“Non fu curato”: appello della famiglia dopo la morte di un giovane in cella

Il giovane morì dopo aver perso 25 chili e la famiglia chiede giustizia: “Non fu curato”. La palla passa ai giudici che dovranno decidere.

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La famiglia di Antonio Raddi chiede giustizia

Antonio Raddi morì in carcere alle Vallette a soli 28 anni. Gli addetti credevano che fingesse quando rispondeva di non aver fame e di non avere la forza di nutrirsi con i pasti che gli venivano portati in cella. Morì alcuni mesi dopo, a causa di una infezione polmonare e dopo un dimagrimento di circa 25 chili. Sulla storia che arriva da Torino sta lavorando il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo. In prima battuta ha reputato superficiale la perizia medico legale effettuata sul 28enne, chiedendo quindi un parere specialistico per reperire nuove informazioni sulle quali basarsi. 

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Restano quindi 4 gli indagati per la vicenda, ma non ci sarebbero al momento indicazioni sufficienti ad attestare una effettiva responsabilità da parte degli operatori sanitari del carcere. I dubbi però permangono, anche alla luce delle tesi portate avanti dagli esperti e delle parole dei familiari di Antonio Raddi, che chiedono di approfondire quanto accaduto.

Antonio Raddi, morto in cella a Torino, la famiglia chiede giustizia: “Non fu curato”

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La famiglia di Antonio Raddi chiede giustrizia (Getty Images)

Gli avvocati della famiglia, Massimo Pastore e Gianluca Vitale, hanno deciso di andare avanti nella battaglia della famiglia di Antonio. Ribadiscono con fermezza che non sarebbe stata la scelta di non nutrirsi ad uccidere Antonio Raddi. Si basano anche sul parere degli esperti, chiari nell’asserire che il dimagrimento avrebbe dovuto essere “contrastato diversamente, anche con l’ausilio di approfondimenti clinico-specialistici e di laboratorio”.

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Secondo i legali non fu quindi la fame ma il deperimento ad abbassare le difese immunitarie causando quindi l’insorgenza della polmonite fatale. Le testimonianze in carcere però sono discordanti. La psicologa riporta le parole di Raddi. Rifiutava il cibo dichiarando che il solo vedere gli alimenti gli causava conati di vomito. Altre persone invece dicono che l’uomo abbia tentato di dimagrire in maniera repentina per uscire dalla galera, ma tali tesi non troverebbero conferme. Resta quindi l’appello della famiglia che tramite i legali chiede giustizia. “Lui chiedeva di essere aiutato”, sono le parole riportate dai legali. La magistratura dovrà quindi vagliare la richieste dei genitori di Antonio Raddi di non archiviare il fascicolo sulla sua morte.