“Non mi ricordo l’ultimo saluto, non lo ricordo più”. Marco Poggi era in vacanza in montagna con i genitori il giorno in cui sua sorella Chiara venne uccisa.
Quasi diciannove anni dopo il delitto, avvenuto il 13 agosto 2007 in quell’abitazione in via Pascoli a Garlasco dove la famiglia vive tuttora, il fratello della vittima ha parlato per la prima volta, intervistato dalla giornalista Alessandra Viero a Quarto Grado, la trasmissione di Rete 4 condotta da Gianluigi Nuzzi.
La decisione di mostrarsi davanti alle telecamere è maturata a seguito delle nuove indagini sul delitto di sua sorella. Da oltre un anno, infatti, sotto i riflettori c’è Andrea Sempio, amico di Marco, oggi accusato dalla Procura della Repubblica di Pavia di aver ucciso Chiara Poggi. I pm stanno riscrivendo completamente la storia del delitto di Garlasco, dopo che nel 2015 è stato condannato a sedici anni di carcere in via definitiva Alberto Stasi, allora fidanzato di Chiara.
Per la Procura Andrea avrebbe tentato un approccio sessuale con Chiara e l’avrebbe uccisa a seguito di un rifiuto. Una tesi che i Poggi sin dal primo momento rifiutano. Di mezzo ci sarebbero alcuni video intimi di Chiara e Alberto, conservati in una cartella del pc di casa che Sempio avrebbe visto. Dopo la chiusura delle indagini, ora bisogna decidere se rinviare Andrea a giudizio, mentre i legali di Stasi sono al lavoro per una richiesta di revisione processuale.
“Mi son sempre creato una bolla. – ha detto Marco Poggi – Si è detto di tutto in quest’anno. Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara. Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà via. Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l’illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque”.
Il fratello della vittima, oggi 38enne, ha commentato le ipotesi fantasiose secondo cui potrebbe essere coinvolto nell’omicidio. In realtà, Marco non è mai stato indagato. È stato sentito più volte dalla Procura, l’ultima volta volta poco prima della chiusura delle nuove indagini. Inquirenti ed investigatori hanno definito i suoi atteggiamenti come quasi ostili, quasi a voler prendere una difesa d’ufficio dell’amico Sempio.
“Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche tutte le altre. – ha continuato Marco – Mi hanno fatto prima la domanda sulle stanze e poi mi hanno mostrato questa ormai famosa impronta 33. Me l’hanno fatta vedere che era rossa e ricordo di essere uscito pensando fosse sangue.
Ovviamente è stato un po’ uno shock per come me l’hanno presentato e per il fatto che la reputavano di Andrea Sempio. Non ho più capito se mi avevano detto che era sangue o no. L’ho elaborato meglio dopo, quando sono tornato a casa. A caldo, la risposta che avevo dato è che mi sembra impossibile che sia stato lui. È ovvio che un’impronta insanguinata diventa difficile da spiegare”.