identico modo, tra contagi in crescita e nuovi lockdown che si prospettano all’orizzonte.

Per il Papa, quello che la Chiesa, dalla Populorum Progressio in poi, ha rinominato “sviluppo integrale”, che non guarda cioè soltanto alla crescita di un singolo aspetto della società – come può essere l’economia o il mero coefficiente del Pil – ma allarga lo sguardo verso l’umanità nella sua interezza, “rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e, dunque, della famiglia umana, che è ormai del tutto interconnessa”.

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Insomma, se la pace per i cattolici è un dono, per Francesco in modo particolare è anche conseguenza di “un impegno condiviso”, di un patto sociale tra uomini e donne, tra istituzioni e cittadini, tra generazioni. Una “architettura” e un “artigianato”, ha spiegato, una responsabilità “che coinvolge ognuno in prima persona”.

La pace di cui parla il Papa passa per tre vie specifiche

La pace di cui parla il Pontefice è però anche una strada che i governi sono chiamati a intraprendere, ad esempio con la scelta di destinare o meno voci di bilancio alla produzione di armi, che invece per Bergoglio “sembrano destinate a crescere in modo esorbitante”. In questo caso, l’appello accorato è quello di dare adito a “politiche economiche che prevedano un’inversione del rapporto tra gli investimenti pubblici nell’educazione e i fondi destinati agli armamenti”.

Per cui sono tre le vie da percorrere che ha indicato: quella del dialogo tra generazioni, che troppo spesso fa fatica a prendere vita. Quello dell’attenzione all’educazione, un tema che specialmente in Italia fatica a fare breccia, specie in un momento di ritorno alla Dad e di investimenti carenti, anche alla luce del Pnrr. Infine, rimettere al centro il lavoro, l’unico che può portare, per Bergoglio, a ritrovare una “fiducia reciproca”. Ma anche a fare esprimere “il meglio delle persone”.

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Un rumore, quello delle guerre ma anche e soprattutto dei danni creati dalla pandemia, e nello specifico all’interno del mondo del lavoro, che ha definito nientemeno che “assordante”. La pandemia, ha detto il Papa, ha causato fin “troppi problemi”, e nonostante ciò “alcuni provano a fuggire dalla realtà rifugiandosi in mondi privati”. Altri, invece, “la affrontano con violenza distruttiva”.

fedeli piazza san pietro
Fedeli in piazza San Pietro (Ansa)

Molti si staranno forse interrogando sulla parole della guida dei cattolici nel mondo, e altrettanti probabilmente storceranno il naso, chiamati in causa dal suo richiamo alla responsabilità nel nuovo anno che sorge. L’unico modo per portare la pace, come scrive il Vangelo di Matteo, è passare per la spada: è forse così che la pensa Bergoglio.