Lei lavorava mentre lui si laureava: ex marito deve pagare il mantenimento

Una sentenza che sta facendo discutere. Per la Cassazione gli sforzi dell’ex moglie (che ha permesso al compagno di laurearsi) vanno premiati

Una sentenza della Cassazione fa discutere

Ha rinunciato a migliori opportunità lavorative per permettere al marito di laurearsi e diventare uno stimato professionista, occupandosi contemporaneamente dei figli. Oggi, a distanza di tanti anni, una donna si vede riconosciuto un conguaglio economico per aver permesso all’uomo di far carriera. La vicenda è accaduta a Modena. La donna e il marito si sono lasciati più di quarant’anni fa, ma solo da tre anni hanno divorziato ufficialmente. Oggi l’ex moglie ha ottenuto il riconoscimento dei suoi sforzi.

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La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di una modenese a ricevere un assegno di mantenimento dall’ex coniuge, del valore di 250 euro, come ricompensa degli sforzi fatti per la famiglia. Infatti, la donna, una ex operaia, all’epoca della sua relazione coniugale, ha rinunciato a migliori opportunità lavorative per permettere al marito di studiare. La sentenza della Suprema Corte,  riconosce gli sforzi della donna nel portare avanti la famiglia, consentendo contemporaneamente al marito di laurearsi e costruire un solido futuro economico. L’uomo oggi è infatti un professionista affermato: un ingegnere molto famoso e ben retribuito e  deve questo, come descritto nella nota della Cassazione, agli sforzi della moglie che adesso riceverà un assegno di mantenimento. I due infatti si sono sposati nel 1979 e si sono separati consensualmente due anni dopo: nei quarant’anni successivi, la donna ha continuato a gestire obblighi e spese familiari senza ricevere nessuno aiuto economico dal marito che, nel frattempo, ha fatto carriera nella sua professione.

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Tre anni fa, dopo la richiesta di divorzio presso il Tribunale di Modena, lei ha chiesto l’assegno divorzile che le è stato accordato dai giudici, in base a un’altra sentenza delle Sezioni Unite. L’ex marito è quindi ricorso in Cassazione per opporsi a questa decisione poiché la donna, economicamente indipendente, non aveva bisogno di quel denaro. La Cassazione, però, ha riconosciuto alla modenese i sacrifici e le rinunce fatte per la famiglia e ha costretto il marito, quindi, a corrisponderle l’assegno.