L’inchiesta colpisce Renzi: accordi per gestire le scalette in tv

Pesante inchiesta su Matteo Renzi, che avrebbe messo nel mirino alcune grosse emittenti per gestire i contenuti dei programmi in tv.

Matteo Renzi
Matteo Renzi (screenshot video YouTube)

Alla base di tutto c’è una mail. Dentro c’è un piano chiaro, ben delineato, che è finito nel mirino della Procura di Firenze. Quel messaggio arriva dritto nella casella di Carrai, ed è stato svelato da Il fatto quotidiano. Secondo la ricostruzione, il leader di Italia Viva avrebbe elaborato un piano mirato a gestire i contenuti tv, per indirizzare in qualche modo le elezioni del 2018. Quella mail è finita negli atti dell’inchiesta Open della Procura di Firenze, e i contenuti sono stati svelati.

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In sostanza Matteo Renzi avrebbe elaborato un piano per gestire i contenuti di alcuni format televisivi, e pare anche di alcuni giornali. Il Fatto quotidiano ha svelato i nomi di direttori, i contenuti, la strategia per essere presente nei migliori programmi e in qualche modo. Un tentativo di gestire i rapporti politici con i media, che si arricchisce di indicazioni specifiche.

Renzi e le scalette tv: “Fatti dare i contenuti”

Matteo Renzi
Matteo Renzi (screenshot video YouTube)

La mail di Renzi a Carrai finisce quindi nelle carte dell’inchiesta. C’era un piano per gestire i media durante le elezioni del 2018, alle quali l’attuale leader di Italia Viva partecipava da segretario del Pd. “Dobbiamo pretendere una figura dedicata di raccordo fra noi e Adnrea Salerno (direttore La7), conoscere le scalette. Dobbiamo capire i format dei nostri avversari ed essere pronti sempre. Pretendere di indirizzare alcuni contenuti”.

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Non solo pressione su La7. Il Fatto quotidiano racconta anche i tentativi di verificare i contenuti di Rai e Mediaset, in modo da essere presenti sempre nei palinsesti e di smontare eventuali polemiche. Il quotidiano però oggi rincara la dose. “Renzi usava gli stessi trucchi che diceva di combattere”, si legge. E sono evidenziati alcuni passaggi relativi del 2016 in cui l’ex Pd provava a fare il punto sui social network per veicolare messaggi prima del referendum. Ora sarà l’inchiesta a fare luce su tutti i passaggi svelati oggi.