Myanmar: terribile strage di cristiani nella vigilia di Natale

La terribile esecuzione di 38 cristiani in Myanmar proprio nel giorno della vigilia di Natale. Il dramma è sempre più profondo nel Paese preda di una feroce dittatura dal colpo di Stato dello scorso febbraio.

Le foto dell’auto carbonizzate – photo web source

L’orrore è divampato nella vigilia di Natale in Myanmar, dove fonti locali hanno riferito del terribile massacro operato dalle truppe governative ai danni di decine di cristiani. I militari avrebbero avrebbero raccolto alcuni abitanti del villaggio di Mo So, tra cui donne e bambini, uccidendone a colpi di arma da fuoco più di trenta. Dopodiché, i corpi sono stati bruciati.

Il terribile massacro nel giorno di Natale

Il villaggio a maggioranza cristiana, e nello specifico cattolica, è situato nell’est del Paese, fuori la township di Hpruso, luogo in cui i rifugiati trovano riparo dalle offensive dell’esercito, e per questo sotto stretto attacco. Sono state anche diffuse alcune foto del presunto massacro, in cui si vedono i corpi delle persone carbonizzate e ammassate all’interno di tre veicoli.

Le immagini sono state poi diffuse sui social network, scatenando un’ondata di indignazione e proteste, compreso quella della comunità internazionale. Come ad esempio da parte del sottosegretario dell’Onu per gli Aiuti umanitari, Martin Griffith, che si è detto “inorridito” dalla vicenda, che condannato insieme a “tutti gli attacchi contro civili nel Paese, che sono proibiti in base al diritto umanitario internazionale”.

L’agenzia Ap riporta il racconto di un abitante del villaggio che dettaglia la terribile uccisione dei cristiani che si stavano dirigevano verso i campi dei rifugiati dopo essere scappati dai combattimenti fra gruppi di resistenza armata e l’esercito birmano. Il giorno seguente, a Natale, sono stati poi rinvenuti i resti carbonizzati di sette veicoli nella cittadina di Hpruso.

La dittatura militare prosegue da oltre un anno

Tra questi c’erano anche quelli di due operatori birmani di Save the Children che stavano tornando a casa. Per le milizie dei ribelli Karenni, le vittime erano civili che cercavano di mettersi in salvo. L’esercito birmano ha invece parlato di uno scontro con veicoli che si sarebbero fermati a un posto di blocco e che avrebbero cominciato a sparare contro soldati. La notizia è stata riportata dai media statali birmani come dell’uccisioni di un imprecisato di “terroristi armati”.

Il racconto dei testimoni è molto lontano dalla versione governativa. “Quando siamo andati a controllare la zona questa mattina, abbiamo trovato corpi bruciati in due camion”, hanno spiegato i primi ad avere identificato i teschi umani, insieme agli altri corpi carbonizzati nel camion.

“Due membri del nostro staff, che stavano tornando a casa per le vacanze dopo aver svolto un lavoro di risposta umanitaria in una comunità vicina sono rimasti coinvolti nell’incidente e risultano dispersi”, è quanto si legge invece nel comunicato pubblicato da Save The Children. L’associazione ha spiegato che al momento è arrivata la “conferma che il loro veicolo privato è stato attaccato e bruciato”. La paura è che i loro resti possano essere quelli presenti tra i corpi irriconoscibili a causa delle fiamme.

Il Paese è infatti sotto feroce dittatura da quasi un anno, precisamente dal giorno in cui i Militari hanno messo in atto un colpo di Stato per rovesciare il governo di Aung San Suu Kyi, il 1° febbraio scorso. La Suu Kyi aveva vinto l’elezione democratica in maniera schiacciante, dopodiché è stata arrestata durante il golpe e condannata a una pena detentiva.

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Nella settimana di Natale le violenze sono aumentate ovunque, causando anche un esito di massa al confine con la Thailandia, dove da settimane lo stato dei Karen sta ricevendo un bombardamento a tappeto. La Bbc ha riportato attraverso testimonianza come le violenze dei militari siano quasi sempre accompagnate da sevizie e torture contro i prigionieri.

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Il generale Min Aung Hlaing, messo a capo della dittatura militare birmana – photo web source

La condanna della strage di Natale da parte della comunità internazionale, ad eccezione di Cina e Russia, sta portando a un maggiore isolamento del Paese e a un incremento delle sanzioni occidentali.